La grave encefalite provocata dal virus West Nile, associata a un’endocardite già in trattamento, avrebbe determinato la morte di una donna di 73 anni residente a Qualiano. La paziente era stata trasferita dall’ospedale di Frattamaggiore al Cotugno di Napoli in condizioni estremamente critiche ed era arrivata già intubata.
Il decesso si inserisce nel quadro della circolazione del virus del Nilo occidentale che sta caratterizzando anche questa stagione estiva. Nel caso della settantenne, però, non sarebbe stata soltanto l’infezione neuroinvasiva a compromettere il quadro clinico: gli accertamenti avevano evidenziato anche un’endocardite.
Gli esami eseguiti dai sanitari del Cotugno avevano infatti rilevato un’endocardite, una grave infezione del rivestimento interno del cuore e, soprattutto, delle valvole cardiache.
La donna era stata sottoposta alle terapie necessarie, ma le sue condizioni apparivano già particolarmente compromesse. Secondo la valutazione clinica, la grave encefalite e le complicanze dell’endocardite avrebbero agito insieme, determinando il progressivo peggioramento e infine il decesso. Le due patologie devono quindi essere considerate concause della morte, in un organismo che non sarebbe riuscito a superare contemporaneamente l’aggressione neurologica e quella cardiaca e infettiva.
Quando la West Nile raggiunge il cervello
Nella maggior parte delle persone l’infezione da West Nile non provoca sintomi. In una parte dei contagiati può manifestarsi con febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza e, talvolta, eruzioni cutanee. In una quota molto più ridotta, soprattutto tra anziani e persone affette da altre patologie, il virus può superare le difese dell’organismo e colpire il sistema nervoso centrale.
Si sviluppano così le forme neuroinvasive: meningite, encefalite o paralisi flaccida. L’encefalite può provocare alterazioni dello stato di coscienza, disorientamento, convulsioni, debolezza muscolare, difficoltà respiratoria e coma. Sono proprio l’età avanzata e la presenza di malattie concomitanti a rendere più elevato il rischio di un’evoluzione grave.
Nel caso della donna di Qualiano, l’endocardite avrebbe ulteriormente ridotto la capacità dell’organismo di reagire. Questa infezione può danneggiare le valvole, causare insufficienza cardiaca, liberare emboli nel circolo sanguigno e favorire sepsi e insufficienza multiorgano. La sovrapposizione con una grave encefalite ha quindi delineato un quadro clinico estremamente complesso.
In Italia 312 casi e 13 decessi
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità, aggiornato al 19 agosto 2026, dall’inizio della sorveglianza sono stati confermati in Italia 312 casi umani di infezione da West Nile. Di questi, 156 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva, 115 come febbre e 40 sono stati individuati in donatori di sangue privi di sintomi.
I decessi notificati sono 13, compreso quello relativo a un’infezione importata. La letalità calcolata sulle forme neuroinvasive confermate è del 7,7%, inferiore al 13,9% registrato nello stesso periodo del 2025. Il numero complessivo dei casi risulta finora inferiore rispetto alla passata stagione, ma la diffusione geografica resta ampia: la circolazione del virus è stata dimostrata in 60 province appartenenti a 16 regioni. Rapporto ISS del 20 agosto 2026.
Campania, 22 infezioni confermate
In Campania, alla data del 19 agosto, risultavano 22 infezioni confermate. 13 erano riferite alla provincia di Caserta, 8 a quella di Napoli e 1 alla provincia di Salerno. 14 pazienti avevano sviluppato una forma neuroinvasiva: 7 nel Casertano e 7 nel Napoletano. 6 casi si erano manifestati con febbre, mentre 2 positività erano state individuate tra donatori di sangue asintomatici.
I numeri mostrano che la Campania è pienamente coinvolta nella circolazione stagionale del virus, con una particolare concentrazione delle forme più gravi nelle province di Napoli e Caserta. Il quadro nazionale resta sotto stretta sorveglianza anche perché, in una sola settimana, i casi confermati sono passati da 226 a 312.
Il virus West Nile non si trasmette normalmente da persona a persona. Il ciclo naturale coinvolge gli uccelli selvatici e le zanzare del genere Culex, che possono trasmettere l’infezione all’uomo e ai cavalli. Non esistono attualmente un vaccino per uso umano o una terapia antivirale specifica: nelle forme più gravi il trattamento è di supporto e può richiedere il ricovero in terapia intensiva, la ventilazione meccanica e il controllo delle complicanze neurologiche e sistemiche.
La morte della settantatreenne trasferita al Cotugno richiama dunque l’attenzione non soltanto sulla West Nile, ma anche sul peso delle patologie concomitanti. Nei pazienti anziani un’encefalite neuroinvasiva può diventare ancora più pericolosa quando si sovrappone a un’infezione cardiaca severa come l’endocardite. In questo caso sarebbero state proprio le due condizioni, agendo insieme, a rendere irreversibile il quadro clinico.