di
Tommaso Labate

Schlein? «Fa benissimo a continuare ad andare al Gay pride, perché è sacrosanto e importantissimo. Ma tra la declinazione al femminile dei pronomi e i salari, dovrebbe interessarsi di più ai secondi»

«La presa di posizione di Conte contro il woke è una barzelletta. Che però non fa ridere, visto che si tratta di una vicenda tragica che ha riportato la censura e l’oscurantismo in quasi tutto l’Occidente», dice Pierluigi Battista, già vicedirettore del Corriere della Sera e oggi contributor de Il Foglio, tra i commentatori di estrazione liberale uno dei più feroci contro la cultura woke.

Scusi, Battista, ma non dovrebbe essere contento?
«Macché. Conte ci racconta la sua barzelletta contro il woke, che in realtà è soltanto un modo per mettere in difficoltà il Pd e guadagnare terreno nella sfida per la leadership del campo largo».



















































Secondo lei, Conte non è sincero?
«Se fosse sincero, allora dovrebbe fare alcune cose concrete. Per esempio, chiedere scusa all’ex assessore alla Cultura del comune di Livorno, Simone Lenzi del Pd, sollevato dal suo incarico per aver ironizzato sulla statua di una donna col pene esposta alla Biennale di Venezia con la scritta “woman”; o mandare un messaggio di solidarietà tardiva alla filosofa di sinistra Adriana Cavarero, a cui a Bologna è stato impedito, da parte di un collettivo femminista, di presentare il suo libro Donna si nasce (e qualche volta si diventa)».

Ci spiega come il Conte anti-woke secondo lei metterebbe in difficoltà il Pd?
«Perché il Pd è il partito che, rimasto orfano della classe operaia, ha riempito una scatola diventata vuota all’improvviso di questa roba woke arrivata da fuori. Compresi i suoi aspetti più ridicoli, tipo che non si dice mamma o papà ma genitore uno e due, le cariche declinate al femminile, lo schwa…».

Forse saranno ridicoli per lei. Per qualcuno queste cose…
«Ma facciamola finita: pure per Marx sarebbero state ridicole! E lo sono anche per quei pochi operai rimasti, che infatti finiscono da anni per votare soprattutto a destra. Resta il fatto che Conte, mentre il Pd riempiva le sue idee di cultura woke, era l’uomo che faceva i decreti sicurezza con Matteo Salvini; e il partito che oggi guida, il Movimento Cinquestelle, è stato fondato da uno (Beppe Grillo, ndr) che dava della “vecchia p…” a Rita Levi Montalcini. Altro che woke».

Che cosa dovrebbe fare Elly Schlein secondo lei?
«Fa benissimo a continuare ad andare al Gay pride, perché è sacrosanto e importantissimo. Ma tra la declinazione al femminile dei pronomi e i salari, dovrebbe interessarsi di più ai secondi. “Meno pronomi, più salari”, guardi, le ho trovato anche lo slogan. E qualche partecipazione in più alla manifestazioni di Confagricoltura, Coldiretti, Confesercenti, Uil, Cisl, tutti posti frequentati guarda caso da Giorgia Meloni, dove si pensa più ai bisogni delle classi deboli che non alla declinazione al femminile di “avvocato” o “presidente”».

Quest’ultima è una questione secondaria, per lei?
«Rispetto al resto, sì, lo è».

Il woke è morto?
«Il woke ha provocato negli Stati Uniti e in Inghilterra danni in certi casi irreparabili. Alcuni classici sono stati eliminati dai programmi universitari e molti docenti sono stati allontanati dalle loro cattedre per non essersi adeguati. Per non parlare delle cose comiche dal risvolto tragico, come la scelta di rifare Biancaneve e i sette nani lasciando che le parti dei nani venissero affidate all’intelligenza artificiale per non urtare la suscettibilità degli attori diversamente alti, come li chiamerebbero loro; col risultato che il sindacato degli attori nani si è ribellato, come a dire “con la scusa di salvarci la reputazione ci state levando il lavoro”. Questo è il clima che si è respirato negli ultimi anni».

Non sarà un po’ troppo tranchant?
«Faccia lei. Intanto Trump sentitamente ha ringraziato la cultura woke, che l’ha aiutato nella sua rielezione; e la sinistra ha finito per regalare la bandiera della libertà di espressione alla peggiore destra occidentale dal Secondo Dopoguerra. Non mi sembrano effetti collaterali di poco conto. Non a caso, proprio per paura che il trumpismo continui a dilagare e Trump a rivincere ancora, la deputata socialista Alexandria Ocasio-Cortez ha fatto quel passo indietro poi rilanciato in Italia da Conte».

Molti intellettuali di pregio, tra cui Chiara Valerio su Repubblica, hanno messo nero su bianco quella che per molti è stata una retromarcia dal woke. Poco sinceri anche loro?
«Chiara Valerio è una grande intellettuale e anche una persona che stimo. Ma non puoi salvare capra e cavoli come prova a fare lei; se vuoi fare una battaglia contro l’autoritarismo, non puoi ignorare oggi che gli impulsi alla censura arrivano proprio da chi ha alimentato la cultura woke. J.K. Rowling, la mamma di Harry Potter, s’è vista pubblicato in rete l’indirizzo di casa sua da un gruppo di attivisti trans che volevano “corcarla” di botte per le sue posizioni sul sesso biologico… Aspetti un secondo però che ho un dubbio?».

Quale?
«Posso dire “mamma di Harry Potter” o urto la sensibilità di qualcuno che vorrà “corcarmi” di botte?».


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25 agosto 2026 ( modifica il 25 agosto 2026 | 23:08)