Durante la lunga convalescenza, in quella che è la Casa Blu, il Museo Frida Kahlo di Città del Messico, fa installare uno specchio sul letto, in cui deve passare le sue giornate, e inizia a dipingere.
Pensa a Diego, certo. Lo aveva incontrato e osservato di nascosto quando aveva quindici anni. Lui, già famoso e chiacchierato per il suo rapporto con le donne e per il suo impegno politico, vicino al Partito Comunista, stava dipingendo uno dei suoi murales, la produzione che lo avrebbe portato pure a lavorare per i capitalisti americani.
Nel 1928, grazie a Tina Modotti, Frida viene introdotta nel circolo artistico e politico del Partito Comunista. Durante una delle loro, movimentate, serate, l’artista rivede l’altro artista. La leggenda vuole che lei recuperi e conservi una giacca di lui e gliela riporti, successivamente, insieme ai suoi dipinti, per mostrarglieli, con il coraggio che dovremmo avere sempre, trattando la star (Rivera) senza alcun timore reverenziale.
Tutto bene, no? Finora.
Il banchetto di nozze si tiene nell’agosto del 1929 sulla terrazza di Modotti. La coppia Kahlo Rivera fa scalpore, nel mondo, ed è richiesta sia alle manifestazioni per i lavoratori sia alle cene mondane.
Diventano una coppia molto richiesta. Diego è sempre circondato da altre donne, a cui permette d’inserirsi nel loro equilibrio di marito e moglie. Frida, da un certo punto in poi, ricambia i tradimenti, con donne e uomini. Le vengono attribuite relazioni con il rivoluzionario russo, in esilio in Messico, Lev Trockij, con il fotografo di origine ungherese Nickolas Muray e anche con Tina Modotti.
Ma soffre, questa artista geniale, che resterà per sempre. Sta male perché il suo corpo è fragile – la colomba -, perché non sa mai se suo marito sarebbe rientrato a dormire nella loro casa o nella loro stanza d’albergo del momento e sottovaluta il suo talento. Viene percepita, dall’alta società che li adotta e li foraggia, come l’accessorio del divo (cosa assolutamente falsa, frutto di un pregiudizio sessista).
Lo stesso Diego, come immagina Claire Berest, afferma di averla sposata perché è una pittrice più brava di lui. L’uomo apprezza anche la grinta, per usare un eufemismo, che sua moglie tira fuori quando si arrabbia. Chiamiamola passione.
Lei, però, non regge il periodo negli Stati Uniti. Passa le notti ad aspettare suo marito, in compagnia di un’assistente di lui. Non sopporta nessuno. Dà spettacolo nelle serate eleganti, costruendo quella che oggi sappiamo essere una precisa identità visiva, continuamente riproposta dalla moda, dalla società, dal costume.