di
Antonella Baccaro

L’offerta della Rai a Ranucci. Se venisse respinta, si aprirebbe una seconda fase, in cui verrebbero prospettate tre possibilità, tra cui non possono essere esclusi ruoli da inviato o corrispondente o una direzione nella Corporate. In extrema ratio, il conduttore potrebbe anche essere alle dirette dipendenze dell’ad (ma i rapporti tra lui e Giampaolo Rossi non sono ottimi)

ROMA – Il piano inclinato, messo a punto dalla Rai nel procedimento che vede al centro la permanenza di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report, è giunto al punto di non ritorno. Dopo l’apertura dell’indagine del Comitato etico interno, e soprattutto dopo che per settimane l’idea di un avvicendamento del giornalista è passata dall’essere una notizia clamorosa a diventare una possibilità, ieri l’incontro dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi con il rappresentante del Legale, Francesco Spadafora, e del Personale, Felice Ventura, ha in sostanza decretato la fine dell’esperienza di conduzione e avviato l’iter per individuare un incarico alternativo da offrire al giornalista. E se la decisione non è stata ancora annunciata, è solo perché l’azienda, che si è mossa come in una partita a scacchi, vuole essere inattaccabile. 

La comunicazione sarà probabilmente data in settimana e comunque prima che dalla Procura sortiscano ulteriori novità: anche in questo c’è molta strategia. A Ranucci verrà offerta una collocazione a parità di stipendio. Potrà mantenere la vicedirezione che oggi è ad personam, oppure perderla, restando caporedattore. Oppure potrà trasformare la sua vicedirezione in una qualifica operativa, qualora il direttore di testata che andrà a affiancare lo accetterà. L’indicazione è che Ranucci venga inserito in una testata giornalistica (niente direzione della Scuola di giornalismo di Perugia): si è fatta l’ipotesi del Tg3 o di RaiNews, dove ha già lavorato, e dove potrebbe assumere una delega specifica. Questa per lo meno è l’offerta secca che dovrebbe fare la Rai. 



















































Se venisse respinta, si aprirebbe una seconda fase, in cui verrebbero prospettate tre possibilità, tra cui non possono essere esclusi ruoli da inviato o corrispondente o una direzione nella Corporate. E infine, in extrema ratio, il conduttore potrebbe anche essere alle dirette dipendenze dell’ad, questo sì clamoroso, visto i non ottimi rapporti tra Rossi e Ranucci. 

Quanto a chi prenderà il posto del conduttore, non è detto che la decisione arrivi nell’immediato. La squadra di Report , che tornerà in video l’8 novembre, andrà sentita dal direttore Paolo Corsini. Prevale l’idea di procedere senza strappi. Di qui le ipotesi di nessuna conduzione o di una conduzione a rotazione o comunque plurima, più che di un innesto. 

Amara la reazione di Ranucci: «In queste ore e in questi giorni — scrive su Facebook, prima del suo spettacolo a Cerveteri — i vertici Rai sono al lavoro per il mio allontanamento da Report». Entra nel merito invece l’avvocato Roberto De Vita: «Quando il colpevole prescinde dalla colpa, la verità ha già ceduto il posto alla persecuzione. Dovrebbe inquietare l’intensità, la mole, la persistenza, dell’accanimento nei confronti di Ranucci che non arretra nemmeno di fronte alle valutazioni dei magistrati». Secondo il legale, la Rai dovrebbe «tutelare Ranucci per proteggere sé stessa e la missione democratica di cui ogni giornalista è espressione». 

E, a questo proposito, dall’Ue, dove sono depositati i ricorsi di maggioranza e opposizione sul caso, fanno sapere che non entreranno nel merito della singola vicenda, ma risponderanno «a tempo debito». Ci spera il M5S, che accusa: «Se davvero il governo deciderà di sollevare Ranucci a causa dei suoi rapporti con Lavitola, crediamo che allora analoga scelta andrebbe compiuta in tutti i casi simili». L’esempio riportato è quello della chat tra Pino Insegno e il pregiudicato Fabrizio Piscitelli, in cui il primo forniva al secondo il numero dell’attrice Michela Andreozzi, poi minacciata.


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26 agosto 2026