di
Francesca Morelli

Un ragazzo su 4 pensa che siano sicuri, in realtà le bevande energizzanti, se consumate precocemente (come in età adolescenziale), possono avere conseguenze a livello cerebrale, del sistema nervoso e cardiovascolare

Energy drink, un «appea» che cattura. Colori e design accattivanti, un ventaglio di sapori gusto frutta, pesca, limone, ananas, pompelmo e molti altri ancora, possibile opzione sugar free, lattine dal formato tradizionale o in alcuni casi big. Posizionamento strategico su scaffali di supermercati e negozi di vendita al dettaglio, come solo il marketing sa fare. Facile per i giovanissimi, minorenni, lasciarci cadere prima l’occhio e poi la mano che afferra quella bevanda e l’acquisto dell’energy drink è fatto. Inconsapevolmente, senza conoscerne i rischi, perché queste bevande energizzanti consumate troppo precocemente, quando l’organismo è ancora immaturo, come in età adolescenziale, possono esporre a conseguenze importanti a livello cerebrale, del sistema nervoso e cardiovascolare.

I dati

Esplode il consumo di energy drink nel corso di questa estate, e gli esperti, in particolare i pediatri, si dicono preoccupati dai dati emersi da una indagine del Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria (SIP), condotto su 430 ragazzi tra i 9 e i 17 anni, pubblicata sull’Italian Journal of Pediatrics, una rivista scientifica ben quotata e specialistica. Lo studio mostra che quasi 4 adolescenti su 10 sono «baby» consumatori di energy drink, con un primo assaggio prima dei 12 anni, per il 39,2% dei ragazzi e ragazze, con dati che si alzano al 49% tra i 12 e 14enni, fino in alcuni casi a una iniziazione ancora più precoce, al di sotto dei 9 anni. 



















































Gli esperti

Oltre all’età preoccupa che il consumo sia frequente per circa il 10% del campione, con chiara confessione per il 65% degli intervistati di aver assunto almeno una volta bevande energetiche. Comportamenti che non tengono affatto conto delle stringenti e precise indicazioni, forse non note o ignorate, delle principali società pediatriche che raccomandano di evitare il consumo di energy drink sotto i 18 anni. «Le bevande energetiche non possono essere equiparate né considerate delle normali bibite – spiega Rino Agostiniani, presidente della SIP – sono infatti un alto concentrato di stimolanti e energizzanti. Tra cui caffeina, taurina, guaranà, L- carnitina, che insieme per la loro azione sinergica, possono avere un effetto importante sugli organismi di bambini e adolescenti, ancora difficile da stimare perché non sono stati condotti studi adeguati su questa fascia di popolazione. Proprio la mancanza di dati sicuri, ovvero di una dose che non impatti in particolare su cervello, quindi sul sistema neurologico, e cardiovascolare, ancora in pieno sviluppo, in un organismo molto vulnerabile agli effetti della caffeina e degli altri stimolanti. Proprio questa mancanza di ferme indicazioni ci spinge a raccomandare di evitare il consumo tra i minori di 18 anni, con una attenzione ancora maggiore sotto i 12 anni». 

Affermazioni che sono confermate da evidenze scientifiche: «Quello che oggi sappiamo dalla letteratura – chiarisce Elena Bozzola, del Gruppo di Studio Adolescenza SIP – riguarda un aumento del rischio della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca; lo sviluppo possibile in soggetti predisposti di disturbi del ritmo cardiaco, che sono pericolosi soprattutto in giovani in cui non si è ancora arrivati una diagnosi di patologia cardiaca. Inoltre, possono esserci ripercussioni sulla qualità sonno, irritabilità, ansia e interferenze con i meccanismi di maturazione cerebrale, in una fase molto delicata per il sistema nervoso ancora in evoluzione».

Le raccomandazioni

Servono misure e normative rigide che ancora mancano in Italia, in cui la vendita degli energy drink è libera, senza alcun limite di età per l’acquisto, posti in bella vista nei supermercati e “sponsorizzati” promossi anche attraverso lo sport, i social media e la pubblicità. In altri Paesi è differente, ad esempio in Inghilterra, il Governo britannico ha stabilito, da aprile 2027, il divieto di vendita agli under 16 di bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina, con oltre 150 milligrammi per litro, esteso a tutti i possibili canali di acquisto: negozi, bar e ristoranti, distributori automatici e piattaforme online. 

Tuttavia, occorre anche agire sul marketing, in quanto giovani e adolescenti sono molto influenzabili e condizionati, dalla pubblicità su internet o in televisione, da influenze e la facilità di trovarli a portata di mano sullo scaffale dei supermercati, certo non giova. 

Cosa ne pensando gli adolescenti

Non meno accattivanti sono gli stimoli e i consigli degli amici. Ma i ragazzi sono davvero così ignari dei rischi correlati agli energy drink? Difficile capire dove pende l’ago della bilancia, poiché se da un lato oltre la metà degli intervistati (52%) riconosce che le bevande energetiche possono arrecare danni alla salute, dall’altro emergono forti lacune. Ad esempio più del 55% degli adolescenti non conosce l’esistenza e i contenuti delle linee guida ufficiali su queste bevande e quasi un ragazzo su quattro pensa che gli energy drink siano sicuri anche in giovane età. «La consapevolezza – commenta Agostiniani – appare quindi più intuitiva che realmente informata. I ragazzi percepiscono un rischio generico, ma non conoscono le conseguenze concrete». Oltre un terzo degli adolescenti coinvolti nello studio, dai dati dell’indagine, sarebbe favorevole all’introduzione di regole più restrittive.
Tuttavia la (in)formazione deve partire dal basso, fin dalle famiglie da cui i ragazzi assorbono comportamenti e abitudini. Lo studio rileva che in oltre il 40% dei casi almeno un familiare consuma energy drink in ambiente domestico, cosicché il ragazzo si sente in qualche modo autorizzato, giustificato al consumo. «Quando queste bevande sono presenti nel contesto familiare quotidiano – prosegue il presidente – i ragazzi iniziano prima a bere energy drink, lo fanno più di frequente e percepiscono meno i rischi. Non è solo una questione di disponibilità del prodotto, ma di normalizzazione del comportamento. Il modello genitoriale resta uno dei fattori più potenti nella costruzione dei comportamenti di salute». 

L’educazione al corretto consumo, che inizia in famiglia, è la prima azione di prevenzione che deve fondarsi su un’alleanza, come dimostra lo studio, genitori-figli-società. Nell’ambito dell’analisi sono stati considerati quattro differenti gruppi di popolazione: atleti, pazienti con disturbi del comportamento alimentare, altri pazienti ricoverati per diverse patologie e un gruppo di controllo formato da soggetti sani. 

«È emerso che il fenomeno del consumo precoce non riguarda solo contesti di fragilità clinica ma attraversa tutti i gruppi, compresi adolescenti sani e sportivi – sottolinea la dottoressa Bozzola – ed un dato interessante riguarda proprio gli atleti che risultano tra i più consapevoli dei rischi legati al consumo di energy drink, inclusi tachicardia, ansia e insonnia, ma al contempo circa la metà riferisce comunque di fare una bevuta almeno occasionale». La facilità di acquisto, certamente, contribuisce a renderne il consumo più frequente e normale anche tra i più giovani, alimentando il fenomeno: diffuso, precoce, trasversale e ancora troppo sottovalutato. «I dati indicano che è necessaria più informazione, più prevenzione e una riflessione seria su possibili misure di tutela. La salute dei ragazzi – conclude Agostiniani – viene prima di qualsiasi azione di marketing e di business».

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26 agosto 2026