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Redazione Online
Emergono alcune irregolarità amministrative sulle macchine del giornalista, compresa la Opel colpita dal blitz dinamitardo del 16 ottobre. Era parcheggiata su strada nonostante la polizza scaduta
«Trovi villetta bianca con auto posteggiata. Due auto». Il Whatsapp ripescato dal cellulare di Valter Lavitola dagli investigatori della antimafia ha dato il via a verifiche giornalistiche. La frase, scritta dal conduttore Sigfrido Ranucci, all’apparenza suggerisce che l’amico faccendiere, arrestato per danneggiamento, detenzione di esplosivo aggravato dal metodo mafioso, non fosse mai stato nell’abitazione del giornalista Rai che dunque gli fornì indicazioni per raggiungere il domicilio. Ma c’è di più.
Le automobili
La vicenda si intreccerebbe a piccole irregolarità amministrative. La questione interessa Libero che sottopone a verifiche quelle stesse auto poi fatte esplodere dal blitz del 16 ottobre scorso. Secondo il cronista una di quelle due vetture, la cui assicurazione risultava scaduta, non era stata parcheggiata all’interno di un box o di un cortile privato come avrebbe dovuto essere per legge. Ranucci, apparentemente, la lasciò all’aperto, esposta al pubblico. Si trattava di una Opel Adam con la polizza scaduta appunto.
L’esplosione
Il conduttore avrebbe dovuto riattivarla a novembre 2025 ma così non avvenne per via dell’esplosione. Quell’auto andò, infatti, distrutta dall’ordigno a base di gelatina da cava piazzato da quattro piccoli pregiudicati reclutati, secondo i pm, dal factotum di Lavitola, Gomes Clesio Tavares. Quello della collocazione dell’ordigno è un dettaglio che potrebbe essere chiarito nel corso dell’interrogatorio che si svolgerà fra giovedì e venerdì della prossima settimana.
Allo stesso modo si parla di un’altra vettura priva di copertura assicurativa, stavolta una Fiat Panda, che il conduttore aveva ricostruito essere nella sua disponibilità. Il conduttore/proprietario ne aveva denunciato l’avvio alla rottamazione e dunque, teoricamente, non avrebbe dovuto trovarsi sulla strada come invece è risultato in seguito dagli approfondimenti investigativi.
Tuttavia, il giornalista ha precisato in un post pubblicato su Facebook che «non era vero che una delle auto esplose per via della bomba non potesse circolare per strada per mancanza di assicurazione – scrive Ranucci -. Era priva solo della parte riguardante atti vandalici e incendio, motivo per cui non è stato risarcito il danno».
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26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 11:50)
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