di
Stefano Montefiori
Arabia Saudita e Francia hanno firmato un protocollo d’intesa per realizzare tre parchi vicino a Parigi. Uno sarà dedicato all’universo di Dragon Ball, il manga creato da Akira Toriyama (di cui Macron e Mohammed bin Salman sono grandi fan). Ma non mancano le voci critiche
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – Il progetto di un nuovo parco a tema nei dintorni di Parigi, finanziato dall’Arabia Saudita e ispirato all’universo dei manga, fa discutere in Francia. Per molte ragioni, e per i tanti simboli evocati dall’annuncio del presidente Emmanuel Macron e del principe Mohammed bin Salman, in visita all’Eliseo lunedì 24 agosto.
Arabia Saudita e Francia hanno firmato un protocollo d’intesa per realizzare tre parchi di divertimento nella regione parigina: di questi tre, uno sarà dedicato all’universo di Dragon Ball, il manga creato da Akira Toriyama (morto nel 2024), sul sito dell’ex parco Mirapolis nel Val d’Oise chiuso 35 anni fa assieme alla sua gigantesca riproduzione di Gargantua, il personaggio di François Rabelais.
«A Cergy-Pontoise sorgeranno tre parchi a tema, una novità assoluta dai tempi di Disneyland Paris. Una nuova destinazione mondiale», ha esultato Macron su X. «Sono molto orgoglioso di questo successo. Grazie a Qiddiya (il fondo di investimento saudita) e all’Arabia Saudita per la fiducia riposta nel nostro Paese, nei nostri talenti e nel nostro futuro», ha aggiunto. Macron sottolinea che potrebbero essere creati 22 mila posti di lavoro (più dei ventimila di Disneyland Paris) grazie a un investimento straordinario di 6 miliardi di euro.
Dragon Ball è una «passione comune» di MBS (il principe Mohammed bin Salman) e del presidente francese. Ma accanto alla soddisfazione per un progetto che conferma l’attrattività della Francia per gli investimenti stranieri, molte voci sono meno entusiaste. «È davvero un peccato che non si realizzi un parco a tema francese, che non venga messo a frutto il nostro ingegno», si è rammaricata Anne Fourcade, l’architetta del parco Mirapolis ispirato a Rabelais, che nonostante quell’insuccesso poi ha saputo ottenere straordinari risultati con il Puy du Fou fondato sulla gloriosa storia di Francia.
L’Arabia saudita di MBS continua nella sua opera di diversificazione di investimenti, al di là del petrolio, e punta sul soft power: come il Qatar con il Paris Saint-Germain, i sauditi ora arrivano in Francia con un parco di divertimenti, alleandosi a un altro soft power, quello giapponese. È vero che la visita del principe a Parigi ha visto anche la firma di contratti di tipo industriale, come quello con il colosso marsigliese CMA CGM per lo sviluppo del porto di Gedda, o con Alstom per la metropolitana di Riad. Ma il più grande investimento, quello che ha attirato maggiore attenzione, è quello per Dragon Ball.
«Questo progetto rafforza la dimensione turistica del nostro paese e gli conferisce un po’ di più lo status di gigantesco parco divertimenti del villaggio globale», nota sul Figaro il celebre sociologo e sondaggista Jérôme Fourquet, autore di fortunati saggi sulla Francia contemporanea. Fourquet nota che qualche mese fa, nell’indifferenza quasi generale, il gruppo Stellantis ha annunciato il graduale arresto della produzione nel poco lontano stabilimento di Poissy, dove si assemblavano automobili da 90 anni. «Nel 1992 si era notata la stessa coincidenza temporale, tra l’inaugurazione di Disneyland Paris il 12 aprile e la chiusura definitiva dello storico stabilimento Renault di Billancourt, a due settimane di distanza l’una dall’altra. Assistiamo di nuovo alla creazione di un grande parco a tema e, contemporaneamente, alla chiusura di uno storico sito industriale nella regione dell’Île-de-France».
Si sta compiendo il destino di una Francia «bordello per turisti»?, si chiede su Le Point l’editorialista Saïd Mahrane, riprendendo l’espressione e l’intuizione di Michel Houellebecq alla base del suo romanzo del 2010 La carta e il territorio. La deindustrializzazione della Francia procede inesorabile nonostante le dichiarazioni e gli sforzi di Macron, che pure aveva fatto della lotta per difendere l’industria francese una delle priorità del programma al momento di candidarsi per la prima volta all’Eliseo, nel 2016. L’industria manifatturiera oggi rappresenta circa il 9,6 per cento del Pil francese, contro il 12% del 2016. Così un investimento di sei miliardi di euro che promette 22 mila posti di lavoro non riesce a conquistare un’approvazione unanime.
26 agosto 2026
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