Due settimane dopo il manifesto ottimista sull’intelligenza artificiale di Mark Zuckerberg, arrivano le cupe riflessioni del fondatore di Microsoft: «Sarà una rivoluzione turbolenta, serve controllo. I pericoli? L’Ai usata come arma, la seduzione sui più giovani e una rivoluzione economica tutta da capire»
Uno è il magnate più giovane di sempre, ha una causa ancora aperta con l’antitrust Usa per sospetti di monopolio, ma sull’intelligenza artificiale chiede una distribuzione «open», quasi democratica, come forma di giustizia e di salvaguardia. Questo è Mark Zuckerberg, che il 10 agosto – in strana concomitanza con la decisione della corte d’appello di mandare Meta a processo – ha pubblicato il suo positivissimo manifesto sull’intelligenza artificiale. L’altro è il techno-archetipo, ossia Bill Gates, colui che ha costruito il suo impero su software rigidamente chiuso e monopolistico. E sull’Ai, nel manifesto pubblicato oggi 26 agosto, documento da cui invece traspira ansia da quasi ognuna delle 6 mila parole scritte, chiede più interventismo, norme statali e regole sovrannazionali. Anticipando una sua visita in autunno al presidente cinese Xi Jinping per discutere di politiche comuni sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La rivoluzione dell’Ai è cominciata e anche le regole, evidentemente, i modelli di business che hanno creato grandi imperi economici, sono da rivedere. Anche a seconda di chi parla, e per quale motivo lo fa.
Affrontato Mark (vedi sopra), così come si firma, è interessante rivolgersi al documento di Gates. Che ha fatto uscire la sua pubblicazione sul blog personale, Gates Notes, accompagnata da una serie di interviste di peso, per essere sicuro che il messaggio arrivi. Reuters, New York Times, Technology Review del Mit di Boston. A una testata Gates ha rilasciato il desiderio di agire in prima persona in questa ricerca di una gestione comune e globale per affrontare la nuova era tecnologica: «È come una pietra miliare evolutiva che richiede una gestione politica straordinaria da parte della società nel suo insieme». A un’altra deposita le scuse, sulle relazioni con Epstein (quello sul blog di oggi è il suo primo scritto dopo lo scandalo), sui suoi coinvolgimenti (involontari) nel dibattito sui vaccini e il Covid, che potrebbero aver messo in discussione la sua credibilità pubblica. Ma questo non lo fermerà, si ritiene – proprio perché magnate della tecnologia di vecchio stampo – di essere ancora un «messaggero efficace»: «Userò la mia capacità di rilasciare interviste, di incontrare leader politici o di diffondere al pubblico su come fare per minimizzare questi aspetti negativi (dello sviluppo della Ai, ndr)».
Ai turbolenta, servono organismi di controllo
Tornando ai contenuti del manifesto pubblicato da Gates – intitolato «L’era turbolenta dell’Ai è arrivata. Le scelte che facciamo ora sono cruciali» -, come detto non è l’ottimismo a dirigere la sua tastiera: l’intelligenza artificiale, secondo Gates, «sarà il più grande livellatore mai inventato, oppure la peggior fonte di ingiustizia». Il tempo per decidere, e dirigere verso, quale dei due esiti, è ora. Quale differenza con la «sua» rivoluzione tecnologica, quella del software e del «pc in ogni ufficio e in ogni casa»? In passato le transizioni si sono svolte nell’arco di generazioni. Questa è rapida, non lascia tempi di assestamento, e vede al centro una tecnologia capace di sostituirsi all’uomo, «perché pensa e si muove come l’uomo». Servono basi solide per accogliere al meglio questa novità, ma Gates dice che non vede nessun movimento in tal senso: servono organismi nazionali capaci di coordinare la politica sull’Ai su sicurezza, lavoro, istruzione, fisco e sanità, più un’organizzazione internazionale sul modello di quella sul nucleare. Rallentare lo sviluppo non ha senso – «Se qualcuno avesse un piano credibile per rallentare l’Ai a livello globale, probabilmente lo sosterrei» -, bisogna dunque normarlo.
Lavoro, sicurezza e nuove generazioni: gli allarmi
Sono tre le macro-aree di rischio individuate da Gates. La parte occupazionale, con molti lavori «che spariranno per sempre», ed economica: «Come funzionerà un’economia costruita attorno all’occupazione se meno persone lavorano, o se molte persone lavorano un numero minore di ore?». La sicurezza, con l’Ai vissuta come possibile arma per i criminali (cyber-attacchi, bioterrorismo), oppure come arma essa stessa, autonoma: «La tecnologia sta migliorando più velocemente di quanto chiunque si aspettasse e in modi sorprendenti, e man mano che i modelli diventano più potenti, potrebbero iniziare ad agire contro i nostri interessi e potremmo perdere il controllo». Infine, l’impatto sociale: sulle generazioni più giovani, in termini di educazione, e forse soprattutto a livello di relazioni. Qui Bill Gates è davvero amaro: «Dubito che avrei dedicato lo stesso impegno nel mio lavoro se all’epoca avessi avuto un’Ai personale (Ai companion, ndr). Ti parlano in modi con cui sei già a tuo agio. Non ti spingono fuori dalla tua zona di comfort. Sono sempre disponibili e non si arrabbiano mai con te. Questo dà loro il potenziale per diventare altamente assuefacenti e per privarci delle lezioni che impariamo connettendoci con altre persone».
Macchine che imbrogliano (e costano poco)
Come fosse lui stesso un chatbot, Gates prosegue con altri elenchi: abitudini da pensiero computazionale. Qui il racconto è più dettagliato, anche se avvisa che in futuro dedicherà dei documenti più approfonditi su tutti i temi toccati. Si va come detto dai rischi di attacchi biologici e informatici inarrestabili, fino ad arrivare ai pericoli derivanti dal reinforcement learning, l’allenamento dei modelli tramite tentativi, errori e ricompense: abbiamo già visto chatbot e agenti capaci di imbrogliare e andare oltre i compiti assegnati pur di ottenere l’obiettivo. Un piccolo passo prima di perderne il controllo. Ma l’area senz’altro affrontata con piglio più originale è quella economica, con due proposte a dire il vero non proprio nuove. C’è un settore occupazionale dove l’Ai vincerà sempre in termini di costi ed efficienza, sono le occupazioni da primo impiego, quelle con dinamiche “ben definite” e ripetitive. Su questo futuro inevitabile, Gates propone due correttivi: da un lato una tassa sulla Ai/i token utilizzati e i robot, cioè una parte dei ricavi derivanti dal lavoro delle macchine da redistribuire per rafforzare la rete di protezione sociale; dall’altro una vera e propria “riserva professionale” dedicata agli umani, con settori delicati – dall’insegnamento alla sanità – dove scegliere deliberatamente di mantenere la conduzione umana, anche quando l’Ai potrebbe essere più efficiente. In questa riserva potrebbero essere anche ri-direzionati i molti che inevitabilmente perderanno l’impiego in altri settori.
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26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 16:55)
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