Qual è la sua idea di lusso?
«È cambiata negli anni perché con il passare del tempo ho scoperto di essere disposta a spendere di più per avere cose che mi facciano stare bene e che durino a lungo. E per questo penso che la relazione con Max Mara in questo momento della vita abbia un timing perfetto».
Che cosa conosceva del marchio italiano prima di questo incontro?
«Crescendo sapevo che i loro cappotti erano desiderati da tutte le donne, e l’immagine iconica del cappotto cammello con la cintura rimane un classico nella mia mente».
La fragranza infatti è descritta come un cappotto invisibile. Che sensazione ha avuto quando l’ha indossata per la prima volta?
«Per prima cosa ho parlato con i nasi che l’hanno creata (Fabrice Pellegrin e Marie Salamagne, ndr), è stato fantastico. Adoro i profumi da sempre. Amo come ti fanno sentire, quindi avere la possibilità di scoprire da dove viene l’ispirazione e come sono arrivati a quella composizione, è stato un privilegio che non tutti quelli che stanno diventando il volto di una fragranza hanno. Il cappotto invisibile descrive la sensazione di un odore caldo, morbido, dolce. Qualcosa che vive bene sul tessuto, come avere il cashmere sulla pelle».
Lei è fedele allo stesso profumo o le piace cambiare?
«Cambio. In parte è dovuto al fatto che incarno molte donne diverse nel mio lavoro. Interpreto tanti ruoli e il profumo per me ha una grandissima importanza nell’approfondire e costruire i personaggi. La prima cosa che faccio è trovare il loro odore. A volte è una fragranza molto conosciuta, altre una di nicchia. Cambio molto ma ho anche i miei classici ai quali ho bisogno di tornare per ricordarmi chi è Florence».
I grandi nasi dicono che si scelgono i profumi in base alle nostre esperienze dell’infanzia, le memorie olfattive. Quali sono le sue?
«Sono d’accordo. Ho il richiamo di molti odori di quando ero piccola e vivevo in Spagna. Mi piacciono gli aromi caldi, il gelsomino, le erbe che facevano parte di quei luoghi».
Per definirla ricorrono certi termini: sicurezza tranquilla, bellezza onesta, icona moderna, stabile, carismatica. Si sente davvero così?
«Che carini a descrivermi così! Quiet confidence è ricorrente, mi piace, perché credo che la gente mi veda come una persona molto stabile, sempre pronta ad affrontare ogni situazione. Ed è vero, sono così. Ma è una percentuale piccola di me. Nella vita faccio cose normali e ho anche un’altra versione di me stessa».
Anche i suoi colleghi sono generosi con lei, parlano bene del suo talento e della sua personalità.
«Sono una persona che ci tiene davvero agli altri, e a volte il mio cuore ne esce anche ferito, ma credo succeda a tutti, e altrimenti che cosa viviamo a fare? I miei colleghi probabilmente si riferiscono a questo prendermi cura degli altri. Non posso fare il mio lavoro senza creare delle connessioni con persone che posso considerare famiglia e che posso amare. Chi mi sta vicino evidentemente lo sente».