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Redazione Economia
Intesa Sanpaolo ha presentato alla Consob osservazioni e considerazioni riguardanti criticità emerse da operazioni annunciate dopo il lancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena
Non si ferma lo scontro sul risiko bancario. Intesa Sanpaolo ha presentato oggi, mercoledì 26 agosto, alla Consob «osservazioni e considerazioni riguardanti criticità emerse da operazioni annunciate dopo il lancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena», come riportato da fonti vicine al dossier. Il riferimento è alle due offerte di scambio annunciate da Siena su Banco Bpm e Banca Generali, che mirano a neutralizzare l’operazione di Intesa.
La strategia di Intesa
«L’iniziativa – viene evidenziato – è finalizzata a tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione verso tutti gli azionisti e a evidenziare in particolare la necessità del rispetto della normativa vigente con riferimento tra l’altro alla cosiddetta passivity rule». Secondo l’articolo 104 del Testo Unico della Finanza si vieta ai vertici di una società oggetto di un tentativo di scalata di compiere atti che possano sabotarla. Si pensi alla vendita di attività rilevanti, acquisizioni e altre operazioni straordinarie. Se Consob riscontrasse profili di criticità o violazione di questa norma, potrebbe rinviare o condizionare ulteriormente le operazioni difensive di Mps. Ovvero le offerte pubbliche di scambio lanciate da Mps su Banco Bpm, la quarta banca italiana, e su Banca Generali nel tentativo di creare un polo aggregato da 80 miliardi di capitalizzazione. Un colosso troppo grande anche per Intesa.
L’offerta di Intesa e il progetto di integrazione e spezzatino
Ma come si è arrivati all’esposto? Intesa Sanpaolo ha lanciato lo scorso 8 giugno un’offerta pubblica di scambio (Opas) da 30,6 miliardi di euro su Monte Paschi, mirando a un consolidamento europeo con un concambio di 16 azioni Intesa ogni 10 Mps più una quota in contanti. L’offerta è stata coordinata con altri due gruppi bancari, Unipol e Bper: Ca’ de Sass – se l’operazione andrà in porto – terrà per sé Mediobanca con il suo 13,2% di Generali e 625 sportelli, mentre la banca senese, la sede e 635 sportelli verranno venuti a Unipol che li integrerà nella controllata Bper Banca. Da queste operazioni nascerebbe la Banca Monte dei Paschi (senza Siena nel marchio).
La risposta di Siena
Per difendere la propria integrità e storia (il Monte dei Paschi si vanta di essere la banca più antica la mondo, nata il 4 marzo 1472 per volere delle magistrature della Repubblica di Siena), l’ad Luigi Lovaglio ha risposto con due offerte di scambio (Ops) su Banco Bpm e Banca Generali. In definitiva, da queste operazioni «difensive», Siena cambierebbe pelle diventando un gigante da 80 miliardi di valore e entrando nella top ten delle banca europee. Vale la pena di ricordare che lo Stato italiano controlla una quota del Monte Paschi di poco inferiore al 5% (precisamente il 4,8%), eredità dei salvataggi, con fondi pubblici che qualche anno fa hanno evitato alla banca senese il tracollo finanziario. La prima iniezione di capitale pubblico nell’istituto risale al 2017, con repliche negli anni successivi.
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26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 16:07)
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