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Redazione Milano

Zuccarella era malato da 17. Ex imbianchino, viveva a Giussano. A novembre aveva fatto richiesta di suicidio assistito all’Asst Ovest Milanese

 «Sono oramai quasi del tutto privo di forza, stordito da farmaci che non servono a curarmi, bensì a trattenermi in una condizione di continua, insopportabile e inaccettabile sofferenza…». Raccontava così, pochi mesi fa, Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla progressiva,  la propria condizione medica. Dal 2009, la patologia lo aveva progressivamente paralizzato, fino a ridurlo a riuscire a muovere solo tre dita della mano sinistra, trascorrendo le giornate tra il letto e la carrozzina. A novembre del 2025, aveva presentato la domanda di suicidio medicalmente assistito all’Asst Ovest Milanese. Per molti mesi non ha ricevuto risposta. Martedì 25 agosto, invece, Zuccarella, che viveva a Giussano, si è spento dopo aver ottenuto l’assistenza che chiedeva. Si tratta del primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario in Lombardia.

Come spiega l’associazione Luca Coscioni, è la quarta persona in Lombardia ad accedere alla morte volontaria, e il primo caso nel quale il Servizio sanitario regionale ha organizzato l’intera fase attuativa, compresi l’assistenza sanitaria, il farmaco e la strumentazione necessari e l’individuazione del luogo nel quale procedere all’assistenza medica.
«Domenico aveva presentato la propria richiesta all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Dalla richiesta all’effettiva attuazione sono trascorsi 290 giorni, oltre nove mesi, nonostante le linee guida regionali del 13 maggio 2026 prevedano un termine massimo complessivo del procedimento di 145 giorni, pari a quattro mesi e tre settimane» commenta l’associazione in una nota.



















































Dopo mesi di attesa, solleciti e diffide, il collegio legale di studio e difesa di Domenico, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e sua difensora, aveva presentato a fine maggio un ricorso d’urgenza al tribunale chiedendo che la procedura fosse conclusa in tempi compatibili con la progressione della sua malattia, e che, in caso di verifica positiva, venisse concretamente organizzata anche la fase attuativa.

Lo scorso 23 giugno, in udienza, Domenico aveva espresso direttamente al giudice il peso dell’attesa: «Sono stanco, non ne posso più».
Il percorso si è infine concluso all’interno del Servizio sanitario regionale lombardo, che ha organizzato anche la fase attuativa, individuando il personale sanitario disponibile su base volontaria, il farmaco e la strumentazione necessari, la modalità di auto somministrazione compatibile con le condizioni di Domenico, l’assistenza sanitaria e il luogo nel quale esercitare la propria scelta.
Nel percorso di Domenico sono stati inoltre utilizzati diversi strumenti di tutela: l’amministratore di sostegno, che lo ha affiancato negli aspetti amministrativi; l’Ufficio di Pubblica Tutela Ovest Milanese al quale sono stati segnalati i ritardi; e, infine, la tutela giudiziaria urgente.
Le decisioni relative alle cure e all’autodeterminazione sono rimaste di Domenico, pienamente capace di assumere decisioni libere e consapevoli.
Domenico ha inoltre disposto la donazione del proprio corpo alla ricerca scientifica, attivando la procedura prevista.

«Domenico è morto con la speranza che ciò che aveva ottenuto potesse essere utile ad altre persone nella sua stessa situazione. Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale – commentano  Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria nazionale e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – Anche la scelta di donare il proprio corpo alla ricerca aggiunge un ulteriore passo. Questo è ciò che Domenico ci lascia: piccoli passi in più per la libertà degli altri. Per evitare che la procedura sia condotta in tempi così lunghi, e anche per evitare che un futuro assessore alla Salute possa disfare tutto con un tratto di penna, è fondamentale che il Consiglio regionale approvi la legge di iniziativa popolare «Liberi subito» sulla quale è in corso la raccolta firme e che chiediamo al Consiglio regionale di approvare già in questa legislatura»


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26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 15:18)