di
Gennaro Scala

Tra i firmatari del documento Vieri, Materazzi, Zanetti, Cambiasso, Pastore, Pepe, Roberto Carlos e Felipe Melo: rivendicano il nuovo peso politico concesso agli atleti

Un blocco globale, compatto e coordinato via social, per blindare la leadership di Gianni Infantino. Il mondo delle leggende del calcio scende in campo in difesa del presidente della Fifa, firmando un vero e proprio manifesto politico per confermare la fiducia alla governance attuale in vista delle prossime elezioni presidenziali di marzo a Rabat.

A guidare il fronte dei governativi sono i campioni del calcio italiano, con in testa Fabio Cannavaro. Il capitano dell’Italia campione del mondo nel 2006, oggi ct dell’Uzbekistan, ha espresso una posizione chiarissima sui propri profili: «Negli ultimi 10 anni il calcio mondiale è migliorato. Negli ultimi 10 anni i calciatori e le calciatrici sono tornati al centro. Gianni Infantino ha fatto un gran lavoro alla presidenza della Fifa. Non riconoscerlo sarebbe intellettualmente scorretto, oltre che una grave forzatura».



















































Il bilancio del decennio di gestione Infantino è il cuore di un documento comune sottoscritto da una lunghissima lista di ex professionisti. Tra le firme Christian Vieri e Marco Materazzi — un altro degli eroi di Berlino 2006 — che rivendicano il nuovo peso politico concesso agli atleti: «Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito all’impegno della Fifa per garantire che i calciatori siano rappresentati nel mondo del calcio, cosa che prima non esisteva. Ora abbiamo una voce e un ruolo reale nello sport. Le nostre opinioni vengono ascoltate». 

Una rete di consensi che si è estesa rapidamente al calcio internazionale, incassando l’appoggio degli argentini Javier Zanetti, Esteban Cambiasso e Javier Pastore, del portoghese Pepe, dei brasiliani Roberto Carlos e Felipe Melo, oltre a quello espresso dall’ex stella del Barcellona Samuel Eto’o.
Una mobilitazione di massa che non è affatto casuale, ma che rappresenta una vera e propria controffensiva mediatica. Appena due giorni prima, infatti, il palazzo della Fifa era stato scosso da un durissimo siluro lanciato da un’altra fazione di ex campioni di primissimo piano, decisi a chiedere un radicale cambio della guardia ai vertici del calcio mondiale.

A guidare la fronda dei ribelli sono i francesi Emmanuel Petit (campione del mondo nel 1998), Mikael Silvestre (cinque volte vincitore della Premier League con il Manchester United e membro della commissione antirazzismo della Fifa) e Olivier Dacourt. I tre ex calciatori hanno pubblicato post durissimi, accusando apertamente la leadership attuale: «Il cambiamento è necessario. Il potere ha offuscato la capacità dell’attuale leadership di distinguere tra i propri interessi e ciò che è meglio per il calcio. Abbiamo visto lo sport che amiamo allontanarsi dai suoi valori fondamentali».

Nel mirino dei dissidenti francesi c’è soprattutto la gestione commerciale della Federazione e, in particolare, le trattative condotte dietro le quinte da Infantino per far confluire i ricavi della Coppa del Mondo in una nuova società aperta a investitori privati. Un piano miliardario che avrebbe dovuto spalancare le porte del torneo ai grandi fondi speculativi, ma che è definitivamente tramontato questa estate a causa delle fortissime pressioni esercitate dalle confederazioni continentali europea, nordamericana e asiatica. Nonostante la dura spaccatura tra le leggende dello sport e le critiche sulla gestione dei capitali privati, Infantino resta dritto sulla sua strada, forte del neonato scudo social dei campioni azzurri e sudamericani.

26 agosto 2026