Il capo della Cia a Putin. «Non attaccare i Paesi della Nato»
(dal nostro inviato a New York Matteo Persivale) – Un viaggio «di semi-routine», e «qualcosa potrebbe venirne fuori». Quando perfino Donald Trump, aduso a affermazioni come «annienteremo un’intera civiltà» e «gli faremo un mazzo tanto» adotta il linguaggio anodino della diplomazia come ha fatto ieri, è bene prestare attenzione. Il presidente americano ha glissato, davanti alle domande sul sorprendente viaggio-lampo a Mosca l’altroieri del direttore della Cia John Ratcliffe. Scopo della missione durata otto ore in tutto nelle quali non ha però visto Putin (informato poi sui contenuti del colloquio)? Segreto. Ma secondo il Wall Street Journal, che cita fonti informate, il capo della Cia avrebbe avvertito Mosca di non attaccare i Paesi della Nato. L’avvertimento segue le nuove valutazioni dell’intelligence americana, secondo le quali Vladimir Putin potrebbe mettere alla prova la determinazione della Nato con un attacco limitato contro un Paese dell’alleanza nei prossimi anni.
Di sicuro non era segreto il viaggio: un C-17 dell’aeronautica americana via Riga con seguito diplomatico, volo tracciabile liberamente via internet da chiunque, non è una modalità da libro di le Carré. Il viaggio aveva aspetti logistici molto delicati: Washington ha chiesto a Zelensky di sospendere gli attacchi su Mosca e San Pietroburgo in modo che l’aereo potesse atterrare e partire in sicurezza.
Trump sa bene che l’ultima visita (ufficiale) di un direttore della Cia a Mosca fu quella di William Burns nel novembre 2021 per dire a Putin di non invadere l’Ucraina, e tre mesi dopo è finita come sappiamo. Anche per questo, Trump ha preferito non aggiungere elementi a quello che ieri il Cremlino ha confermato: colloqui con i funzionari dell’intelligence russa, nessun incontro con Putin, il cui portavoce Dimitri Peskov ha definito il meeting «uno sviluppo positivo».
I dettagli del viaggio sono chiari, Ratcliffe volato a Riga è passato da un C-40B (il tipo di 737 usato dagli alti funzionari) a un C-17 militare da trasporto per l’ultima tratta. Il contenuto del colloquio? Il blocco delle trattative con l’Ucraina, il sostegno della Russia all’Iran, problemi relativi a detenuti/prigionieri statunitensi?
Di sicuro non è che non esistesse già un canale telefonico: Ratcliffe e il capo dell’Svr Sergei Naryshkin si parlano dall’inizio dell’anno scorso. È evidente che se era necessario un meeting in presenza non si è trattato di ordinaria amministrazione: un passaggio di consegne fisico, un problema operativo, una rete saltata, l’estrazione di qualcuno, o semplicemente un colloquio nel quale dire qualcosa che non può essere detto al telefono. Oppure, molto più semplicemente, in questa fase di caos geopolitico, alla vigilia della visita di Xi Jinping a Washington, far vedere a tutti che i due Paesi continuano a parlarsi. Anche al netto di segnali poco incoraggianti come la valutazione dell’intelligence ucraina riportata dalla Reuters in aprile secondo la quale Mosca ha aiutato l’Iran con immagini satellitari da utilizzare per prendere di mira le strutture militari statunitensi in Medio Oriente.