La proposta escursionistica di questa volta ci porta in valle Gesso, lungo un itinerario da percorrere in mountain bike o, preferibilmente, con una e-bike.

La diffusione delle biciclette elettriche ha aperto negli ultimi anni nuove possibilità di esplorazione, permettendo a molte più persone di affrontare itinerari di montagna lunghi e impegnativi. Quello qui proposto è, a mio parere, uno dei più bei giri da effettuare in mountain bike nella valle Gesso, sia per gli ambienti attraversati sia per gli aspetti geologici, paesaggistici e storico-militari che si incontrano lungo il percorso.

La strada verso il Colle del Sabbione

La strada è stata recentemente interessata da lavori legati alla realizzazione di opere acquedottistiche ed è stata successivamente prolungata dagli operai forestali fino al tornante sottostante il Colle del Sabbione.

Il tracciato risulta percorribile anche da mezzi 4×4 per esigenze operative e di soccorso, ma il normale transito dei veicoli a motore rimane vietato. Prima di partire è comunque opportuno verificare la regolamentazione vigente relativa al transito delle biciclette e delle e-bike.

Particolare attenzione deve essere posta anche all’eventuale sconfinamento sul territorio francese, dove la regolamentazione della circolazione delle mountain bike sui sentieri può essere differente e più restrittiva. È quindi fondamentale informarsi preventivamente sui divieti vigenti ed evitare di percorrere in bicicletta i tratti nei quali il transito non è consentito.

Colle del Sabbione

Un itinerario tra geologia e storia

Nella cartografia allegata in scala 1:100.000 sono riportati il percorso e i principali geositi di interesse, insieme ai punti nei quali consiglio di fermarsi per scattare fotografie o effettuare brevi esplorazioni.

Due località meritano in particolare di lasciare temporaneamente la bicicletta e proseguire a piedi. La prima è il geosito del Sabbione, dove vale la pena dedicare un po’ di tempo all’osservazione delle forme del paesaggio e degli elementi geologici caratteristici della zona. La seconda è rappresentata dall’area dei fortini militari presso il confine francese. Qui è possibile effettuare una breve esplorazione a piedi delle opere fortificate e di alcuni tratti in galleria. È indispensabile avere con sé una torcia adeguata; quella del telefono può essere utile come emergenza, ma per una visita più sicura è preferibile una lampada frontale.

Il tratto più impegnativo

Dal geosito del Sabbione fino al Colle del Sabbione, per circa 3 km, bisogna mettere in conto di procedere per alcuni tratti con la bicicletta a spinta. Non si tratta soltanto di una questione di pendenza. In alcuni punti il sentiero è particolarmente esposto e una perdita di equilibrio mentre si è in sella potrebbe rendere impossibile appoggiare il piede sul lato di valle, con conseguenze potenzialmente molto gravi. Nei tratti ripidi o esposti è quindi fortemente consigliato scendere dalla bicicletta e procedere a piedi.

Chi utilizza una e-bike può sfruttare la funzione Walk Assist, che permette al motore di accompagnare lentamente la bicicletta durante la salita a piedi. In questo modo anche una e-bike relativamente pesante può essere condotta più facilmente lungo i tratti ripidi.

Un giro da esploratori

Questo non è soltanto un percorso ciclistico. È un vero itinerario di esplorazione della montagna, nel quale la bicicletta diventa il mezzo per raggiungere luoghi di grande interesse naturalistico, geologico, paesaggistico e storico.

Il consiglio è quindi di non avere fretta: fermatevi nei geositi, lasciate la bici quando necessario, esplorate a piedi, fotografate il paesaggio e osservate le tracce della storia militare presenti lungo il confine.

È proprio questa combinazione tra mountain bike, geologia, paesaggio, storia e avventura a rendere il giro del Colle del Sabbione uno degli itinerari più interessanti della valle Gesso.

Escursione sul Colle del Sabbione

Caratteristiche tecniche del giro

•    Partenza e arrivo: Entracque
•    Quota di partenza: circa 850 m s.l.m.
•    Quota massima: Passo del Sabbione – 2.620 m s.l.m.
•    Lunghezza complessiva: circa 30 km
•    Dislivello positivo: circa 1.770 m
•    Tratto  a   spinta   circa  3 km 
•    Tipologia: itinerario ad anello
•    Mezzo consigliato: MTB, preferibilmente e-bike
•    Profilo altimetrico: una sola, lunga ascesa seguita dalla discesa verso Entracque

Una delle particolarità più interessanti di questo itinerario è la semplicità del suo profilo altimetrico: si sale praticamente una volta sola. La prima metà del giro è sostanzialmente tutta in salita, partendo dai circa 850 metri di Entracque fino a raggiungere i 2.620 metri del Passo del Sabbione. Una volta conquistato il punto più alto, cambia completamente il carattere dell’escursione: la seconda parte è infatti quasi interamente in discesa, fino al ritorno verso Entracque.

Non bisogna però sottovalutare l’impegno complessivo. I circa 1.770 metri di dislivello e la quota superiore ai 2.600 metri rendono il percorso un’escursione di vera montagna. In particolare, negli ultimi chilometri verso il Passo del Sabbione sono presenti tratti ripidi ed esposti nei quali è opportuno scendere dalla bicicletta e procedere a spinta, utilizzando, nel caso delle e-bike, la funzione Walk Assist.

Il geosito del Sabbione: un piccolo mondo da esplorare

Il geosito del Sabbione rappresenta uno dei punti di maggiore interesse geologico e paesaggistico dell’intero itinerario. La zona è caratterizzata dalla presenza di rocce sedimentarie e brecce di faglia dai caratteristici colori giallo-ocra, all’interno delle quali si possono osservare clasti di rocce calcaree e frammenti di diaspro dalle tonalità violacee.

Il contatto geologico, ben riconoscibile a partire dal tornante, prosegue in direzione del Colle del Sabbione e rappresenta un elemento particolarmente significativo: ci troviamo infatti in corrispondenza del contatto tra rocce cristalline e successioni carbonatiche, una zona di grande interesse per comprendere l’assetto geologico di questo settore delle Alpi Marittime.

Colle del Sabbione
Calanchi, erosione e colori spettacolari

Una delle caratteristiche più affascinanti di questi terreni è la loro elevata coesione associata, tuttavia, a una progressiva degradazione superficiale sotto l’azione degli agenti atmosferici. Acqua, gelo, neve e ruscellamento modellano continuamente il versante, creando piccoli calanchi, solchi di erosione e caratteristiche piramidi, che conferiscono al paesaggio un aspetto quasi irreale. Il risultato è un ambiente particolarmente fotogenico, nel quale si alternano tonalità che vanno dal giallo all’ocra, dal bruno al violaceo dei diaspri, con piccoli pini che riescono a crescere anche sulle porzioni più impervie ed erose del versante.

Qui le fotografie sono veramente spettacolari.

Lasciate per qualche minuto la bicicletta

Il consiglio è quello di parcheggiare temporaneamente la mountain bike e dedicare un po’ di tempo all’esplorazione a piedi delle forme erosive, mantenendosi però su terreno sicuro e senza avvicinarsi a scarpate instabili. Con un po’ di attenzione si possono osservare anche piccoli ciottoli e frammenti di diaspro violaceo. Secondo alcune credenze popolari, il diaspro sarebbe addirittura una “pietra portafortuna”: un piccolo aneddoto che aggiunge un pizzico di magia alla lettura geologica del luogo. È comunque preferibile osservare e fotografare i campioni sul posto, soprattutto qualora vigano norme di tutela che ne vietino la raccolta.

Non passate di qui troppo velocemente

Molti escursionisti attraversano questa zona rapidamente, concentrati sull’obiettivo di raggiungere il confine francese, il Passo del Sabbione o il Bivacco Speranza, senza fermarsi a osservare ciò che hanno intorno. È un peccato.

Il geosito del Sabbione non è semplicemente un luogo di passaggio. Per varietà geologica, forme erosive, colori e paesaggio, rappresenta una meta che potrebbe giustificare da sola un’escursione dedicata. Qui vale la pena lasciare la bicicletta, camminare lentamente e guardarsi intorno: il viaggio non è soltanto raggiungere il colle, ma scoprire quello che la montagna racconta lungo la strada.

Escursione sul Colle del Sabbione

Una notte al Bivacco Speranza

Secondo il mio giudizio, il modo più bello per vivere questo itinerario è non completarlo tutto in una giornata, ma trasformarlo in una piccola avventura di due giorni, fermandosi a dormire al Bivacco Speranza. L’idea è semplice: partire nel pomeriggio da Entracque, salire senza fretta, dedicare una vera sosta al geosito del Sabbione, raggiungere il bivacco e, verso il tramonto, esplorare a piedi le fortificazioni militari della zona. La mattina successiva ci si può alzare all’alba, raggiungere una delle cime circostanti e soltanto nel pomeriggio riprendere la mountain bike per completare il giro e rientrare a Entracque. In questo modo una bella escursione in e-bike diventa una vera esperienza di montagna.

Lo spirito del bivacco: lasciare qualcosa per chi arriverà dopo

Chi utilizza un bivacco dovrebbe ricordarsi che si tratta di un luogo condiviso. Per questo consiglio, quando possibile, di lasciare qualcosa di utile per gli escursionisti successivi: un po’ di caffè, qualche alimento a lunga conservazione, una zuppa o altri piccoli generi di conforto.

Al bivacco è presente anche un QR code che permette di lasciare un contributo tramite Satispay, un gesto semplice per contribuire al mantenimento della struttura.

È inoltre disponibile una piccola batteria, sostanzialmente paragonabile a un power bank, utilizzabile per ricaricare il telefono. La sua capacità è però limitata e tende a esaurirsi rapidamente: non bisogna assolutamente programmare il giro contando sulla possibilità di ricaricare la batteria dell’e-bike al bivacco. La bicicletta deve quindi arrivare con un’autonomia sufficiente per completare l’intero itinerario.

Una notte sotto la Via Lattea

Uno dei motivi principali per cui consiglio di trascorrere qui la notte è il cielo.

Dal Bivacco Speranza, nelle notti limpide, si può osservare uno dei cieli più bui e spettacolari di questo settore tra Italia e Francia. Lontani dalle luci dei centri abitati, la Via Lattea può apparire con una nitidezza straordinaria. Vale persino la pena svegliarsi più volte durante la notte.

Con il trascorrere delle ore si può infatti osservare il lento spostamento apparente delle costellazioni nel cielo. Il Grande Carro, quando visibile in relazione alla stagione e all’orario, costituisce uno dei riferimenti più semplici da riconoscere.

È una di quelle notti nelle quali uscire dal bivacco, guardare verso l’alto e rimanere semplicemente in silenzio può diventare uno dei ricordi più belli dell’intera escursione.

All’alba si riparte… a piedi

La mattina consiglio di lasciare ancora per qualche ora la bicicletta al bivacco e dedicarsi all’esplorazione a piedi.

Le possibilità sono numerose. Chi vuole affrontare un’escursione più lunga può dirigersi verso la Rocca dell’Abisso, scegliendo esclusivamente un itinerario adeguato alla propria esperienza e preparazione; gli eventuali percorsi alpinistici richiedono naturalmente competenze, attrezzatura e condizioni idonee.

Per chi desidera qualcosa di più tranquillo, le cime e le dorsali circostanti offrono numerose possibilità di escursione e magnifici punti panoramici.

Tra le mete della zona si possono ricordare la Cima del Sabbione, la Cima della Garde e la Cima Scandeiera, oltre alle numerose opere militari disseminate lungo queste montagne. Nell’area delle strutture militari del Rhonvet è inoltre presente un punto d’acqua, la cui disponibilità e potabilità devono comunque essere verificate sul posto.

I fortini al tramonto

Un’altra esperienza che consiglio è quella di raggiungere a piedi le fortificazioni militari nel tardo pomeriggio. Il tramonto rende questo ambiente ancora più suggestivo. Alcune opere possono essere esplorate internamente, dove l’accesso sia consentito e sicuro. È opportuno avere una lampada frontale, prestare attenzione a buche, detriti, cedimenti e dislivelli e non avventurarsi in ambienti che presentino condizioni dubbie.

Da queste postazioni si comprende anche quanto fosse strategico questo settore di confine: fortificazioni, creste e punti di osservazione dominano un panorama eccezionale.

Le fortificazioni e i camminamenti nella montagna

Nella zona del Sabbione sono presenti numerose strutture militari, alcune delle quali articolate in camminamenti interni, locali e gallerie scavate nella montagna. Esplorarle permette non soltanto di conoscere un pezzo della storia di questo territorio di confine, ma anche di rendersi conto delle enormi difficoltà incontrate per costruire opere di queste dimensioni a oltre 2.000 metri di quota.

C’è, in particolare, un luogo che mi ha sempre incuriosito. In una zona nei pressi delle fortificazioni sono ancora riconoscibili i resti di quello che doveva essere un grande deposito di sacchi di cemento. Ne erano stati accumulati probabilmente centinaia. Con il tempo l’acqua e l’umidità penetrarono nei sacchi, facendo indurire il cemento e rendendo inutilizzabile buona parte del materiale. Ancora oggi se ne possono riconoscere le forme, quasi come una testimonianza pietrificata del cantiere militare.

Ogni volta che passo di qui mi pongo la stessa domanda: Quanta fatica sarà stata necessaria per portare tutto quel cemento fin quassù? In un’epoca senza le possibilità di trasporto di oggi, gran parte dei materiali necessari alla costruzione delle opere d’alta quota doveva essere movimentata con grandi difficoltà, anche mediante animali da soma. Immaginare centinaia di viaggi dei muli, lungo mulattiere di montagna, con i sacchi caricati sul dorso, permette di comprendere la dimensione dello sforzo logistico necessario per realizzare queste fortificazioni. E c’è quasi qualcosa di paradossale nel pensare che una tale quantità di lavoro possa essere servita per trasportare fin lassù una montagna di cemento che, dopo essere stata depositata, prese acqua e divenne inutilizzabile. Quei resti, apparentemente insignificanti, diventano così uno dei particolari più interessanti dell’escursione: non raccontano soltanto la storia delle fortificazioni, ma soprattutto la fatica delle persone e degli animali che contribuirono alla loro costruzione.

Quando passate di qui, fermatevi qualche minuto. Guardate quei vecchi resti e provate a immaginare il rumore degli zoccoli, i muli lungo la mulattiera e la lunga successione di viaggi necessaria per portare fin quassù ogni singolo sacco. Anche questa è archeologia della montagna.

Le grandi mucche e la memoria della montagna

C’è poi un piccolo aneddoto che mi ha particolarmente incuriosito. Durante la stagione dell’alpeggio, nella zona del passo si possono incontrare grandi bovini scuri con i loro caratteristici campanacci. Se si rimane qui abbastanza a lungo, si può osservare il branco spostarsi da un settore all’altro della montagna. Spesso è un animale a iniziare il movimento e gli altri lo seguono, alla ricerca delle zone dove il pascolo è migliore.

Un margaro della zona mi ha raccontato una cosa ancora più affascinante: gli animali conserverebbero memoria dei luoghi di pascolo frequentati negli anni precedenti e, quando ritorna la stagione dell’alpeggio, conoscerebbero già molto bene questi versanti e le zone migliori dove alimentarsi. È un piccolo racconto della vita d’alta montagna che vale la pena ricordare insieme alla geologia e alla storia militare di questi luoghi.

La mia proposta: due giorni invece di poche ore

Per vivere veramente questo giro, io lo organizzerei così:
– primo giorno: partenza nel pomeriggio da Entracque → salita in e-bike → lunga sosta ed esplorazione del geosito del Sabbione → arrivo al Bivacco Speranza → sistemazione della bicicletta → visita a piedi dei fortini al tramonto → cena → osservazione della Via Lattea e del cielo stellato;
– secondo giorno: sveglia all’alba → escursione a piedi verso una delle cime circostanti oppure, per gli escursionisti adeguatamente preparati, itinerario più lungo verso la Rocca dell’Abisso → ritorno al bivacco → recupero della bicicletta → completamento del percorso e lunga discesa verso Entracque.

Così non avrete semplicemente percorso 30 chilometri in mountain bike. Avrete esplorato un geosito, attraversato oltre 1.700 metri di dislivello, raggiunto i 2.620 metri di quota, visitato antiche fortificazioni, camminato su una cima all’alba, trascorso una notte in bivacco e osservato la Via Lattea. Avrete vissuto una piccola, autentica avventura nelle Alpi Marittime.

Giovanni Bertagnin

luogo ENTRACQUE