“Naturale” non significa automaticamente innocuo e, soprattutto, non significa privo di interazioni con i farmaci. Uno degli esempi più interessanti riguarda l’iperico, conosciuto anche come erba di San Giovanni o Hypericum perforatum. I suoi preparati vengono utilizzati soprattutto per disturbi dell’umore di lieve entità e possono essere acquistati sotto forma di prodotti vegetali. Proprio questa origine può farli percepire come qualcosa di molto diverso da un medicinale. Eppure l’iperico contiene sostanze biologicamente attive capaci di modificare il funzionamento di diversi farmaci, compresi alcuni contraccettivi ormonali.

Il problema nasce soprattutto dal modo in cui il nostro organismo metabolizza le sostanze che assumiamo. L’iperico può aumentare l’attività di alcuni enzimi, tra cui il CYP3A4, e di sistemi di trasporto coinvolti nell’eliminazione dei farmaci. In parole semplici, può spingere l’organismo a “smaltire” più rapidamente alcune molecole. Se tra queste ci sono gli ormoni contenuti in un contraccettivo, la loro concentrazione può diminuire e la protezione prevista potrebbe diventare meno affidabile.

Non si tratta soltanto di un’ipotesi di laboratorio. Gli studi disponibili hanno osservato, durante l’associazione tra iperico e contraccettivi orali combinati, una riduzione dell’esposizione ad alcuni ormoni e una maggiore frequenza di sanguinamenti intermestruali. Alcune ricerche hanno inoltre sollevato la possibilità di una maggiore attività ovarica. Le evidenze non sono identiche per tutti i preparati di iperico, ma sono sufficienti perché l’interazione venga considerata clinicamente importante.

Uno dei segnali che può comparire è lo spotting, cioè piccole perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra. Attenzione, però: lo spotting non significa automaticamente che la pillola abbia perso la sua efficacia e, al contrario, la sua assenza non garantisce che non ci sia stata un’interazione. Non può quindi essere utilizzato come una sorta di “test” per capire se la contraccezione stia funzionando correttamente.

Il problema riguarda soprattutto i contraccettivi ormonali il cui effetto può essere influenzato da farmaci che inducono gli enzimi epatici. Per questo chi utilizza la pillola o un altro metodo ormonale non dovrebbe decidere autonomamente che l’interazione sia irrilevante. Il rischio e le eventuali precauzioni possono variare in base al tipo di contraccettivo. La soluzione più sicura è comunicare sempre al medico o al farmacista l’assunzione di iperico e verificare se sia necessario utilizzare temporaneamente un metodo aggiuntivo, come il preservativo, oppure valutare un’alternativa contraccettiva.

C’è poi un altro aspetto poco intuitivo. Smettere di assumere l’iperico non significa necessariamente cancellarne l’effetto sull’organismo nel giro di poche ore. L’aumento dell’attività degli enzimi può persistere per alcuni giorni dopo la sospensione. Anche per questo è importante chiedere quanto a lungo mantenere eventuali precauzioni aggiuntive, invece di considerare concluso il problema con l’ultima capsula.

L’iperico, inoltre, può trovarsi in prodotti che chi li assume definisce semplicemente “integratori” o “rimedi naturali”. È proprio qui che può nascere l’equivoco: durante una visita si elencano i farmaci prescritti ma ci si dimentica di tisane, estratti e preparati vegetali. Dal punto di vista delle interazioni, però, ciò che conta non è se una sostanza provenga da una pianta o da un laboratorio, ma l’effetto che produce nell’organismo.

E l’iperico è tutt’altro che farmacologicamente neutro. Le sue interazioni non riguardano soltanto la contraccezione: può modificare l’azione di diversi medicinali, motivo per cui chi segue una terapia dovrebbe consultare un professionista sanitario prima di iniziarlo.

Se l’associazione con un contraccettivo è già avvenuta, soprattutto in presenza di rapporti non protetti, è opportuno chiedere rapidamente consiglio al medico o al farmacista. Potrebbe essere necessario valutare precauzioni aggiuntive o, a seconda dei tempi e della situazione, la contraccezione d’emergenza. Anche in questo caso è fondamentale riferire l’assunzione di iperico, perché può influenzare la scelta della strategia più appropriata.

La regola da ricordare è semplice: naturale non significa neutro. Una pianta può avere effetti farmacologici reali e, proprio per questo, anche interazioni reali. Quando in gioco c’è l’efficacia della contraccezione, quell’integratore apparentemente innocuo merita la stessa attenzione di qualsiasi altro medicinale.