Senza casa a 13 anni dopo la morte del padre, poi sopravvissuto a sparatorie, accoltellamenti e commozioni cerebrali prima di trovare la via nello sport. Dal 2018 è al servizio della campionessa bielorussa per gestire pressione e momenti difficili
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27 agosto – 14:25 – MILANO
Tra un concerto e l’altro, Jim Morrison si concedeva perle di saggezza divenute di ispirazione per chiunque. Tipo: “Vivo per dominare la vita, non per esserne schiavo”. Deve averne sentito parlare Jason Stacy, oggi preparatore atletico e mentale di Aryna Sabalenka (o meglio, dal 2018), ma ieri e ieri l’altro protagonista di centomila esistenze più o meno pericolose in giro per gli States. A partire da Tacoma, Washington, in cui si ritrovò senzatetto a soli 13 anni dopo la morte del padre, e successivamente vittima di almeno tre commozioni cerebrali per sparatoria, prima di venir salvato da una biblioteca e dallo sport. La sua vita è divenuta inevitabilmente un libro, “The Pressure Code”. Lui l’ha dominata eccome.
accoltellato—
Stacy ha usato l’autobiografia per raccontare i capitoli più dolorosi della propria gioventù. A cominciare dalla scomparsa del padre dopo la quale si ritrovò senza fissa dimora, in giro per lo stato di Washington a metà degli anni Ottanta quando la criminalità era all’ordine del giorno e la strada non appariva esattamente il miglior espediente per evitare i guai. Anzi: “Tre delle commozioni cerebrali che ho subito sono state causate da colpi di arma da fuoco. Sono stato accoltellato e mi hanno sparato. Mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, non per scelta ma per sopravvivenza. Un paio di volte è successo perché non volevo avere a che fare con la droga. Non avrei mai oltrepassato quel limite perché sapevo di dover rimanere fedele ai miei lavori a qualsiasi costo. Ho capito come uscire da quella vita orribile perché non sono sceso a compromessi coi miei principi”.

con sabalenka—
Mentalità che non è mai mancata a Stacy. Galeotto fu il jiu-jitsu, nel quale col passare degli anni il coach è diventato cintura nera. Poi si è formato come terapista sportivo, infine come coach, venendo a contatto con la squadra di football dei Seattle Sounders e con l’allenatore di Sabalenka di un decennio fa, Dmitry Tursunov. Lì ecco l’incontro con la bielorussa: “Era fisicamente forte, ma non aveva consapevolezza della propria struttura fisica. Se la cavava, ma non sarebbe durata. E poi c’era da lavorare sul controllo emotivo”. Un aspetto su cui la Tigre ha sempre sofferto, anche recentemente: al Roland Garros, dopo l’eliminazione contro Shnaider, si è fatta prendere dal nervosismo e ha dichiarato sconfortata: “Voglio lasciare il tennis adesso”. Frase di circostanza, certo, ma è anche su quello che Stacy lavora quotidianamente per allontanare le nubi e rispolverare le sole certezze. Un po’ come è accaduto a lui.
consapevolezza—
“The Pressure Code” è in uscita fra pochi giorni e il guru di Sabalenka sa che potrebbe diventare un successo editoriale. Stacy ha le idee chiarissime anche sui motivi che lo hanno convinto a scrivere la propria biografia: “Gran parte di quello che ho imparato l’ho appreso attraverso le avversità. E quindi ora voglio aiutare tutti a sviluppare resilienza e consapevolezza attraverso l’esperienza e il confronto. Non con un trauma, come è successo a me”.
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