Monica Bellucci è un’anima itinerante: ha cambiato vita, città e ruoli tantissime volte. Oggi, a 61 anni, la donna simbolo di un’eleganza italiana senza tempo guarda al suo percorso familiare, lavorativo e sentimentale con una serenità profonda. Da L’Appartamento – il film che cambiò la sua vita – a Malèna, Matrix e La Passione di Cristo, oggi trionfa al Festival di Locarno conquistando il Pardo come miglior attrice per il film Ketticè.



L’adolescenza e il ruolo di madre

Nel suo ultimo film – con regia di Giovanni Tortorici, in anteprima in Sicilia dal 27 agosto e in tutte le sale da 3 settembre – interpreta una madre incapace di comunicare con il figlio sedicenne. Un’età che la riporta subito al ricordo della sua giovinezza a Città di Castello, in Umbria, quando muoveva i primi passi nel mondo della moda: «A sedici anni sparivo per quindici giorni: Firenze, Milano, Parigi. Poi tornavo a scuola. I professori storcevano il naso, però mi facevano rientrare. Mi piaceva quel contrasto tra l’andare via dalla provincia per vivere qualcosa di completamente diverso e il tornare indietro», ha raccontato a Repubblica.


Oggi che le figlie sono cresciute – Deva ha 21 anni e Léonie 16 – anche il modo di scegliere i personaggi sul set è cambiato. Pensando a ruoli estremi e complessi del passato, come quello in Irréversible, l’attrice ammette che oggi ci penserebbe molto prima di accettare: «Quando hai figli ti poni molti problemi e anche la scelta dei personaggi cambia. Un film come Irréversible oggi sarebbe complicato… Da giovani si possiede una libertà diversa».


E se oggi proponessero un ruolo simile a sua figlia Deva, ormai avviata nella carriera artistica? Nessun ostacolo, solo grande rispetto: «La lascerei libera.

Ha quasi ventidue anni e fa le proprie scelte… ha una personalità precisa, un suo modo di raccontarsi e di scegliere artisticamente. Poi segue la propria strada. Ed è questo che mi piace».

L’amore e la discrezione con Tim Burton

Questa stessa libertà è stata sempre il motore dell’attrice, anche nella sfera privata. Bellucci ha sempre vissuto i sentimenti con grande discrezione, anche la storia d’amore con il regista Tim Burton, arrivata al capolinea senza mai finire nel vortice del pettegolezzo: «Nell’amicizia come in amore ci sono strade che si incontrano e restano unite per tantissimo tempo, magari per sempre. Altre fanno un tratto insieme e poi ciascuno riprende il proprio cammino. È la vita. L’importante è uscire arricchiti dal tempo trascorso insieme».



Lo sguardo sulle donne e la necessità dell’empatia

Bellucci pone anche l’attenzione sul mondo femminile: non solo tramite il personaggio che interpreta ora, che resta imprigionato «in un ruolo sociale e in una frustrazione dalla quale non riesce a uscire», ma anche con quelli interpretati in carriera. L’attrice riconosce di aver dato spesso il volto a donne segnate dalla sofferenza, un tema putroppo ancora attuale di fronte al quale invita a ripartire dall’educazione delle nuove generazioni: «Forse servirebbe più educazione civica. Accanto a matematica e storia bisognerebbe insegnare l’empatia, in famiglia e a scuola. Dove non c’è empatia c’è un mondo che fa paura. L’evoluzione tecnologica avanza a passi incredibili, mentre umanamente siamo ancora all’età della pietra».


E sulla presenza e la rappresentazione delle donne nel suo settore conclude: «Le donne stanno conquistando uno spazio importante, anche se la vera uguaglianza sociale è ancora lontana».




Ultimo aggiornamento: mercoledì 26 agosto 2026, 21:46





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