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Maurizio Perriello e Redazione Roma
Nel carcere di Rebibbia sono stati interrogati oltre dieci ore Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello. I legali: «Tavares disse loro di mettere una bomba sotto casa Ranucci». Il giornalista da Favignana: «Potrebbe essere la mia ultima uscita come conduttore di Report»
Hanno risposto «a tutte le domande dei pm» Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello, due dei quattro arrestati accusati di essere i presunti esecutori materiali dell’attentato contro il conduttore di Report Sigfrido Ranucci. «Non si sono sottratti, domani depositeremo istanza di attenuazione delle misure cautelari», hanno riferito gli avvocati difensori Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri.
«Potrebbe essere la mia ultima uscita come conduttore di Report. Siamo in attesa di una decisione, una decisione che ha una chiara matrice politica, ma io resisto fino all’ultimo». Le parole in serata del giornalista Sigfrido Ranucci, ospite a Favignana della rassegna «Odisee di ieri e di oggi».
Dieci ore di interrogatorio
L’interrogatorio è terminato alle 19, oltre 10 ore dopo l’ingresso degli avvocati nel carcere di Rebibbia. Già nella mattinata di giovedì 27 agosto i legali aveva confermato che i loro assistiti avrebbero soddisfatto i quesiti del pubblico ministero che ha richiesto i due interrogatori, fornendo la loro versione dei fatti e chiarendo «quale era la loro posizione e i confini del mandato».
«Non conoscevano Lavitola né Ranucci, ma solo Tavares»
«D’Avino e Passariello hanno avuto rapporti solo con Tavares. Hanno confermato che non volevano far male a nessuno e che non conoscevano Ranucci, né Lavitola», hanno precisato gli avvocati difensori.
«Tavares disse loro di mettere la bomba»
«Sono stati toccati i temi che già sapevamo», hanno proseguito i legali. «Il perimetro del mandato è quello della prima ordinanza (cioè la richiesta di Tavares di collocare dell’ordigno sotto casa di Ranucci, ndr), non i colpi di pistola».
«Per noi Ranucci è parte offesa»
L’avvocato Pagliarulo ha ribadito che «per noi Sigfrido Ranucci è parte offesa. Loro (gli esecutori materiali dell’attentato, ndr) non lo conoscono e nel corso dell’interrogatorio non sono state fatte domande su di lui. Se Ranucci sapesse o meno dell’attentato lo sta accertando la magistratura. Posso dire quello che leggiamo dagli atti e leggiamo che è la vittima».
«Rito abbreviato? È una possibilità»
«L’istanza che presenteremo sulla misura cautelare sarà per chiedere una sua attenuazione, se non una sua revoca, che secondo noi può essere accettata, a maggior ragione dopo l’interrogatorio di oggi. Questa è la nostra strategia nell’immediato. Per il futuro il rito abbreviato è una possibilità», hanno proseguito.
«Parlare di soddisfazione è una parola grossa, l’interrogatorio è un’attività che i difensori valutano sempre con attenzione», ha osservato ancora Genoroso Pagliarulo. «Diciamo che abbiamo superato questa delicata fase. L’interrogatorio secondo noi ha cristallizzato alcune posizioni difensive ed è un fatto positivo per i nostri assistiti, ma per dire se la loro posizione sia migliorata aspetteremo il processo».
Tavares: «Sono certo che sarò un uomo libero, non mi nascondo»
Nella stessa serata degli interrogatori agli arrestati, ha parlato anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Valter Lavitola, indagato per l’attentato. In esclusiva al Tg1 ha dichiarato: «Sono certo che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c’entro niente in tante cose, sono un lavoratore». Il reporter, ha aggiunto, «non l’ho mai conosciuto. Non è oggi non è domani ma torno a breve. Io torno, questa è una certezza».
«Non dobbiamo parlare del dottore (Lavitola, ndr), ognuno è responsabile di quello che fa e quello che dice. Non ho mai negato di conoscere qualcuno di loro (gli arrestati, ndr)», ha affermato ancora Tavares. «Ufficialmente non mi sto nascondendo, soprattutto non sono latitante. Se volessi essere latitante, c’è un Paese che non ha niente a che fare con l’Europa, vado in Russia. Là ho qualcuno che mi può accogliere». Poi si è rivolto direttamente a Lavitola: «Fatti forza ed esci dalla galera».
Aggravante mafiosa
«L’obiettivo di questo interrogatorio – ha aggiunto il legale – è anche cercare di far cadere l’aggravante mafiosa, di spiegare appunto dei dettagli utili», aveva sottolineato in mattinata Pagliarulo. I difensori ritengono infatti che l’aggravante mafiosa sia già venuta meno e che gli interrogatori possano offrire ai magistrati elementi decisivi per valutarne l’insussistenza.
«Riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa, ma che già da tempo sia caduta».
«Non dovrebbero restare in carcere»
Quanto alle accuse, il penalista aveva inoltre sottolineato che «la contestazione attualmente li vede indagati per strage, detenzione di materiale esplosivo e danneggiamenti». I difensori hanno poi contestato la necessità della custodia cautelare in carcere: «Secondo noi non dovrebbero stare in carcere, anche perché riteniamo che non ci sia l’aggravante mafiosa», hanno affermato prima di entrare a Rebibbia.
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27 agosto 2026 ( modifica il 28 agosto 2026 | 00:02)
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