Dolly Parton non entrerà nella storia soltanto per la musica. La cantante americana, morta a 80 anni dopo una breve malattia oncologica, lascia anche un’eredità sorprendente nella medicina e nella salute pubblica. A ricordarla è Nature, che la definisce una sostenitrice dei vaccini, dell’alfabetizzazione e delle comunità più fragili. (Nature)

La storia più sorprendente comincia nel 2020.

Mentre il Covid paralizzava il mondo, Parton donò un milione di dollari al Vanderbilt University Medical Center, in Tennessee, per sostenere la ricerca contro SARS-CoV-2. Da quella donazione nacque il Dolly Parton COVID-19 Research Fund. (Vanderbilt Health News)

Da allora si è spesso detto che Dolly Parton abbia “finanziato il vaccino Moderna”. La realtà è più precisa, ma non meno interessante.

Il suo fondo contribuì infatti a sostenere attività di ricerca del Vanderbilt collegate alle prime fasi dello studio del vaccino mRNA-1273. Il ricercatore Mark Denison spiegò che quelle risorse permisero di sviluppare test utilizzati per verificare se il vaccino producesse una risposta immunitaria potenzialmente protettiva. (Vanderbilt Health News)

E il contributo non è una leggenda nata sui social: il Dolly Parton COVID-19 Research Fund compare ufficialmente tra i finanziatori del primo studio clinico di fase 1 su mRNA-1273 pubblicato nel 2020 sul New England Journal of Medicine. Lo studio coinvolse 45 adulti sani e rappresentò uno dei primi passaggi clinici dello sviluppo del vaccino. (New England Journal of Medicine)

Quando una star diventa comunicatrice sanitaria

Parton capì però che finanziare la ricerca non bastava.

Nel marzo 2021 si fece vaccinare pubblicamente al Vanderbilt e invitò i suoi fan a fare altrettanto. In piena esitazione vaccinale, prestare un volto popolare e riconoscibile alla prevenzione significava portare la medicina fuori dagli ospedali e dentro le case.

È un punto che oggi la sanità dovrebbe ricordare: l’evidenza scientifica è indispensabile, ma se non viene compresa e considerata affidabile dalle persone rischia di non trasformarsi in salute.

La cantante continuò inoltre a finanziare la ricerca. Nel 2022 donò un altro milione di dollari al Vanderbilt per lo studio delle malattie infettive pediatriche, dalla resistenza agli antibiotici alle infezioni nei bambini con tumore, fino alla prevenzione delle grandi malattie infettive. (Vanderbilt Health News)

E poi c’è la pecora Dolly

C’è infine un cortocircuito curioso tra cultura popolare e storia della scienza.

Dolly, la pecora diventata nel 1996 il primo mammifero clonato da una cellula somatica adulta, prese il nome proprio da Dolly Parton. La cellula utilizzata proveniva infatti da una ghiandola mammaria.

Così il nome di una cantante del Tennessee è finito, per ragioni molto diverse, tanto nelle classifiche musicali quanto nei manuali di biologia.

Ma l’aspetto più attuale della sua storia è un altro.

In un’epoca nella quale disinformazione, diffidenza nei vaccini e distanza tra cittadini e istituzioni sanitarie possono trasformarsi in un problema di salute pubblica, Dolly Parton dimostra che la popolarità può essere utilizzata non contro la scienza, ma al suo servizio.

Non serve essere medici per contribuire alla salute. A volte servono soldi. Altre volte credibilità. E qualche volta, come nel suo caso, entrambe.

Fonti:

  • Nature, “Dolly Parton dies aged 80 – researchers celebrate her contributions to science”, 26 agosto 2026. (Nature)
  • New England Journal of Medicine, “An mRNA Vaccine against SARS-CoV-2 — Preliminary Report”, 14 luglio 2020. (New England Journal of Medicine)
  • Vanderbilt University Medical Center, Dolly Parton COVID-19 Research Fund e ricerca sul vaccino mRNA-1273, 23 novembre 2020. (Vanderbilt Health News)
  • Vanderbilt University Medical Center, donazione di un milione di dollari alla ricerca sulle malattie infettive pediatriche, 15 giugno 2022. (Vanderbilt Health News)