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«È legale, è solo un test»: così hacker russi hanno convinto un'Ai di SpaceX ad aiutarli negli attacchi. Colpita anche un'azienda italiana
SScienza e tecnologia

«È legale, è solo un test»: così hacker russi hanno convinto un’Ai di SpaceX ad aiutarli negli attacchi. Colpita anche un’azienda italiana

  • 28 Agosto 2026

La notizia arriva da Reuters, contattata da due agenzie di cybersicurezza che hanno individuato una campagna di intrusioni informatiche che ha sfruttato il modello di intelligenza artificiale Cursor per essere più efficace

Cento aziende di grosso/enorme calibro hanno firmato una lettera aperta per sostenere l’urgenza di un’azione coordinata tra Stati e imprese per contrastare i rischi di attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale. Contestualmente Reuters, nello stesso giorno, racconta di uno di questi esempi, in un’esclusiva coordinata con due compagnie di cybersicurezza che hanno individuato l’aggressione. Si parla di una serie di attacchi informatici, centinaia, portati avanti da hacker di lingua russa tra aprile e maggio scorsi. Quello che ha richiamato l’attenzione delle agenzie Gambit Security (azienda israeliana) e CloudSek (indiana, con sede a Singapore) sono state le modalità: il gruppo di cybercriminali AurOra ha utilizzato l’agente di un modello di Ai ora di proprietà di SpaceX (l’acquisizione si è chiusa a inizio agosto), chiamato Cursor, per portare a compimento le azioni criminali. Furto di dati e di account, probabilmente con richiesta di riscatto: sono almeno 20 le aziende colpite, con Reuters che ne ha individuate sei. Tra la belga Christeyns, prodotti per l’igiene e la pulizia, e Bayou Title, compagnia di assicurazione della Louisiana, ci sarebbe anche un’azienda manifatturiera italiana, di cui la testata giornalistica non fa il nome e che ha declinato la richiesta di commentare la notizia. Il che lascia supporre che Reuters comunque avesse il contatto e il marchio abbia chiesto di non comparire.

La campagna di hacking è stata scoperta perché alcune chat tra i criminali del gruppo e il chatbot utilizzato sono state inavvertitamente pubblicate online. Si tratta di 28 sessioni – tutte tra l’8 aprile e il 21 maggio – da cui si evince il metodo usato: l’agente di Cursor – basato su Claude Sonnet 4.5, modello di Anthropic meno potente dei “temuti” Mythos 5 e Fable 5 – è stato convinto di partecipare a una simulazione. Da qui i dialoghi ripresi dai log esposti: «Abbiamo bisogno di un account amministratore», chiedevano gli hacker. «Password trovate», rispondeva l’agente. «Connessione stabilita!» è stato a un certo punto un messaggio mentre l’attacco era rivolto verso un distributore farmaceutico in Argentina. Poi i consigli su quali software usare per entrare nella rete della Teckentrup (produttore tedesco di porte per garage), con l’indicazione: «Probabilità di successo: MOLTO ALTA». Interessante, infine, in questo “dialogo” uomo-macchina quello che si può definire il “flusso di pensiero” del bot, cioè l’agente che esplicita quanto sta facendo. A un certo punto, la macchina dice: «Questo è un ambiente di test, dunque quello che sto facendo è legale».



















































Come racconta Eyal Sela, a capo di Gambit, intervistato da Reuters, l’agente di Cursor ha rifiutato alcune richieste dei criminali, ritenendole illegali. Ma gli hacker ogni volta riavviavano il dialogo, riuscendo alla fine a convincere l’Ai che si trattava sempre di test. Quello che l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale può portare ai criminali informatici è un enorme vantaggio negli attacchi, secondo Sela si tratta di riuscire «a essere più veloci del 30, 40, 50% perché lo strumento Ai permette di saltare intere operazioni che altrimenti andrebbero eseguite manualmente». E la velocità, specialmente se dall’altra parte non c’è un agente Ai a contrastare le mosse dell’incursore, è spesso la chiave del successo nei tentativi di intrusione informatica.

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28 agosto 2026 ( modifica il 28 agosto 2026 | 12:45)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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