di
Marianna Peluso
Speculazioni anche per l’edizione 2026 del festival. C’è chi offre una capanna per pastori su due ruote. La rabbia degli addetti ai lavori: «Da vergognarsi»
Altro che suite vista mare. Cinquanta euro al giorno per dormire su una poltrona reclinabile per anziani, con lenzuolo a cerchi, cuscino e braccioli. Il bagno? Non è dato sapere dalle fotografie. Olivia Alighiero, addetta stampa cinematografica, è la destinataria dell’offerta che sembra una gag. Peccato sia tutto vero. La scenetta parte dalla ricerca di un alloggio al Lido di Venezia per l’83esima Mostra del Cinema, in programma dal 2 al 12 settembre.
«Quest’anno non ho più l’appartamento di sempre, quindi ho sparso la voce per trovare un’alternativa — spiega Alighiero —. Alla fine ho trovato, anche se a caro prezzo». Il messaggio continua a girare, finché arriva la foto della poltrona: «La mia prima risposta? Un punto interrogativo». La proprietaria conferma: sì, la affitta. Alighiero sta al gioco: «Mi trattengo. I familiari mi trattengono. Mi fingo interessata, 50 euro al giorno. Ma tutta la stanza». E qui arriva un’altra chicca: «Nella foto c’è anche un pratico attrezzo per fare un po’ di palestra. Forse per sgranchirsi dopo una notte in poltrona? Ha anche il vantaggio che puoi rimanere già vestito. Schiacci il pulsante e ti ritrovi in piedi, pronto per il Festival». Fin qui si ride. Poi molto meno. «Alla gentile signora ho risposto che siamo arrivati alla follia. Che si vergogni per questa speculazione senza ritegno».
Anche altri professionisti dello spettacolo descrivono una situazione sempre più difficile, per freelance e giovani giornalisti: alloggio, accredito, trasporti, pasti. C’è chi divide stanze, chi cerca lontano dal Palazzo del Cinema, chi valuta di rinunciare, perché non riuscirebbe a starci dentro con le spese. Il rischio è che la Mostra del Cinema diventi un appuntamento accessibile per pochi e che perda quella fascia di nuove leve che dovrebbero garantire il ricambio. Per fare qualche esempio pratico, le ricerche sui siti di ospitalità raccolte in questi giorni raccontano bene l’altra faccia del red carpet: dal primo al 12 settembre una villa al Lido viene proposta su Airbnb a 14.550 euro complessivi (poco più di mille auro al giorno). Allargando la ricerca compare addirittura una capanna per pastori su ruote, con due letti e bagno, a 334 euro totali. Economica, certo, ma in terraferma, non certo al Lido.
La poltrona da 50 euro è solo la punta di un iceberg su cui potrebbe sbattere la Mostra del Cinema. Tra gli addetti ai lavori c’è chi, con amara ironia, parla ormai di una «morte a Venezia»: non quella di Thomas Mann o di Visconti, ma quella di un mestiere in cui per lavorare bisogna prima pagare, sempre di più. I costi pesano su freelance e giovani giornalisti, con compensi spesso insufficienti per 11 giorni di kermesse. «Da ragazza, ho dormito in situazioni di fortuna (ma sempre dignitosissime) — dice ancora Olivia Alighiero – con altri ragazzi, divenuti poi, professionisti del cinema, artisti. Siamo cresciuti con Venezia. Il Festival più antico al mondo, non deve correre il rischio di invecchiare, di non avere più spazio per i giovani, di non creare nuovi spettatori o professionisti di questo meraviglioso mondo. Che non può esser chiuso in una bolla. Meno che mai di speculazione immobiliare».
Il rischio, denunciato da molti addetti ai lavori, allora, è che a forza di spremere il Lido di Venezia in questo periodo si finisca per rendere il Festival del Cinema sempre meno accessibile proprio a chi lo fa vivere e raccontare. E che il problema, tra qualche anno, non sia più trovare un appartamento al Lido, ma trovare ancora giovani professionisti disposti (e soprattutto in grado) di esserci. «Il Lido è preda di uno spasmo speculativo — avverte il post di Alighiero — che porta gli abitanti a offrire fra un po’ anche la cuccia del cane o magari una cabina sulla spiaggia».
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29 agosto 2026 ( modifica il 29 agosto 2026 | 08:00)
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