di
Marco Bonarrigo

La campionessa di boxe è tornata a combattere dopo i Giochi di Parigi: «Ho ucciso la vecchia Irma, adesso punto all’Olimpiade di Los Angeles»

SAN GIORGIO JONICO «A un certo punto ho capito che la vecchia Irma Testa doveva morire. L’ho uccisa, ho celebrato il suo funerale, l’ho sepolta con ogni onore».

Irma Testa, campionessa del mondo e bronzo olimpico nel pugilato, però lei è  viva e vegeta, con la medaglia d’oro dei Giochi del Mediterraneo al collo.
«Non avessi ucciso la vecchia Irma, adesso sarei una ex atleta che fa l’allenatrice o forse nemmeno quello».



















































Perché ha dovuto far fuori la vecchia Irma?
«Perché dopo i Giochi di Parigi non ero più un’atleta, non avevo più la testa di chi deve pensare solo a salire sul ring e combattere».

Cos’era successo?
«Mi ero fatta carico di responsabilità che non ero in grado di reggere. Ero diventata il simbolo della boxe femminile italiana e per ogni mia sconfitta o debolezza mi sentivo in colpa anche per tutte le mie colleghe. E la cosa a un certo punto si è allargata anche ai diritti delle donne. Sul ring serve concentrazione assoluta, totale. Non potevo più mantenerla».

E quindi ha mollato
«E quindi ho mollato. Per un certo periodo mi sono sentita persa poi ho cominciato a fare una cosa per me impensabile».

Cosa?
«Allenare i ragazzini».

Impensabile perché?
«Credo che la qualità più importante di un coach sia l’empatia. E io sono la persona meno empatica del mondo o almeno così credevo».

Però per sette mesi ha fatto su e giù tra Assisi e Roma.
«Ogni giorno: partenza in treno al mattino, due ore di viaggio, sei ore in palestra sulla Tiburtina, altre due ore per tornare».

Si è scoperta empatica?
«Non lo so. So di aver scoperto che vedere i ragazzi raggiungere i loro traguardi, i loro obiettivi personali, vedere la loro crescita mi appassiona molto e quindi ora sono tranquilla anche perché so che dopo ci sarà questa nuova carriera che mi aspetta, un futuro che pensavo di non poter raggiungere».

Parliamo di futuro remoto.
«Sì, perché quello prossimo sono le Olimpiadi di Los Angeles con l’obiettivo che mi sono posta fin da bambina: vincere la medaglia d’oro. Mancano due anni quindi pochissimo: tra sette mesi c’è il primo torneo di qualificazione».

Dove ha trovato l’energia?
«Me l’hanno trasmessa proprio i ragazzi quando stavo al loro angolo per guidarli. Ho capito che combattere mi mancava moltissimo e che volevo stare al posto loro».

Com’è stato il percorso di ritorno?
«Durissimo».

Perché?
«Mi allenavo da una vita con Emanuele Renzini, che ha lasciato me e la Nazionale. Ho trovato Roberto Cammarelle, un grande della boxe azzurra. È cambiato tutto nella preparazione. Ma soprattutto ho fatto una fatica fisica terribile, mi sono fatta male, operata e ho dovuto virare verso una boxe più aggressiva di cui non mi credevo capace. Oggi (ieri, ndr) contro la francese Zidani si è vista la nuova Irma».

Ce la descriva?
«Ho vinto il primo round e perso il secondo: io e lei eravamo esattamente allo stesso livello. La vecchia Irma si sarebbe fatta rodere dai dubbi non avrebbe mai avuto la forza di vincere anche il terzo».

Quindi Irma Testa la pioniera, la portabandiera, la ragazza che si fa portavoce dei diritti delle atlete non esiste più?
«Esiste ma chiusa nel cuore e nell’animo dell’atleta. Ogni volta che penso che sono le ragazze italiane a portare avanti la boxe azzurra e che quaranta tesserate alla Federazione su 100 sono donne sono orgogliosa. E c’è un’altra battaglia da portare avanti».

Quale?
«C’è chi vuole la boxe fuori dai Giochi. Le Olimpiadi senza pugilato non hanno senso: ben vengano le nuove discipline ma la nostra deve esistere. Sempre».

La lotta tra la vecchia federazione internazionale legata alla Russia e quella nuova creata dal Cio è stata senza esclusione di colpi ed è difficile da capire.
«Non ci ho capito nulla nemmeno io. Ho solo chiesto di essere avvertita a combattimento finito».

Cosa pensa dei test genetici sul sesso istituiti dopo le polemiche dovute alla presenza di Imane Khelif ai Giochi di Parigi?
«Che sono abituata a combattere con chiunque mi venga messo davanti, senza distinzioni».

Una posizione, un’apertura mentale che ha creato non poche polemiche, anche da parte di alcune sue compagne.
«Non è in discussione la mia apertura, piuttosto la chiusura di qualcun altro. Io penso semplicemente che nello sport nessuno debba essere escluso, che tutti ma proprio tutti debbano avere l’opportunità di giocarsela». 

29 agosto 2026 ( modifica il 29 agosto 2026 | 08:21)