Siamo nella seconda fase di un trauma. Inizialmente la rabbia prende il sopravvento. E così, a sentire quelle parole, i tifosi del Torino hanno scelto la via degli insulti. Quindi, a mente fredda, si analizza quanto successo. Il detto, il non detto. E in questo caso i ragionamenti sono distinti: uno va fatto sul detto, uno sul non detto. Perché se c’è una parte di gravità delle parole di Ruben Amorim, allenatore del Milan neoarrivato in Italia, che è ben visibile, un’altra necessita di un ragionamento, di guardare alle convinzioni che stanno dietro a quelle parole: “Va dato merito anche ad Abate perché ha fatto entrare Njie, che dovrebbe essere titolare. Ma credo che la società lo venderà. È davvero un ottimo giocatore”.

Torino FC v AC Milan - Serie A 2026/27

La gravità apparente: era davvero necessario?Il suo Milan domina una partita in cui il Torino capisce poco. Poi entra Njie e spariglia le carte sul tavolo. Con l’errore di Aboukhlal che grida ancora vendetta. E, in effetti, sembra corretto che Amorim sia stato toccato da questa situazione. E quindi giusto che, a giorni di distanza, colpito dal ragazzo, gli abbia fatto i complimenti. E quindi giusto che abbia fatto i complimenti anche ad Abate per la scelta di inserirlo. Inizia ad essere meno giusto il consiglio, probabilmente non richiesto, a un tecnico, sicuramente con meno esperienza… ma che non ha neanche di fronte Guardiola, per dirne uno. E sembra ancora meno giusto pensare di fare una correlazione su un giardino altrui: è un buon giocatore? Allora lo venderanno. Perché, in fondo, un allenatore portoghese appena arrivato in Italia, reduce da una sfortunata parentesi allo United, cosa ne vuole sapere? E insomma, certe volte pensare agli affar propri è più elegante.

La gravità del non detto: Amorim, appena arrivato, già sa…A mente fredda, però, c’è la possibilità di analizzare quelle parole. Ma non le parole, appunto, il non detto. Analizzare perché sono arrivate, da che convinzione prendono piede. Un allenatore portoghese che ha passato la sua intera esistenza a Lisbona, salvo un anno a riempirsi di grano in Qatar. Un allenatore uscito dai propri confini due anni fa per approdare in uno sfortunato periodo dei Red Devils. Un allenatore che si trova in Italia da poco più di due mesi… È possibile che abbia già questa convinzione? È possibile che in così poco tempo abbia già l’idea che se un giocatore è buono, allora non può stare a Torino? Certo, avrà bene a mente il calcio inglese e conosce l’importanza del soldo. Ma questo va oltre: parte dalla convinzione che se un giocatore è buono, la società lo venderà. Il Torino faccia qualcosa per invertire questa tendenza. Il Torino dimostri di non essere solo questo, di non meritare questa immagine. Lo faccia ora con Njie. E se lo venderanno, allora, avrà avuto ragione Amorim. E, ancora una volta, sarebbe una realtà inaccettabile.