Un paese che si divide intorno al calcio dopo aver conquistato i Mondiali negli Usa. I tifosi dell’Athletic fanno cori contro i loro giocatori con la Coppa, in Catalogna invece…

Improvvisamente, la Spagna si spacca attorno al calcio. Le pulsioni indipendentistiche di Catalogna e Paesi Baschi erano sopite da tempo, le braci parevano spente, e invece no. Il vento dei festeggiamenti dedicati ai campioni del mondo di De la Fuente ha inaspettatamente ravvivato fiamme che hanno colto di sorpresa il Paese. Fischi a Bilbao, omaggio cancellato al Camp Nou, cori contro la nazionale ancora al Camp Nou e al Sadar, lo stadio dell’Osasuna. 

IL CONTESTO—  

La seconda stella della Roja conquistata in America ha ovviamente spinto le squadre che hanno dato uomini a De la Fuente a celebrare la conquista del Mondiale nella prima partita disputata nel proprio stadio. Repliche della Coppa del Mondo alzate al cielo tra sorrisi e tripudi generalizzati. Tutto molto bello, giustamente. Fino a quando sabato 22 agosto a San Mames prima di Athletic Bilbao-Siviglia come annunciato alla vigilia una parte dello stadio ha fischiato Unai Simon, Nico Williams e Aymeric Laporte mentre camminavano verso il centro del campo con la coppa conquistata in New Jersey. 

LA PENA DEL CT—  

In tribuna anche il navarro De la Fuente, assai perplesso: “Ho provato una gran pena, lo dico chiaramente – ha commentato il ct della Spagna –. Sono stato nell’Athletic per 18 anni, l’ho tifato da quando ero bambino, lo considero un patrimonio fondamentale. Qui mi hanno insegnato che c’è una cosa che non si può perdere mai: il rispetto. Se tutti insieme partiamo da una base di rispetto sono certo che la convivenza sarà assolutamente facile e fattibile”. 

I CORI—  

L’Osasuna il suo campione del mondo, Victor Muñoz, l’ha venduto al Liverpool, quindi niente omaggi. Però al Sadar durante Osasuna-Levante hanno ritenuto opportuno cantare “Puta España y puta selección”, coro che è stato intonato anche al Camp Nou diurante Barcellona-Athletic Bilbao. 

OMAGGIO CANCELLATO—  

E qui arriviamo all’episodio più grave, e surreale, generato da questo cortocircuito tra calcio e politica. Prima della sfida tra baschi e catalani era previsto un super omaggio agli addirittura 11 campioni del mondo pronti a scendere in campo: il nuovo acquisto Rodri più Lamine Yamal, Pedri, Gavi, Dani Olmo, Cubarsí, Eric e Joan García da una parte, i già citati Simon, Williams e Laporte dall’altra. A 24 ore dalla sfida la celebrazione è stata cancellata dal Barcellona, che ha deciso invece di convertire la prima partita in casa della stagione in un omaggio alla “estelada” la bandiera non ufficiale simbolo dell’indipendentismo. 

VIOLENZA SPOPORZIONATA—  

E qui bisogna fare un passo indietro. Nell’attesa di Elche-Barcellona fuori dallo stadio la polizia ha picchiato con inusitata violenza un minorenne del Barça che aveva sventolato la suddetta “estelada” sotto il naso degli agenti. Provocazione puerile, reazione sopra le righe, indignazione generalizzata di fronte alle immagini registrata da uno dei tanti telefonini presenti in zona. Le manganellate al ragazzo sono apparse clamorosamente esgarate, e il Barcellona ha emesso un comunicato ufficiale di condanna dell’uso “sporporzionato” della forza da parte degli agenti fuori dal Martinez Valero. Il club ha anche espresso il proprio dissenso sulla confisca da parte dei poliziotti delle “esteledas”: “Simbolo legale” da sventolare come libertà d’espressione. 11.000 

BANDIERE—  

Da lì la decisione di annullare la festa agli 11 campioni del mondo e cambiarla con l’omaggio all bandiera prima di Barça-Athletic. Il club catalano ha fatto distribuire 10.000 “esteladas” prima della sfida con I baschi, che sono state sbandierate sugli spalti del Camp Nou: “Non è il contesto né il momento più adeguato” ha detto il presidente Joan Laporta commentando la cancellazione dell’omaggio ai suoi giocatori. Curiosamente il presidente del Barça era stato molto vicino alla nazionale in America, e la sua presenza alle feste organizzate dalla Federazione durante la fase finale del torneo a Los Angeles, Dallas e New York era stato molto apprezzato, commentato positivamente e considerato un evidente segnale di avvicinamento alla nazionale. Una squadra alla quale il Barça ha dato 8 elementi su 26. Ragazzi che hanno vinto il Mondiale ma che non hanno potuto ricevere l’omaggio dei propri tifosi per questioni politiche. 

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STRANO DEBUTTO—  

Chissà cosa ha pensato Rodri, capitano della Roja, madrileno e squalificato dalla Uefa per aver cantato a Cibeles insieme ad Alvaro Morata “Gibilterra è spagnola” durante le feste per la conquista dell’Europeo. Era la sua prima apparizione al Camp Nou, e il suo sincero nazionalismo si è scontrato con l’omaggio alla “estelada”, simbolo dell’indipendentismo, con la Spagna che si trova improvvisamente a fare i conti con una situazione che considerava superata, o quantomeno assopita.