A poco più di cento giorni dal suo insediamento ai vertici del Gruppo Ferretti, il nuovo amministratore delegato Stassi Anastassov traccia la rotta per il futuro del colosso della nautica di lusso inviando un memo al team manageriale in cui esplicita le sue “istruzioni per l’uso” e il proprio “business dna”. Nel testo l’amministratore delegato sottolinea che l’obiettivo primario affidatogli dal Board è “generare rendimenti superiori per tutti i nostri azionisti”, traguardo raggiungibile solo mantenendo l’azienda “finanziariamente forte, competitivamente forte e sostenuta da una squadra eccezionale di grandi persone Ferretti, a ogni livello dell’organizzazione”.
Nel delineare la propria filosofia di leadership, frutto di oltre quarant’anni di carriera, Anastassov individua sei punti cardine che definisce senza mezzi termini le sue “sei ossessioni”: la prima è la centralità assoluta del cliente, perché “in Ferretti l’armatore è il boss e il nostro compito è ascoltarlo”; la seconda riguarda la cura per brand iconici come Riva, Pershing e Ferretti Yachts, definiti “asset straordinari che richiedono attenzione, protezione e vera ownership per essere resi ancora più forti per la prossima generazione”.
La terza fa perno sui numeri e sui risultati economici, ricordando che “amo vincere, ma vincere significa crescita dei ricavi, degli utili e dei margini, perché nel business i risultati si vedono nei numeri”; la quarta riguarda un’innovazione tecnologica pragmatica, mossa dalla domanda “quale esperienza vogliamo far vivere ai nostri Armatori e quale tecnologia ci permette di crearla”; la quinta impone il massimo rigore operativo ed esecutivo, con l’ambizione di “alzare ulteriormente l’asticella dell’orgoglio professionale”; infine, la sesta ossessione è la meritocrazia totale, precisando di volere “un luogo in cui la performance conta e dove nessuno possa pensare che politica, anzianità o accesso al Ceo siano un sostituto dei risultati”.
Concludendo il messaggio ai suoi dirigenti alla vigilia della nuova stagione, Anastassov sprona la squadra al confronto aperto, spiegando che “voglio persone forti intorno a me che mi sfidino e portino idee migliori delle mie, ma ogni decisione che prenderò passerà sempre attraverso il filtro di queste sei ossessioni”.