Firenze, 30 agosto 2026 – Il 30 agosto del 1908 moriva Giovanni Fattori, ‘genio’ livornese dei Macchiaioli. Il primo naturalista che abbia dato una singolare fisionomia alla pittura italiana, tra ritratti, scene militari e paesaggi. Fattori è stato uno degli artisti più significativi del panorama figurativo europeo dell’Ottocento e ha saputo dominare tutti i generi pittorici. Dalle prime ricerche sulla macchia, che lo condurranno ad una vera e propria rivoluzione del tradizionale concetto di estetica ottocentesca, agli intensi ritratti, dai paesaggi en plein air ai soggetti di vita rurale, alle scene che esaltano la Maremma, simbolo di quel mondo contadino che Fattori amava e che contrapponeva alla disorientante modernità urbana. Su questi campeggia l’interpretazione dei soggetti militari, indagati sia nelle manifestazioni più solenni ed epiche delle grandi campagne delle Guerre d’Indipendenza, sia nei momenti più intimi della vita di guarnigione.
E ancora, gli studi di paesaggio della stagione di Castiglioncello, oasi di pace che lo accoglie alla morte della moglie Settimia Vannucci e gli restituisce slancio creativo. La narrazione attenta e nostalgica delle trasformazioni del tessuto urbano fiorentino, e i quadri che testimoniano l’incontro con la vitalità della Maremma, dove coglie, nella simbiosi tra uomo e animale, la traccia della propria anima insieme schietta e genuina. Gli animali per lui sono creature amiche, potenti e pacifiche.
La sua arte ha lasciato un’impronta indelebile anche sulla cultura del XX secolo, come documentano saggi critici e opere di artisti contemporanei come Ugo Ojetti, Emilio Cecchi e Giorgio de Chirico. Seguendo passo dopo passo Fattori, dai lavori della sua giovinezza fino a quando sboccia diventando un grandissimo artista, si presenta l’immagine di un pittore rivoluzionario. In primis perché si è sempre sentito un uomo del 1848, con un animo un po’ ribelle anche rispetto alla forma del Paese definitasi con l’unità. Ma fu rivoluzionario soprattutto in pittura. Capofila dei Macchiaioli sì, ma un artista in perenne trasformazione che non si è mai seduto, ma ha sempre mutato stile. E solo i grandi artisti hanno questa capacità di perenne metamorfosi capace di mettere in crisi i risultati raggiunti. Per questo è stato preso a modello da tanti artisti del ‘900. Le sue opere hanno ispirato anche importanti registi come Luchino Visconti, che ha utilizzato le atmosfere fattoriane nei suoi film sul Risorgimento, come Senso e Il Gattopardo.