La strana storia dei blaugrana che, perdendo spesso sul campo, cerca allora di comprarsi i migliori pezzi dei nerazzurri. Inutilmente: il club nerazzurro ha respinto anche questo tentativo dopo quelli a Bastoni e Lautaro
Giornalista
30 agosto – 17:14 – MILANO
Se non puoi batterli, allora prova a fare come loro. Oppure, ancora meglio, prova a comprarli. La letteratura e la vita sono piene di strani rapporti tra vittime e torturatori e, con una sana dose di ironia, si potrebbe scomodare la sindrome di Stoccolma per spiegare la curiosa attrazione del Barcellona verso l’Inter. Più i nerazzurri fanno male ai blaugrana sul campo, più fuori i catalani sembrano interessarsi agli interisti che li hanno fatti soffrire. L’ultimo della lista è Federico Dimarco, protagonista delle ultime notti europee da incubo vissute dal Barça quando ha incrociato il nero e l’azzurro. Questa settimana il club del presidente Laporta ha tentato una nuova mossa spericolata verso Milano: ha provato a capire se esistessero i margini per uno scambio sorprendente di mancini talentuosi, da una parte Alejandro Balde da dirottare verso l’Italia e dall’altra proprio Dimarco da spedire in Catalogna. L’idea è arrivata rapidamente sulla scrivania degli uomini mercato dell’Inter, ma altrettanto rapidamente è stata respinta con perdite, nonostante l’ipotetico guadagno economico a favore. Balde, laterale sinistro di 22 anni cresciuto nella cantera e spesso finito in passato nei radar interisti, sarebbe pure apprezzato, ma ancora più alta è la considerazione che a Milano hanno costruito per Federico Dimarco negli anni. L’Inter non pensa di privarsi del ragazzo di casa, svezzato sin da piccino a Interello, anzi lo considera incedibile. In più, sul suo futuro la società milanese sta ragionando in una direzione esattamente contraria a quella suggerita dal Barcellona: allungare il rapporto con l’Inter, non interromperlo.
il triplo no—
Rimane curioso che proprio il Barcellona abbia bussato ancora una volta alla porta del nemico, dopo aver di recente maliziosamente sondato il terreno per Lautaro Martinez e, ancora prima, in tarda primavera, essere entrato in approfondite discussioni per Alessandro Bastoni. Tre colonne dell’Inter, tre pilastri europei, come sanno bene i catalani, sulla cui pelle bruciano ancora le recenti disfatte di Champions. Il tentativo per il capitano risale a questo mese, agosto, quando la strada blaugrana verso Julian Alvarez si era fatta sempre più complicata per la resistenza erculea e indignata dell’Atletico Madrid. Al Toro era già successo in passato di avvicinarsi al Camp Nou, ma stavolta il ritorno di fiamma è stato particolarmente rumoroso, proprio per la necessità di Flick di arruolare un attaccante in tempi rapidi. A Milano, però, non si è mai aperta davvero una porticina, figurarsi una trattativa. Nessuna proposta concreta è arrivata in Viale della Liberazione e, soprattutto, il club nerazzurro ha fatto sapere a chi di dovere che Lautaro non è da considerarsi per nessun motivo sul mercato. Lo ha ribadito poi lo stesso presidente Marotta, appena ha avuto un microfono davanti, per farsi sentire forte anche all’estero. Se per l’argentino l’interesse è rimasto quindi soltanto in superficie, un pensiero ben più profondo era stato rivolto a Bastoni. Ancora prima dell’inizio del mercato, il Barcellona cercava un difensore mancino capace di costruire, avanzare palla al piede e giocare molto alto. Insomma, un profilo perfettamente cucito sul calcio del tecnico tedesco. Il corteggiamento, in questo caso, era stato assai concreto, con tanto di contatti tra i dirigenti catalani e l’entourage del giocatore. Se Bastoni aveva ascoltato con attenzione e dato al proprio agente il via libera ad approfondire la discussione, l’Inter non ha però mai mostrato alcuna intenzione di fare sconti. Sarebbe servita soltanto un’offerta top, a livello dei più grandi difensori europei. Anche per questo la storia ha preso un’altra direzione: Bastoni ha scelto l’Inter, l’Inter ha scelto Bastoni e il Barcellona non ha fatto saltare il banco col giusto assegno.
legame ancestrale—
Dimarco, Lautaro, Bastoni: proprio loro, incubi di Champions per i tifosi del Barça, ma profili adatti alla scuola catalana: i due mancini per abilità tecnica e gioco con la palla, il destro d’attacco per indole barricadera. Di recente c’erano tutti – il difensore, l’attaccante, il laterale – quando i blaugrana sognavano la Champions e poi finivano per incrociare la loro nemesi italiana. La ferita più fresca resta quella del 6 maggio 2025, una delle semifinali più folli che il pallone ricordi e, non a caso, con l’Inter tra le ruote. L’andata a Barcellona era finita 3-3: Thuram aveva segnato dopo appena trenta secondi e la doppietta di Dumfries, adesso, addolcirà i ricordi dei nuovi tifosi dell’olandese a Madrid. Al ritorno a San Siro i nerazzurri andarono sul 2-0 proprio con Lautaro e con il rigore di Calha, prima di subire la risalita furiosa dei rivali: Eric Garcia, Dani Olmo e Raphinha in gol. Il resto, però, è storia che sconfina nella leggenda: la scorribanda garibaldina nel recupero di Francesco Acerbi, il guizzo indemoniato nei supplementari di Frattesi, le manone di Sommer che tolsero il Pallone d’oro a Lamine Yamal e il solito corollario di polemiche arbitrali dalla Catalogna. Un trauma più leggero, ma comunque doloroso, era stato quello di due stagioni prima, 2022-23: un’altra doppia sfida Inter-Barcellona, stavolta ai gironi, sempre con dentro il pregiato trio nerazzurro finito successivamente nei pensieri catalani. Sempre Bastoni a guidare la difesa, Lautaro leader dell’attacco e Dimarco incursore di sinistra. Il 4 ottobre 2022 a San Siro decise Calha con un destro da fuori nel recupero del primo tempo, in una partita durissima, accompagnata dalle classiche proteste sull’arbitro. Ma fu, soprattutto, il primo passo verso il sorpasso nel girone. Otto giorni dopo, infatti, al Camp Nou, ecco servito un altro 3-3, con rete del Toro anche in quel caso ed eliminazione della squadra di Xavi. Da lì i nerazzurri sarebbero arrivati fino alla finale di Istanbul contro il Manchester City, due anni dopo avrebbero ripetuto lo stesso viaggio fino all’ultimo atto e raggiunto il Psg proprio grazie all’impresa contro Lamine Yamal e compagnia.
il peccato originale—
Ovviamente, alla base rimane il peccato originale, incancellabile e dolcissimo per i nerazzurri. Nella memoria niente supererà il 2010, l’anno in cui il rapporto tra queste due squadre gloriose è uscito definitivamente dai binari della normalità, dopo che nel precedente mercato estivo Eto’o era passato dalla Catalogna alla Lombardia e Ibra aveva fatto il percorso inverso. Basterebbe vedere il documentario su José Mourinho, da poco rilasciato da Netflix, per tornare a quella guerra dei mondi. Tra le immagini si vede anche un uomo col caschetto, che oggi allena a Milano, fermare con una scivolata irrazionale e magnifica Messi nel ritorno del Camp Nou dopo il 3-1 di San Siro. Sedici anni e altre due eliminazioni dopo, evidentemente, qualcosa di quel legame inconscio tra Barça e Inter è sopravvissuto: non solo ruggini, ma attrazione nascosta. Negli ultimi mesi, ora che Chivu da difensore carismatico è diventato allenatore di successo, il confronto si è spostato temporaneamente dagli stadi alle scrivanie e così il Barcellona si è fatto ingolosire da Bastoni, poi da Lautaro e Dimarco, tutti fedelissimi del tecnico romeno. Il problema, semmai, adesso è di un altro tipo: potrai pure provare a comprarli, i tuoi nemici, ma difficilmente convincerai questa Inter a lasciarli partire.
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