Roma, 30 agosto – Gli agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (Glp-1), ormai da anni protagonisti assoluti del mercato dei farmaci per il trattamento del diabete e la perdita di peso, potrebbero anche avere effetti positivi per la salute mentale, soprattutto per le persone con disturbo bipolare. È quanto emerge da una nuova ricerca della Griffith University, pubblicata su Acta Psychiatrica Scandinavica.
Alla base dello studio, l’osservazione che diabete, obesità e disturbo bipolare (significativamente diffuso: secondo gli ultimi dati Oms, colpisce una persona su 200, ovvero 37 milioni) spesso coesistono e potrebbero dunque condividere una fisiopatologia comune. Un ampio studio condotto da ricercatori svedesi e finlandesi, guidati dal professor Mark Taylor (nella foto), della Facoltà di Medicina e Odontoiatria della Griffith University (Gold Coast, Australia), ha analizzato i dati di quasi 15.000 persone affette da disturbo bipolare a cui erano stati prescritti farmaci Glp-1 nell’arco di 15 anni.
“Le persone affette da disturbo bipolare che assumevano semaglutide (principio attivo di farmaci Glp-1 come Ozempic e Wegovy) presentavano tassi di ricovero psichiatrico significativamente inferiori rispetto ai periodi in cui non assumevano farmaci Glp-1” ha affermato Taylor. “Questi risultati si aggiungono alle crescenti evidenze che suggeriscono che gli agonisti del recettore Glp-1 possano avere benefici che vanno oltre il trattamento del diabete e dell’obesità, e potrebbero rappresentare una nuova promettente strada per la ricerca sul disturbo bipolare.”
La semaglutide è stata associata a un rischio inferiore del 21% di ricovero ospedaliero psichiatrico. Lo studio suggerisce che la segnalazione del Glp-1 potrebbe contribuire a proteggere il cervello riducendo l’infiammazione, lo stress cellulare e altri processi biologici che sono stati collegati al disturbo bipolare. Ciò potrebbe potenzialmente migliorare la stabilità dell’umore e ridurre il rischio di ricadute.
La stessa correlazione positiva, con la riduzione del rischio di ricovero psichiatrico, non è invece stata osservata per i farmaci a base di liraglutide e dulaglutide, suggerendo che l’effetto “protettivo” dei farmaci Glp-1 potrebbe non valere per tutti i farmaci di questa categoria.
L’auspicio del team di ricerca guidato da Taylor è che i risultati della ricerca vengano ulteriormente verificati in uno studio clinico randomizzato e controllato.