La notizia è scientificamente interessante, ma deve essere interpretata correttamente. Gli esperimenti disponibili sono stati effettuati essenzialmente su cellule coltivate in laboratorio. Non dimostrano che consumare miele di corbezzolo possa prevenire o curare il cancro nell’uomo.

Che cosa è stato osservato

Il primo studio, pubblicato nel 2017 sull’International Journal of Molecular Sciences, ha confrontato il miele di corbezzolo con quello di Manuka. I ricercatori hanno applicato i due prodotti a cellule umane di adenocarcinoma del colon HCT-116 e a cellule metastatiche LoVo.

Entrambi i mieli hanno ridotto la vitalità delle cellule tumorali, ma quello di corbezzolo ha mostrato un’attività rilevante anche a concentrazioni inferiori. L’effetto aumentava con la dose e con la durata dell’esposizione. Nelle cellule neoplastiche cresceva inoltre la produzione di specie reattive dell’ossigeno, molecole che, oltre una certa soglia, possono danneggiare il tumore e favorirne la morte programmata. Studio del 2017

Una seconda ricerca del 2019 ha approfondito i meccanismi molecolari. Il miele ha rallentato la proliferazione, ridotto la capacità delle cellule di formare nuove colonie e bloccato il ciclo cellulare. Ha inoltre attivato l’apoptosi, una sorta di programma di autodistruzione che nelle cellule tumorali risulta spesso disattivato.

Tra i bersagli individuati figuravano EGFR, alcune proteine MAPK e diversi regolatori del ciclo cellulare. Le sostanze fenoliche maggiormente rappresentate erano il kaempferolo e l’acido gallico. Interessante anche il fatto che gli effetti sulle cellule sane utilizzate come confronto fossero limitati o assenti. Studio sul Journal of Functional Foods

L’esperimento insieme alla chemioterapia

Nel 2021 lo stesso gruppo ha studiato il miele di corbezzolo in associazione con il 5‑fluorouracile, uno dei farmaci utilizzati nella terapia del tumore colorettale.

Sulle cellule di adenocarcinoma e su quelle metastatiche, la combinazione ha ridotto la vitalità cellulare più del solo farmaco. Il miele sembrava aumentare la sensibilità delle cellule tumorali al 5‑fluorouracile, accentuando lo stress ossidativo e indebolendo le loro difese antiossidanti. Ricerca pubblicata su Food and Chemical Toxicology

Anche questo risultato, tuttavia, è stato ottenuto in provetta. Non autorizza a mangiare miele durante la chemioterapia con l’obiettivo di potenziarne l’effetto. Le concentrazioni applicate direttamente alle cellule non sono automaticamente raggiungibili nel colon attraverso l’alimentazione; digestione, assorbimento e metabolismo possono modificare profondamente le molecole contenute nel prodotto.

Perché non possiamo ancora parlare di cura

Manca il passaggio decisivo: la sperimentazione clinica su persone con tumore colorettale. Non sappiamo quale quantità dovrebbe essere assunta, quanta parte dei composti attivi raggiunga effettivamente il tumore, se esistano interazioni con i farmaci e se un eventuale beneficio sia superiore ai rischi.

Una revisione scientifica pubblicata nel 2026 conferma che diversi tipi di miele hanno prodotto risultati preclinici promettenti e, in alcuni studi clinici, hanno aiutato soprattutto a controllare effetti collaterali delle terapie, come le mucositi. Rimangono però irrisolti i problemi della standardizzazione dei componenti e della mancanza di grandi studi oncologici sull’uomo. Revisione scientifica del 2026

Ogni miele, inoltre, cambia in base alla provenienza geografica, alla stagione, alle condizioni ambientali e alla composizione botanica. Due vasetti con la stessa denominazione non contengono necessariamente le medesime concentrazioni di polifenoli.

Un alimento interessante, non un farmaco

Il miele di corbezzolo può rientrare, in quantità moderate, in una dieta equilibrata. Resta però un alimento ricco di zuccheri semplici e di calorie: non vale la regola secondo cui “più se ne mangia, maggiore è la protezione”. Particolare cautela è necessaria in caso di diabete, sovrappeso o terapie che richiedano un controllo rigoroso della glicemia.

Chi è in cura per un tumore deve inoltre concordarne il consumo con oncologo e nutrizionista, soprattutto durante chemioterapia o altri trattamenti. Non bisogna sostituire farmaci, chirurgia, radioterapia o programmi di screening con prodotti alimentari, per quanto naturali.

La ricerca sul miele di corbezzolo potrebbe aiutare a isolare molecole utili o a sviluppare, in futuro, nuovi coadiuvanti terapeutici. Per ora la formulazione corretta è una sola: ha mostrato attività antitumorale contro cellule del colon in laboratorio, ma non è stato dimostrato che curi o prevenga il cancro nelle persone.