di
Gaia Piccardi

Lo Slam americano offre occasioni a tutti: Zverev respinge la pressione, Cobolli ci crede. I dubbi di Alcaraz: «Voglio solo uscire sano»

Il tennis ricomincia a seimila chilometri dal grande malato costretto a trascorrere l’estate a Torino. Jannik Sinner al J Medical tra terapie al ginocchio e discorsetti motivazionali ai calciatori della Juve (il percorso di guarigione prosegue bene, conferma il suo ufficio stampa) e tutti gli altri a New York, dove oggi scatta un torneo così aperto da autorizzare l’idea più pazza degli ultimi dodici anni: quattro vincitori diversi per i quattro Major stagionali. Al maschile non accade dal 2014 e certo al rimescolamento delle gerarchie contribuisce la caducità dei predestinati. Con Sinner e Alcaraz a pieno regime, la finale di Flushing tra il migliore e il più bravo non avrebbe avuto quota. E invece per rivederli contro in uno Slam toccherà aspettare l’Australia a gennaio 2027, che pare lontanissima ma è dietro l’angolo.

Il favorito secondo il seeding è Sascha Zverev; è matematica, non è una sentenza. Qualche dubbio, non a caso, lo nutre anche lui stesso: «Sento di essere uno dei 128 possibili favoriti del tabellone…». Lo swing sul cemento, fin qui, ha detto che i giocatori in forma sono altri. Ben Shelton signore e padrone di Montreal (gli Usa non vincono in casa dal lontanissimo 2003), Arthur Fils di Cincinnati, parliamo di un classe 2002 e un classe 2004 che confermano il possente processo di svecchiamento in corso, un trend cui Novak Djokovic — bastian contrario come sempre — va in controtendenza. Alla straordinaria velocità di 39 anni, tre mesi e otto giorni il Djoker parte alla conquista del 25º titolo Major dopo aver conficcato le unghie sia su Melbourne (finale) che su Wimbledon (semifinale). È proprio a New York, nel 2023, che ha collezionato l’ultimo: chi chiama fuori Djokovic dalla rincorsa a uno Slam è pazzo, dice il saggio.



















































L’incognita più succosa si chiama Carlos Alcaraz. Non gioca un torneo dal 14 aprile; era la terra di Barcellona, da quel giorno è successo di tutto. La stella di Sinner è diventata una supernova (cinque Masters 1000 di fila), poi è implosa a Parigi, è tornata a splendere sull’erba di Londra, adesso fatica a riacquistare luce. «Auguro a Jannik di tornare presto — sorride Carlitos, portatore sano di felicità in giro per i courts —, mi mancherà». La sua sfida, all’Open Usa, non ha a che fare con risultati, statistiche o record. «Il mio obiettivo è divertirmi e uscirne sano». Occhio al primo turno, con l’imprevedibile russo Safiullin. Soltanto ricostruendo la fiducia giorno per giorno Harry Potter può ritrovare le sue magie. In allenamento ha perso set con lo spagnolo Merida e con Fils, nel misto con Serena è apparso timoroso di lasciare andare il dritto, comprensibile: «So che la scelta di venire a New York e giocare al meglio dei cinque set nel mio primo torneo dopo così tanto tempo è un rischio. Ma con il team ci abbiamo pensato a lungo: sono pronto. Era arrivato il momento di tornare».

E poi c’è Little Big Italy, l’Italia degli orfani di Sinner chiamati a non far rimpiangere il numero uno. Dieci azzurri in tabellone, compresi i tre qualificati (Francesco Guerrieri da Correggio, Francesco Passaro da Perugia, Federico Cinà da Palermo: siamo ben rappresentati). La punta della pattuglia è il finalista del Roland Garros, Flavio Cobolli, reduce dalla semifinale a Cincinnati battuto dal vincitore Fils ma killer del talento più cresciuto di tutta la stagione: Rafa Jodar, 19 anni, passato dal n.165 al numero 13 del ranking Atp in nove rutilanti mesi, assistito solo dal padre Rafa senior, ex professore di educazione fisica. Con il Cobollismo, cioè quell’atteggiamento da lottatore disposto a tutto che non si sente battuto in partenza con nessuno, Flavio sta scalando la classifica. Debutta, da n.5 del tabellone, con Comesana, diretto verso un ipotetico quarto contro Auger-Aliassime, il canadese con cui è avanti 3-0 nei precedenti. Se Cobolli non si farà più spaventare dal ruolo di favorito e se Musetti tornerà a parlare il suo tennis forbito, ci possiamo divertire.

Il buongiorno, come Italia, ce lo dà Jasmine Paolini scivolata al n.20 e finalmente tornata sotto la guida tecnica di un coach vero, lo spagnolo Marc Lopez, in campo oggi alle 17. A differenza del trono dei maschi, su cui Sinner resta saldamente seduto anche in contumacia, quello delle ragazze a New York traballa: Sabalenka in piena crisi di risultati, Rybakina, Gauff o Pegula nel derby americano possono tutte ambire al tetto del mondo. Manca Jannik, però non i temi.

30 agosto 2026