di
Dimitri Canello
Enego, nessun cartello a segnalare il cavo. La scoperta di un automobilista mentre attraversava la Piana di Marcesina per andare verso Grigno. Nel 2022 un ciclista morì dopo aver urtato un filo spinato in una valle vicina
Un filo di ferro teso attraverso una strada di montagna, senza cartelli, segnali o altri avvertimenti in grado di renderlo immediatamente visibile. Una situazione potenzialmente pericolosissima, scoperta da un automobilista lungo la stradina che da Malga Scura, nel territorio comunale di Grigno, in provincia di Trento, risale verso il fontanello della malga, nella parte settentrionale della piana di Marcesina. L’uomo, assiduo frequentatore dell’Altopiano di Asiago, si è trovato davanti l’ostacolo mentre percorreva la strada e ha documentato quanto accaduto con fotografie e video. «Ci sono quasi finito contro – racconta – con la macchina. È una cosa scandalosa. Non voglio nemmeno pensare a cosa potrebbe succedere se di lì passasse un ciclista». Una preoccupazione tutt’altro che teorica, considerando che la zona è frequentata anche dagli appassionati delle escursioni in bicicletta.
La morte di Pezzato
E proprio il ritrovamento di quel filo metallico riporta inevitabilmente alla memoria una tragedia avvenuta poco lontano. Nel luglio del 2022, in Val Maron, nel territorio di Enego, il ciclista bassanese Maurizio Pezzato, 63 anni, perse la vita dopo essere caduto lungo la strada forestale della Forcellona. L’imprenditore stava pedalando insieme a un amico quando finì contro una chiudenda realizzata con filo spinato, che secondo l’accusa non era adeguatamente segnalata. Nella violenta caduta riportò gravissime lesioni alle vertebre cervicali. Per quella vicenda Walter Dalla Palma, malghese di 51 anni di Enego, è stato condannato in primo grado a un anno di reclusione per omicidio colposo. Il pubblico ministero Hans Roderich Blattner aveva chiesto una condanna a due anni, sostenendo che il percorso fosse frequentato e percorribile e che vi fosse stata negligenza nella sistemazione del filo spinato. La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, ha annunciato ricorso in Appello. Secondo il legale Dalla Palma aveva recintato un’area demaniale seguendo le indicazioni ricevute e senza sapere che quel tracciato, nato dopo il disboscamento seguito alla tempesta Vaia del 2018, fosse nel frattempo diventato un percorso utilizzato anche da ciclisti e pedoni. «Nessuno si sognerebbe di tendere del filo spinato lungo una pista ciclabile», aveva sostenuto l’avvocato, ribadendo la posizione della difesa. A raccontare in aula gli ultimi drammatici momenti di Pezzato era stato l’amico Bruno Demo, che pedalava con lui quel giorno. «Era davanti a me di qualche metro e all’improvviso l’ho visto volare a terra, facendo una sorta di capriola su se stesso», aveva ricordato. Pezzato gli aveva detto di non riuscire a respirare e poco dopo aveva perso conoscenza. I soccorsi erano stati immediatamente allertati, ma ogni tentativo di rianimazione si era rivelato inutile.
La vicina Malga Scura
Il precedente rende dunque ancora più inquietante quanto segnalato lungo la strada di Malga Scura. La struttura è oggi gestita da un’azienda agricola di Montebelluna mentre i precedenti conduttori, una famiglia di Enego, hanno espresso sorpresa per la presenza del filo metallico. Sul tema della sicurezza intervengono anche le indicazioni generali adottate in materia di viabilità rurale e silvopastorale. Dalla Provincia autonoma di Trento ricordano come le normative comunali di polizia rurale privilegino generalmente strutture tradizionali e ben visibili, dalle chiudende in legno a croce di Sant’Andrea alle staccionate e ai sistemi con paletti verticali. Soluzioni che, anche grazie ai finanziamenti dello sviluppo rurale, puntano a ridurre l’impatto paesaggistico e a consentire il passaggio della fauna selvatica.
Gli accertamenti
Nel caso di Malga Scura, naturalmente, serviranno eventuali verifiche e sopralluoghi per stabilire caratteristiche, proprietà e regolarità della struttura. Resta però l’allarme lanciato dall’automobilista: quel filo, invisibile a chi arriva lungo la strada, può trasformarsi in un pericolo gravissimo soprattutto per chi percorre quei sentieri e quelle strade in bicicletta.
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30 agosto 2026
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