Recensione di
Simone Emiliani

giovedì 3 settembre 2026

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In un futuro non molto lontano dove i robot diventano sempre più presenti nella vita degli esseri umani Max, un ex-insegnante che è da sempre stata insofferente alla tecnologia, vive alla giornata assieme alla figlia Paula. La donna, che ha un pessimo rapporto con la sorella, cerca di risolvere i suoi problemi rapendo, con la complicità di Paula, Theo, un robot T-0 di vecchia generazione per rivenderne i componenti al mercato nero. Max gli insegna subito a infrangere le regole facendolo passare in metropolitana senza pagare il biglietto e a rubare in un supermercato. Viene però scoperta e portata in centrale dalla polizia. Ma soprattutto, dopo il furto, è costretta a separarsi dalla figlia che viene data in affido. Disperata, si mette alla sua ricerca trovandosi costretta a unire le sue forze con quelle di Theo.


Anche i robot hanno una memoria. In una scena di Un mondo meraviglioso, esordio nel lungometraggio del cineasta francese Giulio Callegari, Theo ha registrato alcuni momenti vissuti con Max mentre sono alla ricerca della figlia.

Segue così una tradizione, soprattutto del cinema statunitense, sui robot umanizzati, da Numero 5 di Corto circuito a David in A.I. – Intelligenza artificiale fino soprattutto al robot Wall-E dell’omonimo cartoon della Pixar con cui il robot di questo film condivide dei movimenti simili a un mimo del cinema muto. Non a caso, lo stesso Callegari ha indicato Chaplin come uno dei suoi modelli di riferimento, mescolandoli alla comicità surreale e astratta dei film con Pierre Richard.


Un mondo meraviglioso è una satira sociale che mette in contrapposizione la disillusione di Max, interpretata da Blanche Gardin qui decisamente sottotono e l’ottimismo di Theo. È proprio sul loro contrasto iniziale e poi sull’evoluzione del loro rapporto che si costruisce essenzialmente questa favola distopica, alimentata da brevi gag come, per esempio, quelle in cui la protagonista insegna al robot a infrangere le regole. Tra quelle più riuscite c’è la fuga in macchina dove Max ha fretta di scappare dalla polizia mentre Theo controlla la cintura di sicurezza e la posizione degli specchietti. Un mondo meraviglioso punta a recuperare le forme di un cinema artigianale senza effetti speciali e una dimensione umana che è però un po’ troppo costruita come la scena del ballo o la fuga con Theo travestito.
Resta poi ai margini la critica alla tecnologia e agli effetti dell’intelligenza artificiale e anche la prova di Blanche Gardin non dà al film quella scossa di cui avrebbe avuto bisogno. Inoltre, gli stessi personaggi secondari (il giovane medico, il benzinaio, la sorella di Max dipendente dalla tecnologia) sono appena abbozzati mentre avrebbero potuto interagire in modo più diretto con la storia.

La sua leggerezza, la sua dichiarata semplicità per evocare un futuro prossimo, rischiano di diventare quasi un esercizio di stile, spesso artificiale, che solo a tratti riesce ad uscire dalla sua monotonia. Non riesce così a valorizzare le sue idee più riuscite anche perché avrebbe avuto bisogno di quella scossa improvvisa, come l’irriverenza del cinema di Quentin Dupieux, che invece gli è spesso mancata. Così Un mondo meraviglioso non va oltre l’iniziale e naturale simpatia per l’operazione. Un po’ poco.

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