di
Stefano Montefiori

Secondo quanto rivelato da Le Parisien, una delegazione di alti dignitari avrebbe chiesto sabato alla società che gestisce la Torre di essere ricevuta soltanto da impiegati uomini: alle donne lavoratrici è stato chiesto di lasciare i propri posti o nascondersi in alcuni locali di servizio. Dopo un’assemblea, lunedì è partito lo sciopero

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI – La Tour Eiffel è rimasta chiusa lunedì «per ragioni operative», secondo la prima spiegazione ufficiale. In realtà, si è trattato di una protesta dei dipendenti, che si sono riuniti in assemblea e hanno deciso di non aprire ai visitatori perché sabato scorso erano stati invitati a «nascondere le donne», in occasione della visita dell’organizzazione religiosa hindù BAPS (Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha).

«Alle dipendenti della Tour Eiffel e delle aziende fornitrici è stato ordinato di rendersi invisibili – si legge in un comunicato dei sindacati -. A qualcuna è stato chiesto di lasciare la propria postazione di lavoro e di ritirarsi in alcuni locali, facendosi sostituire da colleghi uomini. A tutte le donne è stato ordinato di non attraversare determinate zone durante la presenza della delegazione hindù».



















































La direzione ha acconsentito alla richiesta dei leader hindù, che sabato hanno chiuso con la visita alla Tour Eiffel tredici giorni di festeggiamenti per l’apertura a Bussy-Saint-Georges, nei dintorni di Parigi, del più grande tempio hindù dell’Europa continentale. Quattordici carri hanno celebrato la cultura hindù nelle strade di Parigi fino ai piedi della Tour Eiffel, tra gli occhi incuriositi dei turisti. I problemi sono sorti quando i capi delegazione hanno chiesto di salire al terzo piano della torre, senza avere contatti con le donne

Invece di ottenere un rifiuto, sono stati accontentati.

In un comunicato pubblicato lunedì sera, la società di gestione della Tour Eiffel (SETE) fa mea culpa: «I rappresentanti della delegazione avevano chiesto che la visita del loro rappresentante spirituale fosse organizzata limitando le sue interazioni con le donne. Tali condizioni non avrebbero dovuto essere accettate. Non sono conformi né ai valori società, né ai principi di parità tra donne e uomini e di neutralità che devono prevalere nell’organizzazione delle visite al monumento. Nessuna considerazione protocollare, culturale o religiosa può giustificare una deroga al principio di parità tra uomini e donne».

La campagna per le elezioni presidenziali della prossima primavera sta conoscendo in questi giorni un dibattito intenso sulla laicità e la parità uomo-donna, dopo che la favorita Marine Le Pen ha promesso un referendum – se sarà presidente – per vietare il velo islamico non solo nelle scuole ma nelle strade e in tutti gli spazi pubblici. La sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon ha giudicato «una follia» questo progetto, e ha replicato annunciando che al contrario se andrà al potere abolirà l’attuale divieto di indossare l’abaya, la tunica islamica, nelle scuole. In questo clima, il fatto che le dipendenti donne della Tour Eiffel abbiamo dovuto sostanzialmente nascondersi, su richiesta dei religiosi hindù, ha provocato reazioni indignate.

La protesta dei dipendenti ha impedito a tanti visitatori che avevano già comprato il biglietto, spesso con mesi di anticipo, di salire sul monumento, e la direzione promette che il loro ingresso verrà garantito al più presto. 

Il sindaco socialista di Parigi, Emmanuel Gregoire, dice che «la parità tra donne e uomini non si fermerà mai ai piedi dei nostri monumenti storici, né in alcun punto di questa città. Deve valere ovunque, per tutte e per tutti, il malcontento dei lavoratori è legittimo». E l’ex premier Michel Barnier, deputato parigino, ha commentato che «in Francia non sono pratiche provenienti dall’estero a dettare alle donne come vestirsi o come comportarsi nello spazio pubblico. Le donne non si nascondono, non si cancellano». 

7 settembre 2026 ( modifica il 7 settembre 2026 | 20:00)