«Stasera voglio spegnere il cervello»

La giornata è finita. Abbiamo risposto a decine di messaggi, preso decisioni, risolto problemi. Finalmente ci sediamo sul divano. Potremmo leggere quel libro sul comodino da sei mesi o guardare il documentario che abbiamo diligentemente salvato tra i preferiti. E invece eccoci lì: due perfetti sconosciuti stanno litigando in un reality e improvvisamente conoscere il colpevole di un tradimento diventa una questione di interesse nazionale. Perché? La prima sorpresa è che l’attrazione per il cosiddetto trash non significa necessariamente avere un cervello pigro o poco sofisticato. Intrattenimento, rilassamento ed evasione sono motivazioni documentate nel consumo dei media. In uno studio su 816 giovani adulti dedicato alle sitcom animate, per esempio, divertimento e relax emergevano tra le principali ragioni della visione. Un lavoro italiano condotto durante il lockdown su 715 adulti ha invece osservato che ansia ed escapismo, cioè il desiderio di evadere temporaneamente dalla realtà, erano associati sia alla visione non problematica sia a quella problematica delle serie televisive. Il cervello, insomma, non si spegne affatto. Semplicemente, qualche volta preferisce un lavoro meno impegnativo.

Ma perché un litigio ci interessa tanto?

Reality, gossip e molta televisione “trash” hanno un ingrediente quasi infallibile: gli altri. Chi ama chi, chi ha mentito, chi è stato escluso, chi ha fatto una figuraccia. Può sembrare materiale di seconda scelta, ma le informazioni sociali hanno per il cervello umano un valore tutt’altro che secondario. Siamo una specie che costruisce continuamente giudizi su reputazione, alleanze, affidabilità e comportamento degli altri. La ricerca neuroscientifica mostra che le ricompense sociali coinvolgono circuiti cerebrali legati alla valutazione e alla ricompensa, tra cui lo striato. Alcuni esperimenti hanno persino osservato sovrapposizioni nella rappresentazione neurale delle ricompense sociali e monetarie. Non significa che una lite al Grande Fratello equivalga per il cervello a trovare cinquanta euro per strada. Significa che sapere cosa succede agli altri può possedere un valore motivazionale reale. E il gossip aggiunge un altro ingrediente: deve essere interessante. Esperimenti sul comportamento hanno mostrato che le persone erano più inclini a condividere informazioni quando riguardavano personaggi familiari e storie capaci di suscitare interesse.

Il piccolo premio del «vediamo cosa succede»

Poi c’è l’attesa. Chi verrà eliminato? Risponderà alla provocazione? Nel prossimo video succederà qualcosa di assurdo? Il cervello attribuisce valore non soltanto alle ricompense materiali, ma anche alle informazioni socialmente rilevanti e alla possibilità di condividerle. Studi di neuroimaging sulla diffusione delle notizie hanno trovato che la decisione di leggere e condividere contenuti coinvolge sistemi associati alla valutazione, alla rappresentazione di sé e alla comprensione degli altri. Ecco perché il trash prospera magnificamente anche fuori dalla televisione: clip, meme, commenti e polemiche permettono al contenuto di continuare a vivere nelle chat e sui social. Non guardiamo soltanto per sapere cosa è successo: guardiamo anche perché domani potremmo raccontarlo. La figuraccia di uno sconosciuto, in questo senso, può avere una seconda vita molto più lunga della prima.

Quando «spegnere il cervello» diventa scappare

Concedersi una serata di televisione leggera non è una diagnosi e non c’è motivo di trasformare ogni reality in una minaccia per la salute mentale. La distinzione utile è tra intrattenimento scelto ed evasione che diventa difficile controllare. Uno studio pubblicato nel 2026 su 1.421 studenti francesi ha individuato tre profili di spettatori di serie: la maggioranza mostrava modalità moderate, mentre circa il 15% apparteneva a un gruppo caratterizzato da forte motivazione all’evasione, maggiore disagio psicologico, perdita di controllo e indicatori di dipendenza. È un’associazione, non la prova che guardare molti programmi provochi quel disagio. Ma suggerisce una domanda più interessante di quante ore trascorriamo davanti allo schermo: perché lo stiamo facendo? Se un programma leggero ci diverte e poi torniamo alla nostra vita, sta facendo semplicemente il suo mestiere. Se invece ogni momento di noia, silenzio o preoccupazione deve essere immediatamente riempito, il problema potrebbe non essere ciò che compare sullo schermo, ma ciò da cui cerchiamo di distogliere lo sguardo. Così, la prossima volta che dopo una giornata complicata ci ritroveremo davanti all’ennesimo litigio televisivo, potremo almeno assolverci dall’accusa di aver spento il cervello. Il cervello è ancora acceso. Ha semplicemente scelto, per qualche minuto, il programma meno faticoso.

Boursier V. et al., Is Watching TV Series an Adaptive Coping Strategy During the COVID-19 Pandemic? Insights From an Italian Community Sample, Frontiers in Psychiatry, 2021.

Scholz C. et al., The Value of Sharing Information: A Neural Account of Information Transmission, Psychological Science, 2017.

Wake S.J., Izuma K., A common neural code for social and monetary rewards in the human striatum, Social Cognitive and Affective Neuroscience, 2017.

Litman J.A., Pezzo M.V., Familiarity with Interest Breeds Gossip: Contributions of Emotion, Expectation, and Reputation, Social Psychology, 2013.

Studio internazionale su 1.421 studenti francesi, Subtyping binge-watchers based on viewing patterns and motives: A latent class analysis, 2026.