Nel cervello di chi soffre di depressione maggiore, la produzione di nuovi neuroni nell’ippocampo – la regione cruciale per memoria e apprendimento – procede a rilento.
Non è detto, però, che questa difficoltà sia all’origine della malattia. A evidenziarlo è un atlante estremamente dettagliato dell’ippocampo umano adulto, realizzato da un gruppo di neuroscienziati della Columbia University di New York e pubblicato su Nature Medicine.
L’attenzione dei ricercatori si è concentrata sull’ippocampo poiché è una struttura che, secondo molte evidenze, conserva cellule progenitrici e popolazioni neuronali a differenti stadi di maturazione anche in età adulta. La neurogenesi in questa fase della vita resta dibattuta, ma l’ipotesi che qui continui un ricambio cellulare periodico è sempre più considerata plausibile.
Per mappare con precisione questo processo, gli autori hanno analizzato post-mortem il tessuto ippocampale di 30 individui, 11 dei quali con diagnosi di depressione maggiore. Il sequenziamento dell’RNA nei nuclei di quasi 500.000 cellule ha offerto una “fotografia” dell’attività genica di ciascuna cellula.
Poiché specifici set di geni contraddistinguono le diverse età biologiche delle cellule nervose, è stato possibile collocarle lungo il loro percorso di maturazione.
Dai dati emerge una traiettoria definita: dalle cellule staminali neurali si passa ai progenitori neurali intermedi, quindi ai precursori dei neuroni (neuroblasti) e, infine, ai neuroni immaturi.
Nei soggetti depressi è stata riscontrata una maggiore abbondanza di cellule staminali neurali e una minore presenza di neuroblasti rispetto ai controlli. In altre parole, le “carte” per avviare la neurogenesi ci sono, ma qualcosa sembra incepparsi nelle fasi intermedie del processo.
Nonostante ciò, la quota di neuroni immaturi non risulta ridotta, segnale che il meccanismo non è bloccato del tutto, bensì rallentato o alterato in passaggi specifici.
Lo studio non chiarisce se questa disfunzione contribuisca all’insorgenza della depressione – patologia che coinvolge anche altre aree del cervello – o se, al contrario, sia la malattia stessa a ostacolare la neurogenesi ippocampale.
Resta tuttavia aperta una prospettiva terapeutica: alcune vie biologiche identificate come potenziali responsabili del rallentamento (stress cellulare, alterazioni della plasticità sinaptica, attivazione del sistema immunitario) sono, almeno in parte, modulabili farmacologicamente.
Il atlante dell’ippocampo adulto costituisce così una base di riferimento preziosa per indagare i nessi tra neurogenesi e depressione e, soprattutto, per individuare nuovi bersagli di trattamento capaci di ripristinare un fisiologico ricambio neuronale.
