Mandraccio, la parola che ancora oggi designa l’insenatura più antica del porto di Genova, discenderebbe da un termine arabo che significa riparo: il luogo dove sostare al sicuro. Da quel rifugio, in 2500 anni, si è sviluppata una città che al proprio porto si è addossata, diventando una potenza navale. Il risultato, oggi, è una collezione di primati che raccontano una storia tra navi e mari. Il porto più grande d’Italia, con 7 milioni di metri-quadrati di piazzali a terra e altrettanti ettari di specchio acqueo, 22 chilometri di banchine, oltre 10mila lavoratori diretti, 30mila con l’indotto. Primo per numero di linee di navigazione, primo per movimentazione di container grazie soprattutto al terminal di Pra’. A vegliare su tutto, la Lanterna: 77 metri di torre rinascimentale, 117 se si conta lo scoglio su cui poggia, il faro più alto del Mediterraneo e il terzo più antico al mondo ancora in funzione, acceso ininterrottamente dal 1543.
Renzo Piano e il nuovo waterfront
Poi c’è l’altro porto, quello che i genovesi chiamano Porto Antico e che Renzo Piano restituì alla città nel 1992, per le celebrazioni colombiane. “Prima del ’92 il porto era separato dalla città”, racconta l’architetto genovese, “da allora Genova ha potuto ritrovare il suo contatto con il mare”. Da quella cura sono nati il Bigo, l’ascensore panoramico che issa i visitatori a 40 metri sull’acqua mimando la sagoma di una gru da carico, la Biosfera in vetro e acciaio arrivata nel 2001 per il G8, e l’Acquario, primato nel primato: il più grande d’Italia, con oltre 6mila esemplari distribuiti in 61 vasche.
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Il futuro passa sotto il Mediterraneo
Al futuro, lo scalo continua a pensarci in metri e primati: dal marzo 2024 è in costruzione il tunnel subportuale di Genova, il primo tunnel sottomarino mai realizzato in Italia, destinato a diventare il più grande d’Europa e il quarto al mondo per diametro. Il tracciato, che misura complessivamente 4,2 chilometri, di cui 3,4 interamente sott’acqua, collegherà il nodo di San Benigno, a ponente, con il quartiere della Foce, a levante. Il progetto prevede anche tre nuovi parchi pubblici e una rete di percorsi ciclopedonali destinati a restituire alla città il proprio waterfront, ricongiungendo idealmente la Lanterna al quartiere di Sampierdarena. Il costo dell’opera è stimato in circa un miliardo di euro, il risparmio in tempo di percorrenza, una volta a regime, in oltre un milione di ore l’anno. Apertura prevista entro l’agosto 2029.
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Sono nato a Napoli, non parlo in terza persona e non curo cose, oggetti, persone o animali. Ho studiato architettura tra il Politecnico di Milano e l’ENSA Paris-Belleville per poi laurearmi in Architettura delle Costruzioni. Mi sono occupato di allestimenti seguendo i progetti di NENDO, scrivo di grandi architetture e sto completando un dottorando in Composizione allo IUAV di Venezia. Nonostante questo, tutto regolare.

