di
Gaia Piccardi
Il campione Zverev, è una montagna troppo alta da scalare per Luciano Darderi, l’ultimo azzurro rimasto nel tabellone dell’Open Usa orfano di Jannik Sinner.
DALLA NOSTRA INVIATA
NEW YORK – Il sogno svanisce insieme all’ultima vagonata di pop corn al caramello che il popolo dell’Arthur Ashe, il centrale più grande dell’orbe tennistico, divora prima di tornare a casa. Non c’è stato spettacolo, tanto vale consolarsi con il comfort food. Per due set non c’è stata, a ben vedere, nemmeno una partita. Il campione del Roland Garros, Sascha Zverev, è una montagna troppo alta da scalare per Luciano Darderi, l’ultimo azzurro rimasto nel tabellone dell’Open Usa orfano di Jannik Sinner. Eppure, subito prima di quel trionfo Slam, Darderi aveva battuto Zverev a Roma, sull’amica terra battuta, due set su tre. Però questo, sul cemento americano, è un altro sport. Ed è un altro giocatore anche il tedesco, che continua la sua corsa nel tabellone: nei quarti di un torneo terremotato, mercoledì troverà l’olandese van de Zandschulp, vincitore in cinque set sul francese che non era riuscito a qualificarsi, e poi era stato recuperato come lucky loser, Arthur Gea. Ma non divaghiamo: queste sono le storie degli altri, a noi interessava il crash test ad alto livello di Darderi, che con gli ottavi a New York si arrampica a ridosso dei top 20.
Il match è un monologo in tre set di Zverev, favorito dal nervosismo che l’azzurro si porta dietro sul centrale di Flushing, un palcoscenico extra large che incute sacro terrore a chiunque. Luciano è nervoso, quindi falloso. Il break al primo gioco indirizza il set verso la Germania (6-2), è un’occasione sprecata anche la palla break che Darderi si procura sul 2-5 e che il n.2 del mondo, senza tremare, annulla scendendo a rete dietro un servizio robustissimo. Segue un set fotocopia (6-2), con Darderi costretto a strafare per ottenere il punto e Zverev, invece, a velocità di crociera, padrone di ogni zona del campo. Prova a cambiare la racchetta, Luciano, a fare qualche palla corta (le prime di molte), a cercare nel suo angolo, presieduto dal padre-allenatore, i consigli che non trova. Però gioca in apnea, l’equilibrio – quando c’è – è un’illusione, New York gli sfugge via tra le dita senza un gemito, come se le mille luci della città che non dorme mai fossero destinate – in base alla legge del più forte – a quell’altro. Nel terzo c’è più tennis: l’azzurro gioca più libero nella testa e nel braccio. Cancellate due mortifere palle break sul 5-5, nel game più lungo dell’incontro, l’italiano si issa al tie break. Lì, nella sliding door dell’incontro, prevale la forza del campione tedesco. E’ un ace di Zverev, il tredicesimo, a spegnere l’ultima speranza (7-3, 7-6).
Abbandonati dalla fragilità di Sinner, traditi da Musetti e delusi da Cobolli, ringraziamo Luciano Darderi da Buenos Aires, grinta argentina e nonno di Fano, a questo punto aspirante a una (meritata) convocazione in Coppa Davis, di averci tenuti vivi nel torneo degli altri fino. Restano Vavassori e Bolelli in doppio, certo, però da oggi l’Open Usa diventa una questione privata tra americani (Tiafoe, Michelsen, Shelton), un olandese (van de Zanschulp), un belga (Blockx), un russo attempato (Khachanov), un tedesco (Zverev) e l’iberico più magico di Spagna (Alcaraz). Respinti al mittente, attendiamo il ritorno del migliore.
8 settembre 2026 ( modifica il 8 settembre 2026 | 06:41)
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