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Stefania Ulivi, inviata a Venezia

La coppia nella vita si riunisce al cinema in «Bunker» di Florian Zeller

“Siamo molto bravi a tenere distinti lavoro e vita privata. Se ci capita mai di litigare? Nooo…”. Javier Bardem se la ride al fianco della moglie e collega Penélope Cruz. Approdati al Lido lunedì sera, hanno avuto i primi assaggi di accoglienza che si riserva a una delle coppie reali del cinema. Florian Zeller ha scritto per loro «Bunker», il thriller morale, con cui torna in concorso a Venezia (in sala da noi dal 21 gennaio), una delle coppie più ammirate e invidiate del mondo del cinema. 

Belli e di successo anche nel film, lui archistar, lei editrice, due figlie, una casa, a Londra, di quelle che si vedono sulle riviste di architettura. Quando lui riceve la proposta da un magnate della tecnologia – ogni riferimento a Mark Zuckerberg è tutt’altro che casuale – di progettare un bunker di extralusso alle Hawaii, lei mette in discussione il loro matrimonio, dopo 17 anni insieme. Quel dilemma morale _-assecondare i capricci dei nuovi faraoni che hanno fatto fortuna costruendo reti di connessione e ora vogliono chiudersi dal mondo – getta una luce diversa sulla loro vita in comune. Una bella sfida per i due attori spagnoli, per la nona volta insieme sullo schermo. 



















































La prima fu grazie a Bigas Luna, con Jamon Jamon, era il 1992, quindi Carne trémula di Pedro Almodóvar. Woody Allen si è accreditato il merito di aver visto scattare la scintilla sul set di Vicky Cristina Barcelona, loro hanno sempre ben difeso la privacy: il matrimonio nel 2010, la nascita dei figli: Leonardo (2011) e Luna due anni dopo. Nel frattempo le carriere di entrambi sono esplose ma ciò non li ha spinti a lasciare Madrid, né a nascondere opinioni politiche, sui temi caldi, dall’immigrazione alla Palestina: il cuore batte a sinistra. “Non avrebbe senso – dice lei – fare un film così che parla degli effetti delle azioni dei tecnocrati sulle vite delle persone, sulla manipolazione e disconnessione dal reale, sul rischio di perdere il contatto tra esseri umani e dire che non vogliamo parlare di politica. La cosa che mi fa piacere è che sempre di più i giovani si impegnano in politica, ho molta fiducia in loro”. 

Concorda Bardem. “Il bunker del titolo riguarda tutti, ci chiudiamo in rifugi anche invisibili per paura e più ci isoliamo e più siamo vulnerabili. Come artista so di avere le stesse convinzioni di tanti ma posso essere ascoltato di più, per questo parlo apertamente contro i rischi del Climate change, le politiche antiimmigrati e i genocidi in corso”.

8 settembre 2026