Rimasto un mistero matematico per oltre due secoli, ora i matematici Tristan Buckmeister e Levent Alpoge hanno dichiarato di aver trovato una soluzione sfruttando modelli di linguaggio. Secondo OpenAI, però, il contributo umano sarebbe stato minimo
Millennium Prize. È la definizione che si dà ai problemi di ambito matematico più complessi e difficili da risolvere, tanto che il Clay Mathematics Institute che si occupa di sostegno e diffusione delle soluzioni di problemi di questo ambito ai massimi livelli, ha istituito un premio da un milione di dollari a chi riesce a risolvere quesiti che appassionano, sfidano e ossessionano gli scienziati di tutto il mondo. Uno di questi sono le equazioni Navier-Stokes, un rompicapo che va avanti da oltre duecento anni. La notizia delle ultime ore è che un modello di OpenAI potrebbe aver raggiunto una soluzione finora sempre sfuggita agli scienziati umani. Con corollario di polemiche a seguire.
Ripartiamo dai fondamentali per chi non ha una formazione matematica di altissimo livello e non vive, per professione, tutto il giorno fra calcoli tanto complessi. Di cosa parliamo, quando parliamo di equazioni Navier-Stokes? Per capirlo dobbiamo fare un balzo indietro nel tempo fino alla metà del Settecento, quando Leonard Euler (quello che nei nostri libri di studio si chiama Eulero) elabora la prima equazione che descrive in modo efficace come si muove un fluido in condizioni ideali, ad esempio un flusso d’acqua senza tener conto di viscosità e altri tipi di resistenza fisica.
Questo primo passo è stato reso più complesso dalle equazioni di Claude-Louis Navier, ingegnere e scienziato francese, che è partito dal modello di Eulero sottoponendo però il comportamento di un fluido (movimento, accelerazione dopo una forza impressa sullo stesso) alla variabile della viscosità. Ovvero: come si muovono nello spazio due diversi flussi d’acqua sottoposti ad accelerazioni differenti e che vanno ad attraversare resistenze a asperità diverse? Nel caso di fluidi come il miele, c’è da tenere conto anche della viscosità interna: i diversi strati di miele si muoverebbero alla stessa velocità? Nel 1822 il contributo di Navier è stato fondamentale per la progettazione di impianti, macchine e edifici che lavorino o abbiano a che fare con i fluidi. Queste ricerche, già molto complesse, sono state poi espresse in modo più sistematico nelle equazioni di Gabriel-George Stokes, matematico inglese. Ma come dimostrare tutte le singolarità di comportamento di ogni tipo di fluido a seconda delle forze che interagiscono con esso, delle resistenze al suo movimento e delle direzioni che può prendere la sua reazione? Questo problema (o la cosiddetta «versione 3D» del problema, cioè quando il comportamento di un fluido viene studiato nello spazio reale) è irrisolto da più di 250 anni, appassiona e ossessiona scienziati e matematici di tutto il mondo.
Ma stando a quanto è emerso sul fronte AI nelle ultime ore, si potrebbe dire che era irrisolto. E la possibile soluzione, se verificata, porterebbe ad un enorme balzo avanti della scienza e a un enorme successo reputazionale alla società che ha sviluppato il modello di AI in grado di sciogliere uno dei misteri matematici del millennio, come è stato definito. Ed eccoci all’attualità stretta, quando Tristan Buckmeister, matematico della New York University, e Levent Alpöge, matematico e membro dello staff tecnico di Anthropic (l’azienda madre dell’AI Claude, per intenderci) hanno proclamato un risultato di ricerca che può portare alla soluzione delle equazioni di Navier-Stokes.
Secondo Buckmeister, la collaborazione con Alpöge, a titolo personale e svincolata da incarichi dei rispettivi datori di lavoro, è proseguita con difficoltà nell’ultimo anno per poi avere un’accelerazione positiva fra il 15 e il 22 agosto. In una sua dichiarazione Buckmeister parla della dimostrazione di un blow up (o rottura improvvisa) nel comportamento di un fluido sottoposto a una forza continua e regolare (quindi ad un evento non brusco o improvviso), il tutto in un periodo di tempo ben circoscritto, limitato. Per esempio: se sottopongo l’acqua a una forza regolare in un dato tempo, e questo porta a un’ accelerazione della velocità del gorgo d’acqua che si produce come conseguenza, ecco che quella velocità può aumentare e crescere all’infinito, una esplosione (blow up appunto) che però può essere misurata in modo matematico fino al suo punto preciso di rottura. Oltre, non c’è matematica che la possa campionare. Questo risultato porta alla soluzione di uno dei misteri da Millennium Prize che agitano il mondo dei matematici. Ma perché dopo mesi e mesi di lentezza il risultato a cui sono arrivati Buckmeister e Alpöge ha avuto un’accelerazione enorme fra il 15 e il 22 agosto? Grazie all’apporto dei modelli di AI di cui i due hanno fatto uso.
Tanto che da ore rimbalza ovunque la notizia, con polemiche al seguito, che sia stato un modello di OpenAI ad essere determinante per la soluzione dell’enigma matematico. Nella sua dichiarazione Tristan Buckmeister ammette di aver utilizzato, assieme al suo partner nella ricerca, sia l’AI Claude di Anthropic sia vari modelli di OpenAI (Codex, GPT-5.6 Sol e Astra, quest’ultimo il più potente di tutti e presentato come il più vicino di tutti all’AGI, l’intelligenza artificiale che può fare a meno della supervisione umana).
Ora che la possibile soluzione delle equazioni di Navel-Stokes (che deve essere ancora verificata del tutto in base al rigido protocollo scientifico Lean) è l’argomento del momento (e potrebbe essere la scoperta del secolo, specie se si pensa a tutte le applicazioni di ricerca ma anche di business a cui apre la porta), comincia la battaglia fra Buckmeister e OpenAI. Il matematico ha infatti denunciato come l’azienda di Sam Altman si sia messa ad proclamare che un suo modello di intelligenza artificiale è riuscito a provare il blow up (o reazione esplosiva) di un fluido sottoposto ad una forza esterna regolare, in breve tempo e con un documento finale di 100 pagine.
Avrebbe presentato in sostanza il risultato ottenuto come dovuto alla potenza della sua tecnologia. E avrebbe descritto il comportamento delle sue AI utilizzate dai due scienziati come molto autonomo, in sostanza come se avessero ricevuto solo l’input iniziale per poi procedere fino alla soluzione in autonomia. Secondo Buckmeister, OpenAI diceva di aver offerto un minimo aiuto umano all’azione dei due scienziati, quando poi emergerebbe che l’azienda Big Tech americana avrebbe dedicato un intero team a valutare i dati caricati per un anno da Buckmeister e Alpöge in particolare sull’AI Codex, senza mai chiarire ai due matematici se stesse addestrando le proprie macchine con i dati privati e riservati della ricerca.
Di più: Buckmeister denuncia le pressioni di OpenAI per rimuovere dai risultati della ricerca Levent Alpöge, perché dipendente della rivale Anthropic, richiesta definita «irritante» dallo scienziato che ha minacciato di rendere pubbliche queste richieste, ricevendo dall’azienda di Altman risposte tipo: «Vuoi rovinarti la carriera?». Particolarmente duro lo scontro telefonico con Sebastien Bubeck, informatico franco-americano che lavora per OpenAI, che ha definito «minimo» l’input umano dato al lavoro delle AI della sua azienda a cui attribuisce la straordinaria soluzione finale. E che insisteva per la rimozione di Alpöge, arrivando a dire al ribelle Buckmeister: «Se non vuoi che sia gentile, allora vuol dire che non devo esserlo».
Mentre il mondo della ricerca (e non solo) commenta la notizia della soluzione di un enigma matematico fra i più complessi di sempre, è dunque in corso un durissimo braccio di ferro fra uno scienziato umano, Buckmeister, e OpenAI che secondo la sua denuncia attribuirebbe ai suoi modelli di Ai la soluzione stessa. Un sorpasso inquietante, che ridefinirà il ruolo e il peso (professionale e contrattuale) dei ricercatori ad altissimo livello accademico, e quindi di tutte le filiere professionali che ne discendono.
E ancora nelle considerazioni di Buckmeister, torna l’episodio del 1997, quando il computer Deep Blue batté per la prima volta a scacchi il campione Garry Kasparov. La gara a chi arriva prima ad attribuirsi questa soluzione delle equazioni Navier-Stokes è in pieno svolgimento, tanto da aver costretto Buckmeister a pubblicare una documentazione da lui definita grossolana e incompleta del suo lavoro su questo problema, perché incalzato dalla concorrenza delle AI di OpenAI.
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8 settembre 2026
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