di
Stefania Ulivi
Raccolte 1500 firme per bloccare la presenza alla Mostra del Cinema di «chi sostiene il genocidio a Gaza»
Un invito esplicito a ritirare «l’invito a partecipare alla Mostra a Gerard Butler, Gal Gadot e a qualunque artista e celebrità che sostenga pubblicamente e attivamente il genocidio. E che invece quello spazio venga messo a disposizione di una nostra delegazione che sfili sul red carpet con la bandiera palestinese». È una delle richieste formulate, alla Biennale, da parte del gruppo di attori, registi e attivisti riuniti sotto la sigla V4P (Venice4Palestine), in risposta alla replica della Biennale di Venezia al primo documento, firmato da circa 1500 personalità del mondo del cinema a favore di una netta presa di posizione della Mostra sulla tragedia in corso a Gaza durante l’imminente 82esima edizione, in programma da mercoledì al 6 settembre. Tra i sostenitori Ken Loach, Jasmine Trinca, Carlo Verdone, Marco Bellocchio, Laura Morante, Abel Ferrara, Alba e Alice Rohrwacher, Toni e Peppe Servillo, Matteo Garrone, Valeria Golino, Mario Martone, Céline Sciamma, Audrey Diwan e Charles Dance, Fiorella Mannoia e Paola Turci.
Nella replica contestata si sottolinea «che la Biennale di Venezia e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica sono sempre stati, nella loro storia, luoghi di confronto aperti e sensibili a tutte le questioni più urgenti della società e nel mondo», e si ricordano inoltre le dichiarazioni del presidente Pietrangelo Buttafuoco e del direttore artistico della Mostra Alberto Barbera, alla presentazione di Venezia 82, quelle in occasione della Biennale Architettura 2025 e della Biennale Arte 2024, oltre alla lectio magistralis di Luciano Violante del giugno scorso.
Troppo poco a giudizio dei firmatari: «La comunicazione ufficiale della Biennale sceglie ancora di non menzionare la Palestina e il genocidio in corso, né tantomeno lo Stato di Israele che lo sta perpetuando. Se la Biennale vuole davvero essere un “luogo di confronto aperto e sensibile”, allora questo spazio deve essere innanzitutto uno spazio di verità. Apprezziamo ovviamente la presenza di film come The Voice of Hind Rajab della regista Kaouther Ben Hania, ma allo stesso tempo ci chiediamo come si può rendere omaggio a figure come Gerard Butler e Gal Gadot, protagonisti di un film fuori concorso, che sostengono ideologicamente e materialmente la condotta politica e militare di Israele».
Nella lettera odierna, firmata con la sigla Venice4Palestine, si esprime soddisfazione per i riscontri ricevuti dalle due sezioni autonome e parallele della Mostra, «sia quello solidale e propositivo ricevuto dalle Giornate degli Autori sia quello di apertura al confronto di Sncci-Settimana della critica». Inoltre si chiede che durante la cerimonia d’apertura della sia dato spazio a artisti e artiste palestinesi per portare una testimonianza diretta. Si esprime sostegno manifestazione Stop al genocidio-Palestina libera, indetta per il 30 agosto alle 17 al Lido promossa da diversi gruppi politici, collettivi e associazioni regionali e nazionali e sostenuta dalla rete Artisti #NoBavaglio e da tante realtà e firme del cinema. «Auspichiamo che la Biennale trovi la formula più adatta per favorirne lo svolgimento». Accanto alla richiesta di ritiro dell’invito a Gadot e Butler, si aggiunge quella «alla Biennale di esporsi con azioni e con posizioni chiare e che si impegni a interrompere le partnership con qualunque organizzazione che sostiene il governo israeliano, direttamente o indirettamente».
Mentre le due lettere fanno il giro della stampa internazionale, i firmatari sottolineano che «se sono bastate poche ore per radunarsi così in tanti, vuol dire che finalmente il cinema italiano ha scelto di stare dalla parte del popolo palestinese — aggredito e massacrato da decenni — e non riconosce più lo spazio per le mezze parole e l’equidistanza».
25 agosto 2025
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