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Cosa succede quando la più grande fabbrica di talenti della tv italiana intuisce che – forse – la sola musica non basta più a blindare gli ascolti? O almeno, non più come una volta? La risposta arriverà il prossimo 4 ottobre con il ritorno di Amici, pronto a rivoluzionare il proprio DNA attraverso l’ingresso a sorpresa di discipline come judo, boxe e pattinaggio artistico a rotelle.
Un restyling drastico che, sommato alle altre indiscrezioni dopo un’annata auditel non esaltante, porta a galla una verità ormai innegabile: il legame storico tra talent show e classifiche si è incrinato. Spinta dalle logiche di uno streaming che oggi corre a velocità doppie rispetto alla tv generalista, Maria De Filippi sceglie di cambiare pelle, spostando il baricentro sull’agonismo visivo e sul dinamismo atletico.
Per giudicare la scelta bisognerà attendere almeno il primo mese di rodaggio di una macchina nuova, con meccanismo, professori e soprattutto pubblico che potranno adattarsi. O annoiarsi. E poi saranno i numeri a parlare, inevitabilmente. In questa svolta strategica – se vogliamo coraggiosa – ci si domanda però se la musica si trasformerà in un semplice sottofondo per fare spazio al puro intrattenimento d’azione.
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Per comprendere davvero il senso di queste scelte, bisognerà attendere l’inizio del programma. Difficile pensare che una professionista come Maria De Filippi non abbia ben ponderato ogni minimo dettaglio. Una cosa è certa: gli ultimi dati, sia in termini di auditel, sia di vendite non hanno brillato.
Per il primo aspetto c’è da dire che, nonostante ascolti che altri programmi tv si sognano, sia la fase del pomeridiano che quella del serale hanno deluso. Per il pomeridiano (ovvero le puntate della domenica pomeriggio), la media di telespettatori è stata la più bassa di sempre: 2.958.000. Per il serale (sabato in prima serata) stesso discorso: media telespettatori più bassa di sempre (3.135.000), idem per la première e per la finalissima. Correre ai ripari era doveroso.
Lato vendite, grande delusione per i talenti di Amici. Nonostante il potenziale ci fosse (su Angie e Lorenzo le aspettative erano alte), i numeri sono tiepidi. Nessuna classifica, nessun grande numero neanche se – come avveniva negli anni passati – spinti dall’entusiasmo e dalla visibilità del programma.
Insomma: un restyling era doveroso, ora bisognerà capire quanto i cambiamenti saranno davvero efficienti non solo dal punto di vista dell’auditel ma anche di ciò che verrà dopo, considerando anche che ormai la frammentazione e lo streaming hanno avuto un impatto devastante sulla musica. Adesso, inevitabilmente, programmi come Amici cercano nuove narrazioni.
La metamorfosi del format era già in atto
Ovviamente non si può non tenere conto che già da anni una metamorfosi era stata avviata. Lo spazio riservato a discussioni e litigi era sempre più ampio, affidato ai professori, non più al pubblico parlante. Più reality e meno talent. Purtroppo. E poi i giochi durante il serale, per esempio il quiz game ‘Password’, con Alessandro Cattelan. Una parentesi che, comunque, poteva risultare piacevole anche per spezzare il ritmo incalzante della gara.
Le indiscrezioni di adesso parlano di un allievo per ciascuna nuova categoria con sfide e allenamenti quotidiani. Ciò che non si comprende ancora è come si inseriranno queste nuove discipline nel meccanismo del talent che, fino a questo momento, è stato abituato solamente al canto e alla danza. Ma in passato, ricorderanno i più attenti, anche con la recitazione. Da Fioretta Mari a Patrick Rossi Gastaldi: il programma vantava, in cattedra, nomi di tutto rispetto.
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Sì, è prematuro (e ingiusto) riservare taglienti critiche a queste scelte, tra l’altro ancora non confermate (ma neanche smentite) da parte del programma. Tuttavia, alcune riflessioni scaturiscono naturalmente.
Per esempio sarebbe stato interessante reintrodurre qualcosa che unisse il canto e la danza, come avveniva in passato, appunto. Ovvero il musical. E a parlarne è uno che il genere lo apprezza ma non lo ama. Eppure avrebbe avuto senso in quanto innanzitutto avrebbe portato la tradizione del teatro musicale nelle case di milioni di italiani. Non solo.
Il musical costringeva un cantante a recitare o un ballerino a misurarsi con la dizione, arricchendo il bagaglio espressivo dei ragazzi. Quindi la contaminazione tra le arti serviva a completare l’identità dell’artista, mentre l’ipotetico approdo di judo e boxe oggi risponde a una logica opposta: non più la crescita del talento, ma la ricerca della performance ad alto impatto visivo per trattenere uno spettatore sempre più sfuggente. Spettatore che, se pensiamo per esempio a una signora over 70, potrebbe rimanere impassibile. Mentre un giovanissimo, forse, lo troverà accattivante.
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Non solo nuove discipline ma anche alcuni nuovi ruoli. Innanzitutto, pare, Amadeus sarà il preside della scuola. Se confermato, si tratterebbe di un unicum. Che mansioni dovrebbe svolgere l’ex direttore artistico del Festival di Sanremo? Facile pensare che, complice anche il suo temperamento empatico ma autorevole, sarà un direttore d’orchestra capace di raccordare universi espressivi lontanissimi — dal canto al judo —, tracciare la rotta formativa e assumersi anche l’onere delle decisioni ultime nei casi limite. Una sorta di garante super partes chiamato a gestire i cortocircuiti tra i professori e a stabilire l’indirizzo della scuola quando il confronto si fa complesso.
Non finisce qui, perché si parlava anche di cantanti costretti ad avere già un progetto definito alle spalle. Così verrebbero di fatto esclusi i principianti. Insomma, se arrivassero oggi, le varie Emma o Alessandra Amoroso non esisterebbero.
Un tempo il programma funzionava come una serra in cui coltivare un talento grezzo nell’arco di nove mesi. Oggi è diventato un amplificatore: le case discografiche non investono più nel lungo periodo ma cercano prodotti pronti all’uso per il mercato. Per questo il paragone potrebbe comunque essere fuorviante. Il “si stava meglio prima” è più articolato: in 15 anni l’industria musicale è cambiata drasticamente.
L’ultima incognita riguarda i professori: solo 4 al momento sono davvero confermati e non si sa, soprattutto, chi giudicherà le altre categorie. La paura più grande, purtroppo, è che la musica – già in crisi – rimanga solo come contorno.
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