Un farmaco entra dalla porta del metabolismo e, a quanto pare, bussa anche a quella dei polmoni. Gli agonisti del recettore GLP-1, nati per controllare il diabete e diventati protagonisti nel trattamento dell’obesità, si presentano ora al Congresso 2026 della European Respiratory Society di Barcellona con un’ipotesi inattesa: nelle persone con asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva potrebbero essere associati a un minor numero di crisi respiratorie.

I numeri meritano attenzione, senza dubbio. Un gruppo dell’Imperial College London ha condotto quattro analisi parallele sulle cartelle cliniche elettroniche britanniche, ciascuna relativa a circa 20–22 mila persone che avevano cominciato una terapia con un agonista GLP-1 oppure con sulfoniluree, altra famiglia di farmaci antidiabetici. Il segnale più vistoso riguarda semaglutide: fra i pazienti con asma il suo impiego è risultato associato a quasi il 40% in meno di attacchi; nella BPCO, invece, le riacutizzazioni si riducevano di circa il 20%. È un dato che spicca. Non è ancora una prescrizione.

Perché il farmaco dovrebbe interessare anche il respiro? La prima risposta passa dalla bilancia: obesità, diabete e malattie respiratorie formano un intreccio fitto, nel quale il tessuto adiposo in eccesso modifica la meccanica polmonare e alimenta un’infiammazione sistemica capace di rendere l’asma più difficile da governare. Una recente analisi pubblicata sull’European Respiratory Journal ricorda infatti che le persone con obesità hanno un rischio di sviluppare asma superiore del 30–50% e, se la malattia è già comparsa, tendono a subire più riacutizzazioni.

Ma vediamo l’altra possibilità, quella più intrigante: il GLP-1 potrebbe non limitarsi a dimagrire il paziente e correggerne la glicemia. I suoi recettori sono presenti anche nel polmone e alcuni studi sperimentali hanno collegato la loro attivazione alla riduzione dell’iperreattività bronchiale e di diversi segnali infiammatori. Il metabolismo, insomma, potrebbe non essere l’unico regista della scena; una parte dell’effetto respiratorio potrebbe derivare da un’azione più diretta. Potrebbe: il condizionale, qui, non è un accessorio da congresso ma una cintura di sicurezza.

Del resto, il farmaco non arriva a Barcellona completamente privo di precedenti. Nel 2025 lo stesso gruppo aveva pubblicato su JAMA Internal Medicine uno studio condotto su persone con asma e diabete: aggiungere agonisti GLP-1 alla terapia con metformina risultava associato a un’ulteriore diminuzione di circa il 40% degli attacchi. In quella ricerca l’associazione non risultava modificata dal BMI, dal controllo glicemico o dal fenotipo dell’asma. Un primo indizio, dunque, al quale ora se ne affianca un altro.

E poi c’è la BPCO. In una coorte real-world di 4.479 pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva e diabete di tipo 2, chi assumeva GLP-1 aveva registrato nell’anno successivo circa il 16% in meno di riacutizzazioni rispetto ai controlli. Dal 16% di questa coorte al 20% delle nuove analisi, dall’asma alla BPCO, da una popolazione all’altra: il segnale comincia a ripetersi e semaglutide sembra profilarsi come il componente più interessante della classe. La tentazione di incoronarlo è comprensibile. Conviene però lasciare il trono ancora vuoto.

Il nodo è nel metodo. Le nuove analisi utilizzano dati della pratica clinica ordinaria: i ricercatori hanno osservato che cosa accadeva a persone trattate con medicinali differenti, senza assegnare casualmente semaglutide o una terapia di controllo. Gli aggiustamenti statistici possono correggere numerose differenze, non farle sparire tutte. Perdita di peso, gravità del diabete, accesso alle cure, aderenza alla terapia e altre caratteristiche dei pazienti potrebbero avere contribuito al risultato. L’associazione è promettente; la prova causale, invece, manca.

Per questo Chloe Bloom, che ha guidato lo studio, invita a non modificare le decisioni terapeutiche. Sulla base dei dati disponibili, semaglutide non è una nuova cura per l’asma o la BPCO e non dovrebbe essere prescritta a tale scopo al di fuori delle indicazioni attuali. Servono trial randomizzati, costruiti per misurare direttamente attacchi d’asma, riacutizzazioni della BPCO, funzione polmonare, sintomi e qualità della vita. Solo allora sapremo se quel quasi 40% appartiene davvero al farmaco oppure anche alle pieghe, sempre insidiose, della pratica clinica.

Il quadro che Barcellona consegna è dunque vivace ma incompiuto: un medicinale nato per il diabete, passato attraverso l’obesità, potrebbe allargare ancora il proprio raggio d’azione. Se i trial confermeranno il segnale, il GLP-1 avrà compiuto un’altra trasformazione sorprendente — dalla glicemia alla bilancia, e dalla bilancia al respiro.

Lee B, Cahill K, Bloom C. “The differential effects of GLP-1 based therapies in airways disease”. European Respiratory Society (ERS) International Congress 2026, Barcellona, 5–9 settembre 2026. Abstract OA5561. Dati congressuali real-world, non ancora pubblicati come studio peer-reviewed.

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