“Mia mamma dice sempre di non avere paura di aprire le porte, perché dietro una porta c’è sempre qualcosa di meraviglioso”. Un paio di anni fa Rita Rusić raccontava con queste parole il rapporto della madre Fiorella con la morte. Un traguardo che non sembrava spaventarla perché la considerava solo un passaggio verso un altro mondo. Ora che questa meta la mamma della produttrice l’ha raggiunta — la donna è scomparsa questo agosto dopo avere convissuto a lungo con una diagnosi di demenza senile —, viene da chiedersi quali siano stati i suoi ultimi pensieri. Di certo si conoscono le sue ultime parole, che sono state d’amore per le sue figlie, come ha raccontato Rita, parlando a Caterina Balivo nello studio del programma La volta buona.

La malattia della madre

“Mamma aveva una malattia cognitiva, soffriva di demenza dal periodo del Covid. Sono malattie che ti tolgono anche il funzionamento degli organi. Per me è stato orribile”, ha raccontato l’ex moglie di Vittorio Cecchi Gori, con cui per anni è stata in lotta per rivendicare la proprietà di un quadro di Basquiat, risultato per anni scomparso e alla fine ritrovato in Usa. “Quando ho accettato la malattia di mia madre ho capito esattamente cosa dovevo fare e come dovevo comportarmi. Non bisogna mai criticarli, bisogna assecondarli. Non bisogna alzare la voce. Mamma è stata felice“. Nel suo toccante racconto, la produttrice cinematografica non ha potuto fare a meno di trattenere le lacrime nel ricordare gli ultimi tempi, in cui la madre Fiorella si era fortemente aggravata e faticava a ricordare persino i nomi delle figlie.

Il trasferimento a Trieste e il ricovero a Roma

Come si apprende dal lungo racconto di Rita, la madre viveva in Croazia, ma a un certo punto la figlia aveva deciso di farla ricoverare a Trieste, dove “è rimasta tre settimane tra la vita e la morte”. Superato quel momento critico, la donna è stata fatta trasferire a Roma, in una “struttura specializzata dove si sono presi cura della signora in modo ineccepibile”. Una vicinanza che ha permesso alla produttrice di rimanere accanto alla madre fino all’ultimo momento: “Dio mi ha regalato quest’ultimo periodo con lei”, racconta commossa, senza dimenticare di ringraziare tutto il personale sanitario che si è preso cura di lei.

Gli ultimi giorni

Il racconto si fa intenso quando Rita ricorda gli ultimi giorni, quando le condizioni della madre sono peggiorate: “Ad agosto si è aggravata molto. Sono andata da lei e non mi ha riconosciuta, non era mai successo. Non riusciva nemmeno a dirmi come mi chiamavo, mi guardava come se fosse una cosa difficilissima”. “Sei Nella? Sei Fiorella?”, si chiedeva dubbiosa, facendo prima il nome della sorella e poi il proprio. Il giorno dopo un momento di lucidità che ha regalato alla figlia l’ultimo prezioso ricordo: “Le ho detto: ‘Mamma, sai chi sono?’. E lei mi ha risposto: ‘Sì, Rita mia’”. Rusić allora le aveva domandato: “Mi vuoi bene?”. “Ti voglio tantissimo bene”. Parole che Rita non potrà mai dimenticare: “È stato un momento bellissimo, ma durissimo”.

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Stefania D’Alessandro

Il cambio di cognome e la fuga dall’Istria

Quello raccontato dalla produttrice 66enne a Caterina Balivo è solo l’ultimo capitolo di una storia familiare difficile, iniziata nel secondo dopoguerra, quando nel 1964 la piccola Rita, che all’epoca aveva appena quattro anni, la sorella Lierka e i genitori si trasferiscono da Parenzo, in Istria (all’epoca Jugoslavia, ora Croazia), in Italia per sfuggire alle rappresaglie perpetrate durante il regime di Tito, che negli anni punì e perseguitò centinaia di migliaia di persone per la sola colpa di essere italiani. Vani i tentativi della famiglia di Rita di conformarsi, compreso il cambio di cognome da Rosselli a Rusić per volere delle autorità jugoslave.

La vita nel campo profughi

Partita con quello che aveva verso l’Italia e rimasta per tre anni presso un campo profughi per istriano-dalmati a Capua, la famiglia si trasferisce poi a Busto Arsizio. Durante la sua permanenza al Grande Fratello vip nel 2020, Rita ha rievocato alcuni momenti difficili della propria infanzia, vissuti insieme alla sorella Lierka: “La mia vita da bambina era stata felice fino a che non ci siamo trasferiti in un campo profughi in Italia. Dovevamo diventare brave, imparare l’italiano e le regole di questo Paese. E dovevamo meritarci la cittadinanza”.

Chevron Left IconChevron Right IconIl distacco dalla sorella Lierka

Al trauma dello sradicamento e della rientegrazione si è aggiunta la sofferenza per il distacco dalla sorella: “La parte più dura poi è quando sono rimasta sola perché hanno mandato via mia sorella in un collegio lontano. Ci vedevamo solo la domenica con lei, e mi portava dei dolci e cose dopo anni sono migliorate poi quando ci hanno dato una casa e per un po’ abbiamo potuto vivere come bambine normali”. In altre occasioni Rita ha raccontato: “Pur di stare con mia sorella mi sono trasferita, in collegio si stava bene, ma nel campo profughi abbiamo visto tante violenze e ho brutti ricordi“. Mentre a proposito del padre ha dichiarato: “Ho amato tantissimo mio papà e rimpiango ogni giorno di non avergli dedicato più tempo“.

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Elisabetta A. Villa

Il lavoro insieme per Vittorio Cecchi Gori

Agli studi da odontotecnico e agli esami alla facoltà di Medicina, dove però non si è mai laureata, Rita affianca le prime esperienze da modella e poi da attrice, prima di conoscere il futuro marito Vittorio Cecchi Gori. Per il produttore lavora anche la cognata Lierka finché la coppia non decide di separarsi, dopo vent’anni. In quel momento i rapporti si interrompono improvvisamente: “Mio cognato mi ha licenziato in tronco quando Rita gli aveva chiesto la separazione”, ha raccontato la donna qualche anno fa a Silvia Toffanin. Prima di aggiungere: “Non perdono Vittorio per come ha trattato Rita e i loro figli per più di 20 anni, ha fatto soffrire tutti e davvero tanto”. E il riferimento è ai nipoti Vittoria e Mario.

L’impresa con la sorella dopo la separazione

Se è vero che ogni dolore prepara a nuove felicità, Rita e Lierka decidono di fondare insieme The Rita Rusić Company, agenzia che ha prodotto diversi film di successo come Scusa ma ti chiamo amore e tanti altri, dimostrando come la sorellanza sia un legame più forte di qualsiasi altra unione.