L’ex ministro è tornato a fare il giornalista dopo le dimissioni dal governo. Dalla Francia però scrive editoriali per il Giornale del leghista Angelucci. Ma lui si definisce imparziale
Propaganda politica a spese dei cittadini. Gennaro Sangiuliano, capo della sede Rai di Parigi dopo le sue dimissioni dal governo in seguito al caso Boccia, fa ancora parlare di sé. Perché nonostante il suo stipendio pagato dalla tv pubblica (con tutti i benefit delle assegnazioni all’estero) dalla Francia ha anche vergato un editoriale sul caso diplomatico Salvini-Macron sul Giornale. Per quanto riguarda la collaborazione, in Rai non fanno un plissé: tutto in regola, autorizzato dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi, a cui tutti i direttori devono chiedere il via libera prima di aprire collaborazioni.
A domanda rispondono rimandando al precedente dell’ex direttrice Monica Maggioni, che aveva una collaborazione con la Stampa. Unico vincolo: Sangiuliano non può occuparsi nei suoi articoli dell’azienda per cui lavora. Mentre se scrive di argomenti che copre anche per la Rai non c’è problema. Tradotto: il Giornale può contare su un inviato in Francia stipendiato dal servizio pubblico.
Al di là della questione di opportunità, resta il tema del tenore dell’editoriale, ben diverso dal tono usato dal corrispondente nei suoi collegamenti. Dove, infatti, si limita a paragonare le due convocazioni dell’ambasciatrice italiana causate dalle irrequietezze di Salvini, raccontando che la conversazione di aprile tra il direttore generale del Quai d’Orsay e la rappresentante del governo aveva avuto «toni più soft». Tutt’altro l’approccio dell’editoriale, quasi ci si trovasse di fronte a un “dottor Gennaro & Mr. Sangiuliano”.
«Rigore e imparzialità»
«Sono mesi che Macron si è immerso in un iperattivismo sulla scena internazionale, secondo alcuni spesso velleitario, secondo altri per coprire le gravi difficoltà interne» scrive il corrispondente al quadrato, definendo l’atteggiamento del presidente francese «ondivago», rievocando il presunto schiaffo che avrebbe rimediato da sua moglie e paragonandolo al generale De Gaulle(con un risultato ovviamente negativo per l’attuale inquilino dell’Eliseo). Non esattamente un quadro lusinghiero. Sangiuliano cita poi un articolo elogiativo di Giorgia Meloni comparso su Le Monde e racconta i sondaggi poco favorevoli.
Esattamente gli stessi che aveva tirato in ballo Salvini: «Il presidente raccoglie il 19 per cento dei consensi» scrive. Per poi planare su una chiusa durissima: «È stridente il contrasto tra un nobile passato e le incertezze del presente». Quasi che Sangiuliano fosse tornato al 2018, quando in pieno governo gialloverde il suo Tg2 era diventato un fortino della Lega, denunciato a più riprese dall’opposizione in commissione di Vigilanza Rai dell’epoca. «Grave che sia pronto ad avere ruoli politici» diceva in particolare il segretario di commissione renziano Michele Anzaldi. Sangiuliano aveva steso una parte del programma di FdI e andava in onda ancor prima come opinionista pro-Salvini. Il direttore si era infatti con il tempo convertito sulla via del melonismo, continuando a frequentare palchi politici e ottenendo alla fine il ministero della Cultura in quota FdI.
Anche il rientro che lo ha visto cadere decisamente in piedi, nonostante la mancanza di conoscenza del francese, è stato agevolato dalla governance meloniana. Ora, però, Sangiuliano sembra essere tornato fedele al partito che lo aveva convinto all’inizio, e che soprattutto scalda il cuore dell’editore del Giornale per cui scrive: Antonio Angelucci, senatore della Lega. Il consigliere d’amministrazione Roberto Natale cita polemicamente l’intervista proprio al Giornale in cui lo scorso aprile Sangiuliano prometteva di riprendere «con rigore, imparzialità e fedele ai canoni del servizio pubblico» il suo mestiere e anticipa che proporrà la questione alla prossima riunione del cda: «Sembra che l’ex ministro non abbia ancora dismesso i panni dell’esponente politico». Avs intanto ha annunciato un’interrogazione in commissione Vigilanza – sempre bloccata – sull’editoriale del corrispondente. «Il contratto di servizio Rai e il Codice etico vietano conflitti d’interesse e impongono indipendenza e pluralismo» scrivono Angelo Bonelli e Peppe De Cristofaro.
Lungi da Sangiuliano, difeso anche da FdI, lasciar cadere le accuse nel vuoto: «Le mie corrispondenze Rai sono asettiche e ineccepibili secondo i canoni del servizio pubblico» ha detto, annunciando di valutare un’azione presso la Cedu. Il Pd denuncia «un modo singolare di intendere la professione giornalistica all’interno del servizio pubblico». Il dubbio su quanto possa essere indipendente un ex ministro del governo in carica ed editorialista di un giornale di proprietà di un parlamentare della maggioranza, però, resta.
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