Quando, a febbraio 2022, la Russia ha invaso l’Ucraina molti economisti occidentali hanno previsto un imminente crollo economico della Federazione per effetto delle sanzioni internazionali. Non è stato così. Nel 2024 l’economia russa ha evidenziato dati positivi e inaspettati, la Banca mondiale registra infatti una crescita del Pil del 4,3% con un’accelerazione rispetto al 4,1% dell’anno precedente. Questa crescita è stata sostenuta soprattutto dalla robusta domanda dei consumatori e degli investimenti, facendo emergere un nuovo ceto medio che ha beneficiato del buon andamento di alcuni settori industriali e dei generosi incentivi per chi si arruola.
Distorsione
Ora però le previsioni indicano una decelerazione significativa, sottolinea l’economista Giuseppe Russo, la Banca mondiale prevede una crescita del Pil russo dell’1,4% nel 2025 e dell’1,2% nel 2026. Analogamente, la Banca di Russia ha rivisto al rialzo la sua previsione per il 2025 all’1-2%, ma ha abbassato quella per il 2026 allo 0,5-1,5%. Questi dati suggeriscono che, mentre la Russia ha dimostrato capacità di adattarsi agli shock iniziali derivanti dalle sanzioni, la sostenibilità di tassi di crescita elevati sia limitata. La resilienza osservata nel 2024, rimarca Russo, «appare più come una distorsione dell’economia verso la produzione militare e una risposta a stimoli fiscali diretti, piuttosto che un’indicazione di salute economica a lungo termine». Mentre il conflitto si avvicina al suo quarto anno, l’economia è sotto pressione, tuttavia non c’è stata alcuna crisi. Anzi, per alcuni russi la vita è migliorata e quando finalmente arriverà un accordo di pace tra Mosca e Kiev gli economisti prevedono contraccolpi sull’economia, considerato il massiccio contributo della spesa pubblica militare, con relativo aumento della domanda e dei salari, registrato in questi ultimi anni. I maggiori beneficiari sono le aree industriali impoverite che hanno subito decenni di declino. Molte città e paesi più piccoli in Russia che facevano affidamento su un unico settore, come la difesa o la produzione manifatturiera, non si sono mai ripresi dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1991: «Queste aree hanno affrontato il declino e gli abitanti faticavano a trovare lavoro. Ma le strutture erano ancora lì», spiega al Telegraph Tatiana Orlova, di Oxford Economics. «Tutto è cambiato tre anni fa, quando il Cremlino si è resa conto di non poter concludere la guerra in tempi rapidi. Così ha iniziato a cambiare il corso dell’economia». Le strutture industriali dismesse hanno iniziato ad assumere nuovi lavoratori e attrarre investimenti, «le imprese si sono trovate a competere con altri settori per accaparrarsi manodopera e offrivano salari adeguati», afferma Orlova. Le fabbriche produttrici di beni di supporto alla guerra, dalle munizioni alle uniformi, hanno iniziato a lavorare su tre turni giornalieri. Nel frattempo, centinaia di migliaia di uomini in età lavorativa si sono arruolati nell’esercito, convinti dalle vantaggiose offerte economiche. «In un annuncio pubblicitario si propongono 8 milioni di rubli (74.000 sterline) per il primo anno di servizio militare, ovvero più di dieci volte lo stipendio medio, pari a 712.883 rubli (6.592 sterline) dell’anno scorso», segnala il Telegraph.
I salari
Così l’economia di guerra russa ha creato una nuova classe media nelle zone industriali più sviluppate del Paese, come dimostrano i dati salariali dell’ufficio statistico russo Rostat. Gli stipendi sono aumentati vertiginosamente nei settori legati allo sforzo bellico, mentre altre professioni solitamente redditizie in tempo di pace hanno subito un calo. Gli stipendi dei lavoratori che producono «oggetti metallici finiti» sono aumentati del 78% tra il 2021 e il 2024, il tasso di incremento più elevato tra tutte i settori professionali. Al contrario gli operatori sanitari, come dottori e infermieri, e i dipendenti dell’industria petrolifera hanno registrato la crescita più lenta, rispettivamente del 40% e del 48%. «Se si considerano gli insegnanti o i medici, l’aumento è molto inferiore rispetto al settore manifatturiero», rimarca Tatiana Orlova. Il presidente Vladimir Putin, scrive il Telegraph, «ha effettivamente fatto ciò che Donald Trump ha promesso agli elettori americani: creare in massa posti di lavoro ben retribuiti nelle fabbriche nelle zone più povere del Paese». A beneficiarne sono i lavoratori con bassa scolarizzazione e scarse competenze. «Queste persone vivono in regioni sottosviluppate. Lavorano in settori un tempo poco performanti. Non hanno un’istruzione superiore. Ma ora queste risorse e competenze sono richieste», afferma Ekaterina Kurbangaleeva della George Washington University di Washington. «Stanno guadagnando stipendi più alti. I loro risparmi stanno aumentando. E stanno anche ottenendo rispetto sociale».
Arruolamento
È un buon momento per essere un operaio in Russia, tuttavia i veri guadagni arrivano se si sceglie l’esercito. «Quando un uomo si arruola con un contratto militare, prima di tutto riceve un bonus e inizia a percepire uno stipendio mensile. Gli stipendi sono dignitosi. Si aggirano intorno ai 2.000 dollari al mese. Tutto quel denaro ha iniziato a confluire principalmente nelle regioni russe, perché nelle grandi città la gente è meno propensa ad arruolarsi a contratto», sottolinea Orlova. Ai soldati vengono offerti sostanziosi incentivi economici, che vanno dai bonus di arruolamento alla cancellazione dei debiti. «Le regioni russe hanno fatto a gara per ingaggiare personale con contratti militari. Hanno ricevuto obiettivi dall’alto e hanno dovuto rispettarli». Stando a un nuovo rapporto dell’agenzia di rating russa Acra, dal titolo «Cambiamenti strutturali nell’economia russa nel 2022-2024», a partire dal 2022 la situazione finanziaria ha subito cambiamenti strutturali che hanno influenzato praticamente ogni aspetto della vita nel Paese. Tanto che il Cremlino e la Banca di Russia parlano di una «trasformazione strutturale». Di fatto, settori come la pubblica amministrazione, l’edilizia, la produzione militare e l’informatica sono cresciuti economicamente, mentre quelli sanitario e della vendita al dettaglio, su tutti, hanno sofferto. L’aumento economico maggiore, pari al 18,5%, si è registrato nel settore della pubblica amministrazione, che ha iniziato a espandersi nel primo trimestre del 2022 e ha continuato a crescere, con un ritmo in accelerazione nel 2024. Le spese complessive sono aumentate di quasi il 50%, mentre la spesa per l’amministrazione governativa è aumentata di quasi 2,5 volte. Il secondo settore che è cresciuto in modo significativo dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina è quello dell’edilizia, con un incremento del 15% in tre anni. Nel 2024 è stato raggiunto il picco e ora sta iniziando un lento declino, dopo il lavoro incessante delle attività edilizie per ricostruire gli edifici distrutti nei territori ucraini occupati, per sviluppare strutture industriali in grado di supportare l’espansione della produzione militare e sopperire alle importazioni.
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