di
Valerio Cappelli
I due personaggi si sono spesi a favore dell’esercito di Tel Aviv, lei, ex Miss Israele, al servizio militare è stata istruttrice da combattimento ; lui, scozzese, fa raccolte fondi per l’esercito di Nethanyahu
Si parla solo di questi due. Il controcanto, bersagliati dall’inchiostro dell’appello, porta il nome di Gal Gadot e Gerard Butler. Non invitateli, la loro presenza è inappropriata, chiedono alla Biennale i firmatari, attori e registi del cinema italiano, che si sono attirati anche forti critiche. G & G, Gal e Gerard: attenti a quei due. Sono nel cast che affolla
In the Hand of Dante
del visionario Julian Schnabel, forte di un cast che annovera pezzi da novanta, Martin Scorsese e Al Pacino, John Malkovich e Jason Momoa, Oscar Isaac e i nostri Sabrina Impacciatore e Franco Nero, il quale nel film viene ammazzato proprio da Butler.
Altro che George Clooney e Julia Roberts, lui veterano al Lido e lei al debutto veneziano. Quando l’ideologia sovrasta il cinema lo schermo è buio… Oggi i nomi sulla bocca di tutti sono quelli di Gal Gadot e Gerard Butler.
Gal lo scorso 17 agosto si è unita alle famiglie degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas, mettendo la priorità nei negoziati per il loro rilascio. Ex Miss Israele a 18 anni ed ex Wonder Woman, un nonno sopravvissuto ad Auschwitz, vive in Israele con la famiglia, nel 2005-2006 ha prestato il servizio militare obbligatorio, dove ha imparato «disciplina e rispetto», divenendo istruttrice di combattimento, e nel 2014 ha posato per un servizio fotografico delle forze armate intitolato «le soldatesse più sexy del mondo».
Non ha mai nascosto il suo pensiero pro governo di Tel Aviv, al punto che il set londinese di un suo film è stato messo sotto protezione dopo che attivisti ProPal aveva cercato di bloccarlo, sostenendo che lei si stesse prodigando per «normalizzare i crimini di guerra». Su Instagram ha scritto: «Mi schiero con Israele e dovreste anche voi, il mondo non può sedersi sulla recinzione mentre atti orribili stanno accadendo». Sulla Palestina manco mezza parola.
Un’altra grana ha riguardato la 40enne attrice israeliana. In un’intervista, aveva maldestramente attribuito il flop del suo film Biancaneve (lei è Grimilde) di Marc Webb alle pressioni anti israeliane che circondavano l’industria del cinema al momento dell’uscita, anche se a Hollywood molti dei produttori più potenti sono di origine ebrea. Gal Gadot se l’è andata a cercare; infatti, sepolta dalle critiche, ha dovuto ritrattare le sue dichiarazioni.
Quanto al divo scozzese Gerald Butler di 55 anni, cresciuto in una famiglia cattolica di origine irlandese, spesso nei panni di uomini coraggiosi ed eroi, è stato uno degli artefici di una raccolta fondi a favore dell’Idf, l’esercito di Netanyahu che sta occupando la striscia di Gaza; la cena di gala a Los Angeles, insieme con Arnold Schwarzenegger ha fruttato 60 milioni di dollari. «Ho visitato innumerevoli volte Israele — ha detto —, amo quel Paese e non sono preoccupato da ogni forma di criticismo su un punto di vista, positivo o negativo che sia». Nel 2018 partecipò a una prima raccolta di denaro insieme con Gene Simmons, il bassista e cantante israeliano dei Kiss.
Inevitabile che l’incontro sul film dantesco di Schnabel, girato in gran parte in Italia e che ruota attorno al manoscritto originale della Divina Commedia alternando due archi narrativi (il Medioevo e la New York di oggi), sarà inghiottito dal boicottaggio e dalle polemiche.
Quel che è certo è che i due, Gadot e Butler, non dovranno togliersi l’elmetto perché non saranno a Venezia, visto che la loro presenza non era stata confermata prima dell’appello ProPal.
26 agosto 2025
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