di
Sara D’Ascenzo
Il documentarista veneziano e il suo progetto Laguna Film Lab: le opere approdano al Festival. In 25 giorni vengono realizzati cinque cortometraggi che raccontano Chioggia
C’è la laguna più conosciuta e celebrata, che bagna e asciuga l’eterna Venezia. E c’è la laguna più appartata, a Sud, dove l’acqua si ritira tra le voci dei pescatori, un universo di soprannomi che si attaccano come mitili sugli scogli ai nomi: Pecchie, Mela, Sale. Lì, tra le calli e i campi di Chioggia, ogni anno cinque giovani registi provenienti da tutto il mondo hanno l’occasione lunga venticinque giorni di raccontare la città con un cortometraggio che in meno di un mese viene pensato, scritto, girato e perfino proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia. Nella cronica mancanza di opportunità per i giovani, «Laguna Film Lab» è una zattera che si fa barca a vela, un laboratorio di cinema del reale curato da ZaLab – società di produzione e distribuzione di cinema indipendente – in collaborazione con Giornate degli Autori, sostenuto dai fondi dell’Otto per Mille dell’Istituto Italiano Buddista “Soka Gakkai”, con Fondazione Clodiense, ProLoco Chioggia Sottomarina, Regione Veneto e Comune di Chioggia.
Un progetto di cinema nato da un film, «Io sono Li» del regista veneziano Andrea Segre. Lo spunto del film affondava nel reale: nel piccolo paese che sorge sull’acqua, un po’ improvvisamente, in una storica osteria al posto della barista di sempre compariva una barista cinese, Li. Il film raccontava questo passaggio sociale – l’emigrazione cinese in Veneto – con la leva della storia d’amore tra la donna e un pescatore del posto. «Dopo quel film – racconta Andrea Segre, che a Chioggia è cresciuto – mi hanno chiesto di rimanere vicino alla città con un progetto di cinema. Mi è venuto naturale pensare a qualcosa che legasse il cinema e la società. Invece di fare “solo” un festival di cinema d’autore, che comunque negli ultimi undici anni ha portato in città tante voci del cinema contemporaneo e tanto pubblico, sin dall’inizio abbiamo proposto un’occasione laboratoriale per raccontare Chioggia e da qui la laguna meno conosciuta, quella a Sud, il rapporto tra l’uomo e l’acqua”».
Da subito la modalità è stata chiara: «Selezionare – racconta Andrea Segre – un gruppo di giovani registi in formazione che avessero un tempo d’incontro con la città e cercassero di conoscere le storie del luogo per raccontarle in un periodo intensivo». Quest’anno la residenza è cominciata il 23 luglio con i sopralluoghi e il 30 agosto alle 20 i cortometraggi dei giovani registi saranno proiettati in Sala Laguna al Lido durante le Giornate degli Autori, costola indipendente della Mostra del Cinema di Venezia, mentre il primo settembre saranno proiettati all’Auditorium San Nicolò di Chioggia, dove uno vincerà il premio Laguna Sud.
I protagonisti di quest’anno sono Liliya Timirzyanova, trent’anni, fuggita dalla Russia allo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina; Jacopo De Falco, 33 anni, una laurea alla Sorbona e un Master in Cinema documentario a Marsiglia; Francesco Rubattu, trentenne, laureato all’Accademia delle Belle Arti di Bologna; Ludovico Polignano, 28 anni, una laurea all’Istituto Europeo di Design e un corso di sceneggiatura all’Accademia Nazionale d’arte Drammatica “Silvio d’Amico”. E infine Sébastien Willem, 25 anni, nato a Liegi ma ora cittadino di un piccolo paese in Portogallo. «Li “buttiamo” in città – racconta Segre – lasciandoli liberi, ma supportati da una rete: tre ragazzi chioggiotti (Martino Aprile, Giulia Zennaro ed Enrico Arrighi) che danno loro consigli su dove andare “a perdersi” e quattro tutor (Alessandro Cassigoli, Firouzeh Khosrovani, Matteo Calore e Chiara Russo) professionisti del mondo del cinema. Trovano sempre qualcuno disposto a raccontare loro qualcosa: Chioggia è una città molto accogliente, penso sarebbe difficile concepire una residenza del genere in un’altra città. Ogni anno diamo loro un tema, l’indicazione di una parola collegata a un elemento della cultura popolare. Quest’anno è “fatalità”, che in dialetto suona come fataità, ed è un termine che ha a che fare con qualcosa che il destino ti ha messo davanti, ma allo stesso tempo sapevi che ti sarebbe successo. Dopo questa esperienza alcuni sono cresciuti e hanno girato i loro film. In ogni caso è un passaggio molto importante per loro, un’esperienza intensiva forte, una sfida professionale autentica».
Il laboratorio è un po’ lo specchio dell’idea di cinema di Segre, partito nell’esplorare la visione da due vene pulsanti: le migrazioni verso l’Europa e il territorio sociale e geografico del Veneto, e allargatosi poi negli anni alle politiche migratorie e di residenza, sempre alternando il cinema del reale a quello di finzione. «A chi mi chiede se ho fatto il Centro Sperimentale di Cinematografia – dice Segre – rispondo che ho fatto il Centro giovanile a Valona, in Albania, da dove partivano i barconi per raggiungere l’Italia. Quello che mi muoveva e mi faceva viaggiare era l’idea di tenere insieme la ricerca sociologica ed etnografica con la militanza culturale. Mi piaceva fare progetti di scambio con Paesi che venivano esclusi dal viaggio, era un modo per conoscere e contrastare una certa idea di mondo. Lì ho iniziato a portare con me la telecamera per raccontare. È così che sono arrivato al mestiere che faccio oggi». Ed è ciò che insegna ai registi che verranno.
25 agosto 2025 ( modifica il 26 agosto 2025 | 12:06)
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