di
Cesare Zapperi
L’intervento a tutto campo della premier: «Basta morti a Gaza». E attacca sulla politica interna: «Stop alle toghe politicizzate»
DAL NOSTRO INVIATO
RIMINI – Si sapeva che l’accoglienza sarebbe stata affettuosa. Ma al suo debutto al Meeting come premier Giorgia Meloni ha trovato una corresponsione di consensi così intensa da avere pochi precedenti, almeno nell’ultimo decennio che pure ha visto la kermesse ciellina ospitare due presidenti della Repubblica (Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella) e un presidente del Consiglio (Mario Draghi) molto amati. Dalla rivendicazione di un ritrovato ruolo di rilievo nello scenario internazionale alla conferma del sostegno all’Ucraina, dalla condanna di Israele per la reazione «oltre la proporzionalità» a Gaza alla condivisione con il suo predecessore sul rischio di irrilevanza dell’Europa, dalla promessa di portare a casa le riforme (con particolare attenzione a quella della giustizia) all’annuncio di un piano casa per le giovani coppie, con incursioni su diversi temi cari all’uditorio, Meloni in un discorso di poco meno di un’ora ha tracciato insieme un bilancio dei primi tre anni di governo e la rotta per il futuro.
Il viatico del Meeting
Fin dal suo arrivo alla Fiera la premier riceve applausi scroscianti e incitamenti. A rendere ancora più calda l’accoglienza è l’introduzione di Bernhard Scholz, presidente del Meeting: «Anche chi non condivide il suo orientamento politico deve riconoscere che sta rappresentando il suo governo anche a livello europeo e internazionale con grande senso di responsabilità, coraggio, sincerità e affidabilità». Con un simile viatico, la premier sale sul palco commossa e ricambia confessando di aver «sempre guardato al Meeting con ammirazione perché è la piazza del dialogo per eccellenza». Poi l’intervento entra nel vivo con una prima rivendicazione, quella di aver fatto in modo che l’Italia si riappropriasse «del posto che le spetta nel mondo, forte, fiera, schietta, leale, in una parola autorevole».
La crisi dell’Europa
Altra è la condizione in cui versa l’Europa. E qui Meloni si trova d’accordo con l’analisi che Draghi ha fatto proprio a Rimini: «L’Europa sembra sempre più condannata all’irrilevanza geopolitica, incapace di rispondere efficacemente alle sfide di competitività poste dalla Cina e dagli Stati Uniti». Ma poi si toglie un sassolino dalle scarpe: «Sono passata dall’essere impresentabile per aver collocato il mio partito all’opposizione del governo Draghi a essere definita una draghiana di ferro…». Sull’Ucraina Meloni osserva che «la chiave di volta per ogni percorso di pace» è «l’attivazione di robuste garanzie di sicurezza per l’Ucraina, capaci di prevenire nuove guerre, nuove aggressioni». Questo si realizza attraverso la copertura dell’articolo 5 della Nato, come proposto dall’Italia. Sul conflitto in Medio Oriente le parole sono più forti. Meloni ricorda il sostegno a Israele dopo il 7 ottobre e alla sua autodifesa. Ma «non possiamo tacere ora di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità, mietendo troppe vittime innocenti, arrivando a coinvolgere anche le comunità cristiane». E mentre chiede ai Paesi arabi di fare pressione su Hamas perché liberi gli ostaggi, condanna la strage di giornalisti a opera dell’esercito israeliano: «È inaccettabile l’attacco alla libertà di stampa e a tutti coloro che con coraggio rischiano la vita per raccontare il dramma della guerra». Chiude su questo tema con una stoccata alle opposizioni: «C’è chi scrive mozioni e urla slogan e c’è chi salva i bambini e sono fiera di fare parte dei secondi».
I temi cari ai cattolici
La presidente parla a braccia, modula il tono a seconda degli argomenti e scandisce le parole quando sa di toccare temi sensibili alla platea. Come sull’immigrazione, dove la politica del governo avrebbe contribuito ad «abbattere drasticamente gli ingressi irregolari, ma soprattutto ridurre il numero dei morti e dei dispersi in mare». A chi la pensa diversamente manda un messaggio netto: «Ogni tentativo che verrà fatto di impedirci di governare questo fenomeno con serietà e determinazione sarà rispedito al mittente. Non c’è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di far rispettare la legge». L’auditorium della Fiera si scalda. Meloni contribuisce ad aumentare la temperatura con altri temi sensibili per il mondo cattolico. «La droga fa schifo» dice alzando la voce e annunciando la visita, che farà subito dopo, alla comunità di San Patrignano. Quindi garantisce impegno per «un’effettiva parità scolastica». E poi c’è il calo demografico da combattere. Ma per Meloni non assecondando quelle che considera derive: «Non c’è nulla di moderno nell’affittare l’utero di una donna povera, nel privare per legge un bambino della figura del padre o della madre, nel far passare che la genitorialità è nemica dell’affermazione personale o addirittura che i figli non vanno messi al mondo perché inquinano». Al contrario, e qui scatta l’unica citazione per Matteo Salvini (mentre nessun riferimento viene riservato alla querelle con la Francia), serve un grande piano casa con affitti agevolati per le giovani coppie. «Annuncio che una delle priorità sulle quali intendiamo lavorare insieme al ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, che ringrazio, è un grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie, perché senza una casa è molto più difficile costruire una famiglia».
Premierato e giustizia
Scrosciano gli applausi, tra una citazione di don Giussani e un’altra di Piergiorgio Frassati, molto ben accette al pubblico. Gli ultimi passaggi sono dedicati alle riforme. La premier conferma l’intenzione di far approvare la riforma del Premierato e di portare a compimento quella dell’Autonomia. Ma è sulla giustizia che affonda i colpi: «Andremo avanti nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che antepongono le correnti alla volontà popolare (…) per rendere la giustizia più efficiente per i cittadini e meno condizionata dalla mala pianta delle correnti politiche e ideologiche, per liberarla dalla politica». Quanto all’economia, censurati «i sussidi come il reddito di cittadinanza che deresponsabilizzano la società e atrofizzano le persone», «vogliamo concentrare la nostra attenzione sul ceto medio, così da rendere il sistema più equo, più incentivante per chi produce reddito, contribuisce allo sviluppo della nazione». Per le imprese l’impegno è a ridurre i costi dell’energia, che incidono sulla competitività. Meloni chiude con un appello al popolo ciellino: «Non sono qui a cercare consenso, sono qui a chiedervi una mano, perché senza luoghi di società viva la politica non ce la può fare». E scatta l’ultima standing ovation.
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27 agosto 2025 ( modifica il 27 agosto 2025 | 22:13)
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