di
Silvia Turin
Uno studio condotto presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze indaga sulle cause di una recrudescenza della malattia infettiva in una Regione dove i tassi di vaccinazione sono sopra il 97%. Ecco cosa non ha funzionato
Uno studio pubblicato su Eurosurveillance e condotto presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, in Italia, ha rilevato un forte aumento dei ricoveri per pertosse tra bambini e adolescenti (età pari o inferiore a 16 anni) nel 2024.
I casi hanno riguardato soprattutto adolescenti e nonostante la Toscana abbia uno dei tassi di vaccinazione contro la pertosse più alti d’Italia.
Ecco l’analisi delle cause di questa crescita come emergono dai risultati della ricerca.
Lo studio
Come anticipato, la ricerca ha mappato un forte aumento dei casi di ricovero per pertosse nel 2024 in Toscana dopo diversi anni di bassa incidenza (dal 2016 al 2023): oltre la metà si è verificata in adolescenti (tra 10 e 16 anni), mentre i neonati rappresentavano solo il 7%, dato in controtendenza rispetto alle epidemie precedenti, in cui i neonati rappresentavano la maggior parte dei ricoveri ospedalieri.
Sono stati 259 bambini e adolescenti ricoverati in ospedale tra gennaio e dicembre 2024: un aumento di nove volte tanto rispetto ai dati del periodo 2016-2019.
Vaccinazioni… ma in ritardo
La Toscana ha uno dei tassi di vaccinazione contro la pertosse più alti d’Italia, con il 97,7% dei bambini di due anni e il 75,8% dei sedicenni completamente vaccinati.
Tuttavia, lo studio ha evidenziato che molti pazienti avevano ricevuto le dosi più tardi rispetto ai periodi raccomandati nel calendario vaccinale.
Per ciascun paziente è stato calcolato, infatti, l’intervallo di tempo tra il primo giorno idoneo per la somministrazione del vaccino (quando il vaccino avrebbe potuto essere somministrato ma non lo è stato) e l’insorgenza della malattia. Da questo, è stato calcolato il ritardo in base al numero di giorni tra la data di idoneità alla vaccinazione e l’insorgenza della malattia.
Tra i neonati idonei alla vaccinazione, i ritardi sono stati in media di oltre un mese per le prime tre dosi.
Per gli adolescenti, il divario tra l’idoneità al richiamo (raccomandato a partire dai 12 anni) e l’insorgenza della malattia ha spesso superato un anno.
Le cause della recrudescenza dei casi di pertosse in Toscana, quindi, sembrano essere legate alla tempistica vaccinale, un aspetto spesso trascurato nelle campagne informative.
«Il rispetto formale del programma vaccinale non è sufficiente – hanno osservato gli autori dello studio -: una somministrazione dei richiami tempestiva avrebbe potuto evitare molti ricoveri ospedalieri».
Il commento
Gli autori concludono che per prevenire future epidemie si dovrebbe attuare una combinazione di misure quali «la rigorosa aderenza al programma di immunizzazione, la priorità alla somministrazione dei vaccini il prima possibile e la valutazione dell’anticipo della dose di richiamo per gli adolescenti».
Tra l’altro un’altra opportunità mancata di protezione evidenziata dallo studio riguardava le donne gravide: 77 piccoli pazienti ricoverati avevano meno di 1 anno e 20 meno di 2 mesi, troppo piccoli per essere completamente vaccinati, ma nessuna delle madri aveva ricevuto il vaccino che è pure raccomandato durante la gravidanza e disponibile gratuitamente in tutta Italia.
Vaccinazione in Italia
In Italia la vaccinazione contro la pertosse è obbligatoria per tutti i bambini a partire dal compimento dell’ottava settimana di vita.
Nel primo anno viene somministrato un ciclo di tre dosi contenuto nel vaccino esavalente.
A 5-6 anni è prevista una dose di richiamo contenuta nel vaccino quadrivalente.
Un’ulteriore dose viene somministrata tra gli 11 e i 18 anni insieme al vaccino contro la difterite e il tetano (una finestra di tempo che questo studio suggerisce potrebbe essere troppo ampia).
Ulteriori richiami andrebbero somministrati una volta ogni 10 anni durante l’età adulta.
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28 agosto 2025
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