di
Valerio Cappelli

Il regista: «Mi ha chiamato la figlia di Ettore Scola chiedendomi di firmare un appello contro quello che sta accadendo a Gaza, che va condannato in tutti i modi: ma solo dopo i promotori hanno aggiunto quei due nomi. Gli attori non devono diventare il tribunale dell’Inquisizione. Io sull’esclusione degli artisti non ci sto, non è gente che tira bombe»

DAL NOSTRO INVIATO
VENEZIA – «Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo», dice Carlo Verdone. In effetti, il suo nome, tra la lista dei 1500 attori e registi italiani, molti apertamente di sinistra, che vogliono boicottare i due colleghi vicini a Israele, Gerald Butler e Gal Gadot, escludendoli dalla Mostra, strideva un po’. I due sono nel cast del film dantesco di Julian Schnabel. Il bello è che la loro presenza non era nemmeno prevista. Lì hanno egualmente buttati giù dalla torre. Il punto della questione però oggi è un altro.

Verdone, è stato raggirato?
«Mi ha chiamato Silvia Scola, la figlia di Ettore Scola, chiedendomi se volevo firmare un appello contro quello che sta accadendo a Gaza, che va condannato in tutti i modi, nell’ambito della Mostra, manifestando a una platea ampia la sensibilità del cinema, che non è chiuso nell’indifferenza. E ho firmato. In un secondo momento i promotori pro Palestina hanno aggiunto i nomi di quei due attori».



















































Un atto illiberale?
«Non sono d’accordo nell’escludere gli artisti. Anche all’inizio della guerra in Ucraina ricordo il boicottaggio verso i tennisti russi. Ma cosa c’entravano loro? Sono sportivi, non militari né politici, giocano a tennis».

Anche il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco si era stupito di averla trovata tra i firmatari.
«Gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione. Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare. Poi certo non si possono chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo a Gaza. So che Toni Servillo, anche lui tra i firmatari, si è ravveduto, e sul Corriere è perplesso, coi sui toni pacati e riflessivi, anche Roberto Andò, che non aveva firmato».

Gli odiatori dei social diranno che ha firmato a sua insaputa?
«Non si tratta di fare un passo indietro per paura, ma di ristabilire la verità. Io sull’esclusione non ci sto. Meglio un confronto tra di noi».

Il cinema ha l’appello facile?
«Forse da parte mia c’è stato un attimo di superficialità, sai come vanno queste cose, ti dicono ha già firmato questo e quello, ma, ripeto, Gadot e Butler non c’erano sotto quello che ho sottoscritto. Quei due non sono gente che tira le bombe, sono attori come me. Gadot è israeliana, ha prestato il servizio militare, lo fanno tutti lì».

Tra l’altro nella raccolta fondi del 2017 pro esercito israeliano contestata a Butler c’era anche De Niro.
«Che è dichiaratamente progressista. Bisogna stare attenti, essere sensibili certo, ma noi artisti in queste vicende saremo sempre una goccia nell’Oceano. Quando leggo che gli israeliani hanno buttato una bomba in un ospedale sgarrupato di Gaza uccidendo tutti, feriti e medici, stiamo andando oltre, e mi indigno».

Fanno presto poi gli estremisti in malafede a far passare la gente per antisemita?
«Io dieci anni fa ho partecipato con Sami Modiano, il superstite dell’Olocausto, all’incontro con 1200 studenti in vista del loro viaggio ad Auschwitz. Mi avevano invitato perché avevano letto di una mia precedente visita al lager nazista».

Lei antisemita sarebbe stata una calunnia.
«Ma scherziamo? Il 60 per cento degli amici che frequentavano il salotto di mio padre Mario, storico del cinema, erano ebrei, Leonard Bernstein, il violinista Yehudi Menhuin. Il suo più caro amico era Piero Sadun, il pittore astrattista che durante il fascismo dovette cambiare il cognome in Duna».

Domani il movimento Venice4Palestine farà una manifestazione davanti al Palazzo del cinema.
«La facessero, per carità, non contesto nulla. La cultura non dev’essere un’arma, escludere non è cultura. Ha ragione Buttafuoco, non si può caricare sulle spalle di due attori la disumanità di una guerra infinita, che va fermata».

29 agosto 2025